Perché le donne in gara non possono essere semplicemente atlete?
Corriere della Sera - Cultura

Perché le donne in gara non possono essere semplicemente atlete?

Venerdì 13 febbraio 2026
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Dovremmo smettere di considerare straordinario ciò che è normale: le donne possono e devono fare sport senza rinunciare alla propria complessità

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Perché le donne in gara non possono essere semplicemente atlete?

Federica Seneghini | 13 febbraio 2026

Dovremmo smettere di considerare straordinario ciò che è normale: le donne possono e devono fare sport senza rinunciare alla propria complessità

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Dopo due ori olimpici e un abbraccio con il figlioletto che è stato ripreso e ripubblicato dappertutto, Francesca Lollobrigida — 35 anni compiuti una settimana fa —, l’ha detto chiaramente: «Troppe critiche, ci sono rimasta male, stringere Tommaso e portarlo con me davanti alle telecamere è stato un gesto spontaneo».
Troppo belle quelle immagini, troppo tenero quel video in cui Tommy abbracciava la mamma e la riempiva di baci nel post gara. Troppo forte la tentazione di spostare l’attenzione su quella immagine, piuttosto che sulla medaglia d’oro.
«Mamma che Italia». «Mamma atleta». «Super mamma». «Colpa della Lollo però, il figlio poteva lasciarlo a casa». «E quel bimbo poi, che maleducato».

Chissà se è per questo che giovedì sera, dopo il secondo oro conquistato sui 5000 metri, Tommaso è rimasto a casa. E Lollobrigida è arrivata a Casa Italia da sola.
Che peccato che per una donna la maternità sia ancora oggi la lente attraverso cui guardare tutto il resto. Che peccato che se un’atleta vuole abbracciare il suo bambino per festeggiare una medaglia, tutti inizino a parlare solo di quello.
Ma si sa. Per decenni, l’eroismo sportivo è stato sempre e solo maschile. Non sono passati poi tanti anni da quando, in epoca fascista ma non solo, ci si aspettava che una donna diventata madre interrompesse la carriera sportiva. Ne sono passati appena 54, da quando Cio e Federazione proibirono alle sciatrici di partecipare ai Giochi di Sapporo perché giudicate non all’altezza. Cinquanta da quando Claudia Giordani le vendicò all’edizione successiva vincendo il primo argento dello sci alpino femminile a Innsbruck (1976).

E se è vero che i Giochi di Parigi 2024 sono stati i primi con un numero uguale di atleti e atlete, a livello di dirigenza il discorso è sempre lo stesso. Su un totale di 50 Federazione sportive, quelle con a capo una donna sono solo 3 (e la prima è stata eletta nel 2021). Il Coni non ha mai avuto una donna presidente. E Kirsty Coventry, che ha affiancato Giovanni Malagò sul palco della cerimonia inaugurale di Milano Cortina, a San Siro, è la prima donna nella storia ad avere assunto la carica di presidente del Cio (dal 1894).
Le critiche e i commenti all’immagine di Lollo con Tommy al collo, dimostrano che il successo è ancora costruito su modelli maschili. E che se è vero che non ci sono (mai stati) «papà campioni», ma solo campioni, per le donne il discorso è ancora diverso.
Il punto è questo: dovremmo smettere di considerare straordinario ciò che è normale. Le donne possono e devono fare sport senza rinunciare alla propria complessità.
«Tommaso non mi vedeva da una settimana, mi voleva tutta per sé. Normale, no?» .

13 febbraio 2026

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