Da Bach a Cage: dialoghi sul suono e sul silenzio
Corriere della Sera - Cultura

Da Bach a Cage: dialoghi sul suono e sul silenzio

Sabato 14 febbraio 2026
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Intervista alla pianista Costanza Principe che sarà impegnata il 16 febbraio alle ore 20 nel Ridotto del Teatro Grande con un concerto.

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Da Bach a Cage: dialoghi sul suono e sul silenzio

di Fabio Larovere

Intervista alla pianista Costanza Principe che sarà impegnata il 16 febbraio alle ore 20 nel Ridotto del Teatro Grande con un concerto.

Un dialogo a distanza tra Bach e Cage. Originale appuntamento lunedì 16 febbraio alle ore 20 nel Ridotto del Teatro Grande, con Costanza Principe, giovane promessa del pianoforte e già vincitrice di numerosi riconoscimenti internazionali. La serata, dal titolo “Da Bach a Cage: dialoghi sul suono e sul silenzio”, si configura come un “botta e risposta” serrato fra Barocco e Novecento con l’esecuzione alternata di famose composizioni di Bach – come la Toccata in sol maggiore e la Ciaccona BWV 1004 – con alcune Sonate e Interludi di John Cage (info e biglietti teatrogrande.it). “Conosco bene e amo Brescia - dice Principe - città dove ho insegnato per due anni al Conservatorio Marenzio: sono quindi felice di tornarci con questo progetto”.

Ci spiega come ha costruito il programma?

«L’idea è nata in occasione della scorsa edizione del Festival Mito. Si tratta di due compositori apparentemente distanti ma con molti punti di contatto, soprattutto nella costruzione architettonica dei pezzi, anche se in Cage ciò che si coglie per prima è la ricerca timbrica. Apro e chiudo il concerto con due trascrizioni di Bach: la prima di Petri e la seconda di Busoni, due figure molto legate perché uno allievo dell’altro. Per quanto riguarda Cage, non potendo suonare tutto il ciclo delle sonate, ho fatto una selezione pensando a piccole analogie, che possono essere di nota o di area vagamente tonale. L’ultimo blocco è più lungo e meditativo, quasi rituale, per preparare il pubblico alla celebre Ciaccona di Bach / Busoni, una trascrizione dal violino che supera i limiti del piano e diventa quasi organistica».

Come donna e musicista, sente pregiudizi nel suo ambiente?

«Quello della musica è un ambiente gestito sostanzialmente da uomini, come del resto qualsiasi ambito lavorativo oggi in Italia. È un discorso complesso. Quando ci si trova di fronte a donne musiciste, ci sono una serie di pregiudizi cognitivi che distolgono un po’ l’attenzione: entrano in gioco fattori che non vengono presi in considerazione quando protagonisti sono gli uomini e si creano situazioni spiacevoli. Quando suono il Terzo Concerto di Rachmaninov e metà della recensione riguarda acconciatura e tacchi… non è il massimo. Ciò detto, noi donne dovremmo trovare il nostro modo di essere senza scimmiottare uno standard maschile che ci è stato in qualche mondo imposto».

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14 febbraio 2026

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