Giacobazzi difende l'amico Pucci: «Tutti dicono cose pesanti a cena tra amici. Il suo errore è stato nell'uso dei social»
Corriere della Sera - Cultura

Giacobazzi difende l'amico Pucci: «Tutti dicono cose pesanti a cena tra amici. Il suo errore è stato nell'uso dei social»

Sabato 14 febbraio 2026
3 visualizzazioni

L'attore e cabarettista alla Chorus Arena: gli spettatori sul palco a mangiare durante lo spettacolo. «Io a Sanremo? Mai, non mi si addice»

Arezzo, ladro muore dissanguato scavalcando una cancellata. Era stato messo in fuga dai proprietari con uno sparo intimidatorio

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Giacobazzi difende l'amico Pucci: «Tutti dicono cose pesanti a cena tra amici. Il suo errore è stato nell'uso dei social»

di Rosanna Scardi

L'attore e cabarettista alla Chorus Arena: gli spettatori sul palco a mangiare durante lo spettacolo. «Io a Sanremo? Mai, non mi si addice»

L’atmosfera amichevole che si respira a tavola incontra la magia del palcoscenico, martedì sera, alla ChorusLife Arena con «Osteria Giacobazzi». Tavoli imbanditi, vino e vettovaglie saranno serviti durante lo spettacolo a ospiti-avventori che, seduti sul palco, mangeranno e berranno durante lo show. L’oste in questione sarà Giuseppe Giacobazzi, all’anagrafe Andrea Sasdelli, che si presenterà con tanto di grembiule.

L’esordio del suo personaggio è avvenuto a Radio Studio Elle di Lavezzola, in provincia di Ravenna, a metà degli anni Ottranta. Allora Sasdelli aveva scelto di farsi chiamare come un contadino sempliciotto che però vuole fare l’intelligente. Il lancio al grande pubblico è avvenuto sul palco di «Zelig». Ad accompagnarlo sul palco ci sarà la sua spalla, Andrea Vasumi, altro cabarettista che ha partecipato a diverse edizioni del programma comico.

Giacobazzi, nel suo spettacolo si mangia e si ride, contemporaneamente.
«Proprio così. Chi salirà sul palco potrà gustare un piatto di affettati accompagnati da piada e pane e dei salatini conditi, annaffiati da buon vino (o acqua) come in osteria. E non mancherà il dolce. In questo modo buttiamo giù non solo la quarta parete ma anche tutte le altre».

Come saranno scelti gli spettatori-avventori?
«A caso. Non li conosciamo, chiediamo loro soltanto se vogliono salire. Non vogliamo abusare della loro pazienza, né metterli in imbarazzo coinvolgendoli nello show. Non lo vivono come uno spettacolo, ma come una condivisione di racconti, una festa. Ma non saranno gli unici, Chi vorrà, potrà anche essere coinvolto in una specie di “Osteria’s got talent”: daremo loro il microfono per esibirsi, raccontare barzellette oppure solo salutare. In cambio, riceveranno in regalo il nostro cappellino».

Quali temi tratterà?
«Il clima che gli “anziani” come me, che ho 62 anni, abbiamo vissuto in un periodo d’oro, per quanto mi riguarda nella Bologna a cavallo tra gli anni ‘70 e ’80, di innovazione e idee, inclusione e condivisione. Si godeva dell’incontrarsi e non del farlo stando dietro a uno schermo. I social ci hanno spersonalizzati. Una volta c’era voglia di stare assieme, non esisteva il virtuale e non si dava eccessiva importanza all’immagine».

Lei li usa?
«Solo per lavoro. Preferisco stare a tavola, parlare davanti a un piatto di pasta. La condivisione del cibo è un rito religioso».

Sarà uno spettacolo dal sapore nostalgico?
«Ma con ironia, altrimenti il rischio è di cadere nel melenso. Non sono d’accordo con chi dice “si stava meglio quando si stava peggio”. Si stava meglio perché avevamo vent’anni e questo fa la differenza».

Oste e comico sono mestieri simili.
«Per entrambi conta il saper entrare in empatia con le persone, il conquistarne la fiducia. Un cliente fidelizzato, così come uno spettatore affezionato, torna a mangiare da te o a vederti a teatro. Io ho fatto sia il cameriere, sia l’oste. Mi è sempre piaciuto il contatto con la gente, pur non essendo sempre una cosa semplice da fare. C’è chi si arrabbia per delle stupidaggini».

Tornando ai social, qual è la sua opinione su Pucci, che è stato invitato a Sanremo e, poi, accusato di sessismo e offese, in particolare verso Elly Schlein, ha avuto grosse critiche sui social e per questo ha rinunciato ad andare al Festival.
«Io e Andrea siamo amici, entrambi abbiamo lavorato a “Zelig” seppur in periodi diversi e abbiamo fatto assieme un tour in Puglia. Per me è una polemica inutile. Io lo avrei voluto vedere all’Ariston. Quante volte lo abbiamo visto in tv? E non è mai stato becero o omofobo».

Sui social, sì.
«Sui social se posti certe cose, poi finisce che la paghi. Un conto è fare le stesse battute a una cena con gli amici in cui dici delle stupidate, ed è da perbenisti ipocriti negare che più di qualcuno lo faccia. Ma farlo attraverso un mezzo pubblico, come i social, è sconveniente. Andrea ha sbagliato, si è fatto prendere la mano; ma in tv è sempre stato nei limiti».

Lei andrebbe a Sanremo?
«Mai. Non mi si addice, avrei difficoltà a rapportarmi con un pubblico che aspetta di sentire cantare Al Bano. Che poi neppure Al Bano ci va».
In scena alle 21.

Vai a tutte le notizie di Bergamo

Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo

14 febbraio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bergamo: nipote svuota il conto della zia ricoverata. Sequestrati 1,1 milioni di euro

Guardia di finanza Bergamo

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo