In ricordo di Renato Borsoni due anni di retrospettive
A cento anni dalla nascita di Borsoni una delle sue creature, il Ctb, che al maestro ha dedicato il nuovo teatro, organizza un biennio di retrospettive per celebrarlo
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In ricordo di Renato Borsoni due anni di retrospettive
di Pietro Keller CassettiA cento anni dalla nascita di Borsoni una delle sue creature, il Ctb, che al maestro ha dedicato il nuovo teatro, organizza un biennio di retrospettive per celebrarlo
Renato Borsoni nasce l’uno marzo 1926, ma la data da ricordare probabilmente è un’altra: appena finita la guerra, il padre Torquato, direttore didattico a Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona, chiede il trasferimento in una scuola del nord, per agevolare lo studio dei figli. Renato ha vent’anni e poco dopo, nel 1952, è tra i fondatori insieme ad Aldo Luzzardi e altri del Piccolo teatro “Città di Brescia”, un centro sperimentale ispirato a quello di Giorgio Strehler. Da quel momento, Borsoni non lascerà più la città; ne segnerà anzi tutta la stagione culturale e specificamente teatrale del secondo Novecento.
E a Brescia si spegnerà, un giorno dopo il suo novantunesimo compleanno, nel 2017: ora, a cento anni dalla nascita e quasi dieci dalla morte, una delle sue creature, il Centro Teatrale Bresciano, che al maestro ha dedicato due anni fa il nuovo teatro di via Milano, organizza un biennio di retrospettive per celebrarlo, con la collaborazione dei figli Corrado e Camilla, che cureranno la linea grafica dei progetti.
Nel 1960, il Piccolo di Brescia diventa “Compagnia della loggetta”: dal nome della sala del palazzo in Piazza della Loggia divenuta sede delle riunioni. La produzione della compagnia è emblematica dei cambiamenti culturali, sociali, anche scenici di quegli anni: oscilla fra riproposizione di grandi classici, sperimentazioni contemporanee e impegno politico, in cui Borsoni è anche impegnato in prima persona. Brescia comincia allora a diventare una realtà non trascurabile del panorama teatrale italiano: nel 1967, per esempio, la Compagnia organizza la “Prima rassegna italiana del nuovo teatro”, che vede fra gli altri la partecipazione di Carmelo Bene con “Nostra signora dei turchi”.
Nel 1969, la grande regista Mina Mezzadri abbandona il gruppo: Borsoni avvia un processo di riorganizzazione che nel 1974 porta alla nascita del Centro Teatrale Bresciano, uno dei tredici (oggi diciassette) teatri stabili pubblici italiani.
Borsoni ne rimane direttore fino al 1988: lasso di tempo in cui lancia alla regia Massimo Castri e chiama a collaborare personalità come Nanni Garella e Cesare Lievi.
L’omaggio che il CTB ha deciso di tributargli si articola in tre parti: il primo evento, il convegno “Visioni. Atti unici e progetti” si svolgerà il prossimo 2 marzo presso il teatro che porta il suo nome. Interverranno fra gli altri Tino Bino, Nino Dolfo, Gianfranco Capitta, Nanni Garella e Silvano Barbati. Il percorso teatrale di Borsoni sarà indagato anche dalla mostra fotografica “Sguardi. Immagini, documenti, provocazioni in un teatro di pensiero”, che si terrà nel Salone Cavallerizza a partire dal 3 ottobre; parallela ad essa è l’esposizione “Progetti. Tra utopie e rivoluzioni di un teatro libero”, in programma sempre in autunno negli spazi del Mo.ca: “Progetti” si concentrerà soprattutto sull’attività grafica di Borsoni. Nella primavera del 2027, infine, è in uscita un numero monografico de “I quaderni del CTB” interamente dedicato alla sua figura.
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13 febbraio 2026 ( modifica il 13 febbraio 2026 | 08:19)
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