La ministra Onoda: prima i giapponesi
Corriere della Sera - Cultura

La ministra Onoda: prima i giapponesi

Venerdì 13 febbraio 2026
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«Dobbiamo rispondere alle inquietudini e ad un sentimento di ingiustizia dei cittadini di fronte ai comportamenti illegali di alcuni stranieri»

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La ministra Onoda: prima i giapponesi

Paolo Lepri | 13 febbraio 2026

«Dobbiamo rispondere alle inquietudini e ad un sentimento di ingiustizia dei cittadini di fronte ai comportamenti illegali di alcuni stranieri»

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Si sa ormai quasi tutto di Sanae Takaichi, la «lady di ferro» nipponica ammiratrice di Margaret Thatcher ed ex batterista heavy metal che ha sbaragliato gli avversari nelle elezioni anticipate dell’8 febbraio restando così alla guida del governo. Meno conosciuta, invece, è una delle sue più strette collaboratrici, Kimi Onoda, ministra di Stato per la Sicurezza economica, protagonista della rigorosa politica di controllo dell’immigrazione che è stata una delle armi vincenti di un partito liberaldemocratico rivitalizzato dopo gli anni delle divisioni e degli scandali. Le Monde ricorda che nel 2022, quando diventò senatrice nonostante il mancato appoggio degli ex alleati del Komeito (formazione politica di ispirazione buddista), venne paragonata ad un personaggio storico molto lontano nel tempo. «Fermiamoci qui, per favore. Giovanna d’Arco — fu il suo commento — è finita bruciata viva».

Figlia di una giapponese e di uno statunitense di origine irlandese, nata quarantadue anni fa a Chicago e trasferitasi da piccola a Setouchi, nella prefettura di Okayama, Onoda (che ama i videogiochi, ha lavorato come modella ed è molto seguita sui social media) è stata uno dei personaggi-chiave della squadra che Takaichi dovrebbe riconfermare. Il Parlamento si riunirà il 18 febbraio per votare la fiducia. Nell’esecutivo uscente le deleghe della senatrice liberaldemocratica erano numerose ma la più delicata riguardava la «coesistenza armoniosa» con gli stranieri. In gennaio illustrò così la sua posizione: «Dobbiamo rispondere alle inquietudini e ad un sentimento di ingiustizia dei cittadini di fronte ai comportamenti illegali di alcuni stranieri».

Alle parole sono seguiti i fatti e ne seguiranno altri. L’immigrazione rimane una delle priorità del governo che sta per nascere , anche se i non-giapponesi sono solo circa il tre per cento della popolazione. «Takaichi – osserva sul New York Times il capo dell’ufficio di Tokyo, Javier C. Hernández, intervistato da Katrin Bennhold — è molto in sintonia con il sentimento generale secondo cui il Paese è diventato troppo aperto e che gli stranieri, immigrati ma anche turisti, portano problemi». L’ordine nipponico, insomma, sfida il disordine mondiale.

13 febbraio 2026

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