Viva i Giochi, ma a Milano proprio non si sentono
Corriere della Sera - Cultura

Viva i Giochi, ma a Milano proprio non si sentono

Domenica 15 febbraio 2026
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Navalny avvelenato due volte: prima con il Novitchok, poi con la tossina della rana freccia

Viva i Giochi, ma a Milano proprio non si sentono

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
4 anni fa immaginavo una Milano festosa e accogliente, incuriosita da un periodo così particolare, pronta ad allargarsi, invece è rimasta nel suo grigiore nordico (quello sì) e nel suo mood «per pochi e non per tutti», mentre le persone si chiedono o quando finiranno o cosa saranno mai questi Giochi invernali.Angelo M. D’Addesio

Da milanese sono entusiasta, da cittadina mi sono innervosita. Ho tenuto a casa mia figlia per la scuola chiusa, ho subito le strade bloccate, ecc. L’Olimpiade a che cosa ci è servita?Marta Grassi

Cari lettori,
Sono un grande sostenitore delle Olimpiadi. Il loro impatto non si valuta nell’immediato, ma a lungo termine. Dopo il successo dei Giochi di Londra 2012, la capitale britannica divenne la più visitata del pianeta. Anche l’immagine di Parigi è stata rilanciata dal successo dei Giochi del 2024, iniziati proprio come quelli di Milano Cortina con uno sciocco boicottaggio all’alta velocità, e terminati con il ritorno dei parigini in città: molti Bobo — borghesi bohémien — si erano allontanati disgustati dai Giochi, la capitale è stata invasa dai francesi di provincia che hanno fatto un tifo indiavolato, visto neanche a Pechino, e alla fine molti parigini pentiti sono tornati in tempo per godersi gli ultimi giorni. Sono certo che anche Milano, sia pure con l’impatto più limitato dei Giochi invernali, godrà di un rimbalzo positivo. Tuttavia, detesto la retorica tanto quanto amo le Olimpiadi. Non prendiamoci in giro. Milano non è affatto pervasa dalla febbre olimpica. Smaltiti i fumi dell’inaugurazione, che è stata bellissima ma ovviamente ha causato anche disagi ai cittadini vista la presenza in città dei leader mondiali, i Giochi stanno scorrendo via, confinati dentro i palazzetti, nell’indifferenza generale. Non è facilissimo appassionarsi al curling e allo short track, che pure fanno buoni ascolti televisivi. L’essenza dei Giochi invernali è lo sci, in particolare discesa, gigante e slalom. E lo sci si disputa lontano, a Cortina, a Bormio. Forse è il caso di riflettere sull’opportunità di scegliere una grande città di pianura per ospitare l’Olimpiade invernale. Mi sembra una scelta frutto degli anni del gigantismo: Atene 2004, che contribuì a mandare in rovina i conti della Grecia; Pechino 2008, la celebrazione del regime. Fino ad allora i Giochi invernali si erano fatti appunto in montagna; poi si è scelto di scendere in pianura. La Torino olimpica era davvero pervasa da una febbre: la città era in crisi drammatica, era morto Agnelli, stava morendo la Fiat, i Giochi gli atleti le bandiere rappresentarono un segno di vitalità importante per il morale della città prima ancora che per la sua economia. Milano, onestamente, non ne aveva tutto questo bisogno. Ripeto: benissimo i Giochi, sono senz’altro un segno della buona salute della metropoli, che però in questo momento pensa ad altro: alla sicurezza, ai prezzi mostruosi delle case, alla sporcizia e allo smog nelle strade del centro, alle opportunità per i giovani che guadagnano troppo poco per vivere in una città così cara. Poi certo ci si entusiasma: oggi il gigante femminile sarà interessantissimo. Sulle Tofane, ovviamente, non in piazza Duomo. Solo Buzzati, in una sua bellissima opera, poteva avere la fantasia di trasformare il tempio dei milanesi in una montagna dolomitica.

15 febbraio 2026

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