Giustizia, un confronto fazioso aumenta il rischio di urne vuote
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Giustizia, un confronto fazioso aumenta il rischio di urne vuote
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Caro direttore,
come cittadino le pongo due domande. La prima: perché secondo lei ogni volta che un Governo intende fare una riforma costituzionale a cui poi segue un referendum, quest’ultimo si trasforma con il suo esito in una verifica politica del governo medesimo? Renzi, se lo ricorderà bene, si dimise dopo il fallimento del referendum. La seconda: il grave problema che affligge la nostra democrazia è anche il forte allontanamento dei cittadini alla chiamata alle urne. Detta in due parole, l’astensionismo è un problema, perché chi non si reca a votare è sempre più lontano dall’interesse della politica e di ciò che accade in Italia. Ci sarà qualcuno che vorrà seriamente affrontare il problema dell’astensionismo riportando gli Italiani a votare? Temo che faccia comodo a taluni governi un alto tasso di astensionismo.Luca Barretta
Caro Barretta,
Credo che in qualche modo le due questioni siano strettamente collegate. Ormai ogni riforma, ogni cambiamento non vengono mai vissuti per i contenuti che propongono: tutto diventa immediatamente un regolamento di conti tra maggioranza e opposizione (e qualche volta anche all’interno degli stessi schieramenti). L’interrogativo più serio resta sempre sullo sfondo: questa volta, se le modifiche approvate in Parlamento migliorano o no il funzionamento della macchina giudiziaria e, ancora più importante, la vita dei cittadini. Le questioni di merito sono sommerse quotidianamente dalla rissa politica e dalla voglia di dare una spallata al governo di turno o assestare un colpo all’opposizione. Sentiamo parlare molto di deriva autoritaria, di controllo dei magistrati da parte del governo oppure di casta dei Pm da rimettere in riga. Molto poco invece se la separazione delle carriere, il sorteggio per la scelta dei membri del Csm o l’Autorità indipendente di disciplina assicurino una giustizia più imparziale o il contrario. Ho un’idea un po’ antica dei giudici: non mi piacciono i protagonismi e le sparate. Quando un magistrato conduce un’inchiesta o quando entra in un’aula di tribunale dovrebbe ispirare sempre la massima fiducia, l’imputato dovrebbe percepire immediatamente che la sua stella polare è soltanto l’applicazione della legge. Se però quello che conta è solo la battaglia politica; se le proposte prescindono dalla mia vita e dai miei interessi; se non servono a risolvere i tantissimi problemi che affliggono la società italiana, allora non partecipare, fuggire dal voto, può diventare una conseguenza naturale. L’astensione è la reazione più naturale a una politica così distante.
16 febbraio 2026
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