Arrampicata in Trentino, i luoghi meno frequentati perfetti per le scalate: «Non c'è solo la Val Daone»
Una guida di Cristian Dorigatti e Morris Fontanari dal titolo «Trentino boulder» prova ad accendere la luce su luoghi meno noti di altri, ma ottimi per praticare sport e godere della natura
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Arrampicata in Trentino, i luoghi meno frequentati perfetti per le scalate: «Non c'è solo la Val Daone»
di Guido SassiUna guida di Cristian Dorigatti e Morris Fontanari dal titolo «Trentino boulder» prova ad accendere la luce su luoghi meno noti di altri, ma ottimi per praticare sport e godere della natura
Overtourism è un termine abusato quasi quanto la pratica stessa di affollare le mete più ambite del nostro territorio, che sia per lo svolgimento di attività o semplicemente — tendenza sempre in aumento — per scattare qualche selfie. Anche l’arrampicata è stata investita da flussi di frequentazione sempre più peculiari, dove poche mete vengono elette a destinazione favorita o esclusiva, a scapito di altre, non meno meritevoli ma trascurate.
Arco, Sella e Val Daone
Il discorso vale anche in Trentino per località come Arco, per l’arrampicata sportiva, o il Sella, per le vie lunghe. Si tratta di due esempi tra i più noti, ma — seppure in misura minore — il fenomeno non risparmia nemmeno il boulder, con la Val Daone spot ampiamente riconosciuto a livello nazionale, così come oltre confine.
La guida «Trentino boulder»
In questo panorama, fa piacere che sia uscita qualche anno fa una guida dal titolo Trentino boulder – dalla Valle del Sarca alle Dolomiti, che ha il pregio di accendere la luce su luoghi meno noti di altri, ma decisamente validi per praticare sport e godere della natura. Cristian Dorigatti, che ha redatto il volume con Morris Fontanari, a distanza di qualche anno dall’uscita ci parla di come stia cambiando la frequentazione delle aree blocchi in Trentino. «La guida è del 2022, ma erano già tre o quattro anni che facevamo blocchi in giro. Ci siamo accorti che il territorio regala molta varietà in un’area tutto sommato contenuta. In Trentino puoi fare boulder su granito, porfido, calcare o arenaria, con uno spostamento in macchina di massimo un’ora. Ma non c’era niente che tenesse insieme il tutto, a livello di pubblicazioni».
I luoghi meno conosciuti
Ancora oggi la Val Daone è giustamente considerata uno dei luoghi più belli per praticare sassismo sul nostro territorio, ma nel frattempo tante altre aree sono state valorizzate. «C’è molto di più della Val Daone e direi che gli scalatori in questi anni se ne sono accorti. Prendiamo i Lavini di Marco, vicino a Rovereto. È un’area molto bella, comoda come accesso, rispetto al passato si vedono molte persone che vengono anche “da fuori”: veronese, vicentino, Lombardia. E si vedono anche le famiglie. C’è anche chi è critico per questo aumento di frequentazione, ma io invece la vedo positivamente. Tra le aree che ritengo più interessanti c’è la Val di Genova, dove si scala su granito come in Val Daone, ma in un ambiente meno inflazionato, molto bello. Certo che bisogna prestare attenzione a come ci si muove».
Arrampicare spesso porta lo scalatore a frequentare aree sotto tutela. Il che richiede un approccio consapevole al patrimonio naturale. «Bisogna fare più attenzione, soprattutto dove siamo in aree ancora non sviluppate. Io cerco sempre di spiegare, ai ragazzi che alleno, di tenere pulito. Anche solo la magnesite o un mozzicone di sigaretta dimenticati vanno evitati. Perché se aumentano i frequentatori, la somma dei piccoli gesti può diventare un problema. Anche se tante volte mi rendo conto che è semplice distrazione. Anche il campeggio libero, tenda o furgone che sia, non va demonizzato, ma praticato con giudizio. È bello dormire in un posto e il giorno dopo andare a scalare. Ma se siamo in tanti, il rischio è che quell’area diventi un mercato. Quando la frequentazione inizia a essere importante, credo che a quel punto sia meglio ragionare su aree dedicate».
Le particolarità da rocciatori
Il Trentino offre una varietà incredibile di roccia, un vero viaggio di conoscenza all’interno del territorio. Con peculiarità difficili da trovare altrove. «Penso alla Val di Cembra, dove si scala su un porfido davvero particolare, che abbiamo solo qua. Marrone, poco cristallino. E poi la Val di Pejo: lì si arrampica su gneiss, il posto è bellissimo. Dico sempre che secondo me la dimensione perfetta per godere del boulder in Trentino è una vacanza estiva. Si riesce a vedere molto e a scalare bene». Il boulder ha portato Cristian, che oggi si dedica prevalentemente alla corda- anche a chiodare incidentalmente uno dei tiri più di tendenza del momento: Excalibur 9b+, a Drena. La via, liberata da Stefano Ghisolfi e recentemente ripetuta da Brooke Rabotou e Yannick Flohé, è al centro dell’attenzione dei top climber. Eppure il tutto è nato quasi per caso. «Stavamo pulendo i blocchi nell’area di Drena e abbiamo visto questa linea. Era bella, sicuramente difficile, abbiamo pensato di chiodare un tiro quasi per scherzo. Abbiamo piantato 8 spit, ma lo spirito era quello del boulder, tanto che su Excalibur non c’è nemmeno la catena. Non immaginavo che sarebbe però venuto fuori un tiro per cui si scomoda gente da tutto il mondo. Quando abbiamo chiodato ho provato a salirlo, pensavo fosse 8c, 9a al massimo. Ma non mi alzavo da terra, non avevo calcolato bene l’inclinazione. Così ho chiamato Stefano (Ghisolfi, ndr) e ci ha pensato lui...».
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