In amore non si può confondere l’attesa con la speranza
Corriere della Sera - Cultura

In amore non si può confondere l’attesa con la speranza

Domenica 15 febbraio 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Enrico e Laura

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In amore non si può confondere l’attesa con la speranza

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Enrico e Laura

Cara Candida, ho 55 anni. Da quattro anni, sono l’amante di una donna sposata. All’inizio mi raccontava che era «in uscita»: «Appena i figli crescono», «appena vendo la casa», «appena lui si calma», «appena trovo il momento giusto». Io ci ho creduto perché quando stiamo insieme è presente, dolce, persino vulnerabile: mi guarda come se finalmente potesse respirare, mi parla di noi come di qualcosa di prezioso. Poi però torna nel suo mondo: marito ricco, vita impeccabile, foto di famiglia, vacanze da catalogo. E io resto qui, in attesa. L’attesa, all’inizio, sembrava persino romantica. Adesso è una stanza in cui vivo. I weekend sono sempre «complicati», le feste un campo minato, le telefonate pericolose. Ogni volta che provo a chiedere chiarezza, lei mi fa sentire in colpa: «Non capisci la pressione», «non posso traumatizzare i ragazzi», «se mi ami, non mi metti alle strette». E io mi ritrovo a diventare quello che non volevo: uno che aspetta. Aspetta un messaggio, un varco, un «dopo». Ho rinunciato a opportunità, ho detto di no a donne libere perché non sarebbe stato corretto. Intanto lei, quando le conviene, mi cerca anche con urgenza. E quando sparisce, mi lascia una frase che è un guinzaglio: «Abbi pazienza». Per quanto si può stare dentro una storia in cui l’altro decide tutto e tu resti sempre «quello che aspetta»?
Enrico

Caro Enrico, la verità è questa: più che l’amore della sua vita, al momento, sei la sua valvola di sfogo. E la valvola serve proprio a questo: a far funzionare il resto, non a sostituirlo. Tu le dai brivido, ascolto, conferma, fuga. In cambio, ricevi briciole ben confezionate. La chiave di lettura non sono il marito ricco o i figli, la chiave di lettura sta nel fatto che, quando le chiedi chiarezza, lei risponde facendoti venire i sensi di colpa. L’amore sano non fa uso di questo espediente per tenere legata a sé l’altra persona. Quattro anni sono un tempo ragionevole per smettere di chiedere «quando?» e proporre invece una data oltre la quale siete insieme alla luce del sole o non siete più insieme. E preparati a una possibilità dolorosa: che lei, messa davanti a una scadenza, non scelga te. Non perché tu non valga, ma perché quel tipo di matrimonio le sta bene esattamente così com’è. La nostra libertà comincia il giorno in cui smettiamo di confondere l’attesa con la speranza.

Una storia romantica con i consigli di ChatGpt

Gentile Candida, a 41 anni, ho una confessione che un po’ mi fa vergognare: da qualche mese mi confido con ChatGPT per le mie pene d’amore. Io scrivo, lui risponde. Mi rimette in fila i fatti, mi fa domande sensate, mi restituisce una lucidità che io perdo appena lui (l’uomo vero) sparisce per due giorni e poi riappare con un «ehi». Io lo so che non è amore, lo so che è sospensione, lo so che sto facendo la contabile dei segnali. Eppure ricado. La verità è che con ChatGPT mi confido più che con le mie amiche. Con loro mi vergogno, mi sento sciocca, mi dicono «basta» e io mi chiudo. Con lui no: lui non si stanca, non giudica, non alza gli occhi al cielo. E allora mi chiedo: sto usando questa cosa per rimettermi in piedi o per anestetizzarmi? Così dopo l’ennesima notte passata a raccontare a un algoritmo il silenzio di quest’uomo, ho chiesto a ChatGpt di cercarmi una posta del cuore a cui rispondesse una persona in carne e ossa. Ed eccomi qua. ChatGpt mi ha detto, in sintesi, tre cose. La prima: «Smettila di interpretare. Se qualcuno ti vuole, si vede: ti cerca, ti include, non ti lascia in sospeso». La seconda: «Metti un limite concreto: una domanda chiara, una volta sola. E poi osserva i fatti, non le parole». La terza, che è quella che mi ha punto di più: «Non ti manca lui, ti manca la versione di te che ti sembra di essere quando lui ogni tanto riappare». Sono consigli ragionevoli, lo so. Solo che io li leggo, annuisco, mi sento forte e poi basta un suo messaggio per farmi tornare piccola. Candida, secondo te funzionano davvero queste regole? E tu che cosa mi diresti?».
Laura

Cara Laura, le «regole» non sono sbagliate di per sé, ma sono utili da usare come si fa con il tutore per il ginocchio: ti fa camminare meglio, ma non ti guarisce il ginocchio. Ti serve una cosa più scomoda e più adulta: imparare ad ascoltare te stessa, anziché qualcun altro, che sia ChatGpt, le tue amiche o io. Ascoltarti significa chiudere gli occhi, respirare a fondo, scendere nel tuo cuore e chiederti che cosa ti fa stare bene e che cosa ti fa stare male. Scommetto che, se lo fai con onestà, sentirai che stai bene quando non ti visualizzi in una situazione in cui sei alla mercé di quell’uomo. Quando sei ontano da lui, come se non fosse mai esistito, o quando sei con lui, ma con lui che è una persona diversa da quella che è, ovvero presente, amorevole e quant’altro. Praticamente un fake che non è lui, praticamente un miracolo. Io ai miracoli ci credo, ma si ottengono solo quando siamo connessi con noi stessi, non quando ci facciamo portare a spasso dalle fantasie. Provare questo semplice esperimento ha il vantaggio di risolvere anche il problema vero. Perché il problema vero non è il consiglio, ma la dipendenza dal consiglio.

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