Se Mattarella omaggia Grazia Deledda
Il presidente ha descritto la capacità della scrittrice premio Nobel nel 1926 «di parlare al mondo e di trarre valori universali dalla sua piena immersione nella realtà della Sardegna e dal suo essere donna, in un tempo in cui era difficile vincere i pregiudizi e infrangere una condizione di marginalità».
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Se Mattarella omaggia Grazia Deledda
Elvira Serra | 15 febbraio 2026Il presidente ha descritto la capacità della scrittrice premio Nobel nel 1926 «di parlare al mondo e di trarre valori universali dalla sua piena immersione nella realtà della Sardegna e dal suo essere donna, in un tempo in cui era difficile vincere i pregiudizi e infrangere una condizione di marginalità».
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Oltre all’Inno di Mameli, colonna sonora di queste Olimpiadi invernali, c’è solo una canzone che mi ha commossa così tanto da farmi pensare che forse sto davvero invecchiando. È Non potho reposare, che molti di voi conosceranno nella struggente versione di Andrea Parodi dei Tazenda, e che sabato mattina è stata eseguita dagli studenti del liceo musicale Sebastiano Satta di Nuoro al Teatro Eliseo cittadino, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Già avere un capo dello Stato come lui dovrebbe farci inumidire gli occhi ogni giorno, anche solo per l’umiltà, lo slancio e la generosità con i quali nelle ultime settimane ha incontrato atleti, cantanti e i giovani sopravvissuti alla strage di Crans Montana. A Nuoro era stato invitato dal sindaco Emiliano Fenu (seduto accanto alla governatrice Alessandra Todde) per aprire l’«Anno Deleddiano», con cui si celebra il centenario del conferimento del Nobel per la letteratura alla «nostra» concittadina Grazia Deledda, l’unica donna italiana ad averlo vinto.
Mattarella, nel suo intervento sui due principali quotidiani regionali, l’ha descritta «capace di parlare al mondo e di trarre valori universali dalla sua piena immersione nella realtà della Sardegna e dal suo essere donna, in un tempo in cui era difficile vincere i pregiudizi e infrangere una condizione di marginalità». Sabato, nel salutare l’Atene sarda, quella culla di talenti artistici e letterari che è stata il capoluogo barbaricino nel secolo scorso, ha ricordato ai ragazzi che «la cultura ci salva in questa stagione complicata», esprimendo all’autrice sarda la sua riconoscenza di lettore.
Qui aggiungiamo la nostra, di donne che vivono nel 2026. Se in questi giorni Federica Brignone ci ha insegnato che non è mai finita finché non smettiamo di crederci, se Francesca Lollobrigida ci ha dimostrato che si può essere mamme e campionesse olimpiche senza che una parte sacrifichi l’altra (e con l’aiuto di un marito e di una federazione intelligenti), Grazia Deledda un secolo fa ci ha provato che nessuno può spegnere il nostro fuoco. Con un ingrediente segreto, evidenziato da Mattarella sulle colonne dell’Unione Sarda e della Nuova Sardegna: «Le radici, oltre che linfa vitale, sono capaci di generare cultura. E, a ben considerarle, spingono ad avanzare, a progredire. Non sono un freno».
15 febbraio 2026
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