Il casco di Heraskevych con le vittime ucraine uccise dai russi: una lezione sul prezzo della dignità
Corriere della Sera - Cultura

Il casco di Heraskevych con le vittime ucraine uccise dai russi: una lezione sul prezzo della dignità

Giovedì 12 febbraio 2026
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L'atleta, dopo una vita di sacrifici durissimi, è andato incontro al suo destino, sfidando i vertici del CIO

Le gare di oggi alle Olimpiadi, in diretta: nel pomeriggio Lollobrigida, poi Fontana e lo slittino

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Il casco di Heraskevych con le vittime ucraine uccise dai russi: una lezione sul prezzo della dignità

di Francesco Chiamulera

L'atleta, dopo una vita di sacrifici durissimi, è andato incontro al suo destino, sfidando i vertici del CIO

C’è stato un momento giovedì, verso le 12.30, in cui le nuvole che avevano fatto cappa sopra le Tofane si sono aperte, e il sole ha illuminato il podio sul quale è salita, medaglia d’oro, Federica Brignone. Una bella storia di ritorno da un pesante infortunio, di vittoria sui pronostici, di coraggio e anche di simpatia. 

A pochi metri di distanza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato a Cortina qualche ora prima, guardava Federica, la pista Olympia, il cielo delle Tofane. Un momento di grazia, Cortina al centro del mondo. Però era anche il momento in cui in Ampezzo stava succedendo un’altra cosa, che per fortuna ha intercettato l’attenzione di tutto il mondo. 

Vladyslav Heraskevych, del quale abbiamo raccontato su questo giornale da prima che il suo caso esplodesse, è stato squalificato dal CIO. Aveva osato dichiarare di voler gareggiare nello skeleton con un casco sul quale sono riprodotti gli atleti ucraini martiri della libertà. Cioè uccisi dalla Russia. Bisogna fermarsi un attimo e capire la situazione di Heraskevych. Finire squalificato alle Olimpiadi per un atleta, per uno sportivo vuol dire rinunciare al sogno più grande di tutti. Ad anni di sforzi e sacrifici. Una cosa terribile, lacerante. Vladyslav lo ha fatto. È andato consapevolmente incontro al proprio destino, ha sfidato l’ipocrisia profonda dei funzionari del CIO, e lo ha fatto perché non voleva dimenticare i propri compagni morti: Oleksandr Peleshenko, Alina Perehudova, Daria Kurdel, Andreyi Kutsenko, e tutti gli altri. Intanto, lo stesso comitato olimpico ignora bellamente le bandiere russe che sventolano negli stadi e che altri atleti indossano mentre gareggiano ai Giochi. “Questo è il prezzo della nostra dignità”, ha commentato Heraskevych. 

Chi conosca un minimo gli ucraini, non solo lui, non solo i suoi colleghi sportivi, ma la grandissima parte delle persone ucraine che in questi quattro anni hanno resistito gagliardamente all’invasione della eterna dittatura russa, non si stupisce in realtà di queste parole. Gli ucraini sono semplicemente così. I nostri commentatori provano maliziosamente da anni a cercare delle crepe nella loro opinione pubblica: suvvia, non volete rinunciare a qualche pezzo di territorio, di sovranità, di libertà? Siete proprio sicuri sicuri…? A cosa siete disposti a rinunciare? Qual è il prezzo della vostra dignità? Ecco qual è il prezzo. Lo vediamo tutti i giorni sul fronte. Lo abbiamo visto sulla pista di Cortina.

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