La morte di Piersanti Mattarella. Un delitto non solo di mafia
Corriere della Sera - Cultura

La morte di Piersanti Mattarella. Un delitto non solo di mafia

Giovedì 12 febbraio 2026
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Miguel Gotor rievoca per Einaudi l’agguato del 6 gennaio 1980 e il contesto di quegli anni. Lo storico collega le cause dell’uccisione di Mattarella alle stragi di Ustica e Bologna

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La morte di Piersanti Mattarella. Un delitto non solo di mafia

di MAURIZIO CAPRARA

Miguel Gotor rievoca per Einaudi l’agguato del 6 gennaio 1980 e il contesto di quegli anni. Lo storico collega le cause dell’uccisione di Mattarella alle stragi di Ustica e Bologna

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I recenti assalti dei filo-palestinesi di Askatasuna a Torino e i tentativi di sabotaggio alle ferrovie in occasione dell'Olimpiade invernale hanno indotto alcuni a evocare gli anni Settanta e i primi Ottanta, una stagione che tanti ricordano concentrandosi sulle violenze di minoranze in manifestazioni affollate, bande armate, estese inquietudini sociali. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha accostato gli scontri torinesi a quando oltre cinquanta anni fa «si è iniziata l’opera di delegittimazione delle forze dell’ordine». Sui danni alle linee ferroviarie, somiglianti alle azioni probabilmente russe del 2024 in Francia, il deputato della Lega Luca Toccalini ha sostenuto che rammentano «molto il terrorismo degli anni Settanta».

Il saggio «L’omicidio di Piersanti Mattarella» edito d Einaudi Comunque si giudichino i paragoni, il prossimo quinquennio segnerà numerosi cinquantenari di attentati ed è il caso di tornare a vedere anche quelle pagine di storia italiana nella loro poliedrica complessità. Innanzitutto, non staccando il nostro Paese dal contesto internazionale nel quale si trovava: un mondo diviso in un blocco influenzato dagli Stati Uniti in contrapposizione con uno dominato dall’Unione Sovietica, traffici di armi, moltiplicarsi di gruppi terroristici in Paesi del Mediterraneo. Un contributo a questo tipo di riflessione si deve al libro di Miguel Gotor su un episodio spesso considerato periferico: L’omicidio di Piersanti Mattarella, Einaudi. Il saggio è imperniato sull’agguato che il 6 gennaio 1980, a Palermo, portò alla morte del presidente democristiano della Regione Sicilia, bersaglio di pallottole nella sua auto. Leggerlo è utile per allargare lo sguardo sulla fase in questione e domandarci se oggi, mentre assistiamo un po’ allibiti alle turbolenze di un mondo in cambiamento, non omettiamo di valutare quanto l’Italia ne faccia parte.

Miguel Gotor (Roma, 1971) Sulla base di una mole imponente di fonti, Gotor porta l’assassinio del fratello dell’attuale presidente della Repubblica anche al di là della definizione di delitto di mafia. Lo inquadra in una panoramica mediterranea ed euro-atlantica che, senza assolvere le cosche, registra tra fine anni Settanta e primi Ottanta convergenze fra gruppi neo-nazifascisti, una rete di Massoneria settaria, repubblicani statunitensi legati a petrolieri, il dittatore libico Muhammar el Gheddafi e suoi appoggi al separatismo siciliano foraggiato dal bancarottiere Michele Sindona, il ruolo di Licio Gelli nella strage di Bologna, depistaggi dei servizi segreti di allora.

Non è una ricostruzione complottista quella di Gotor, già senatore del Partito democratico, tornato da tempo all’attività dello storico che adotta metodi di ricerca accademica. La sua disamina è circostanziata. L’autore del libro collega i motivi dell’eliminazione di Mattarella alle stragi di Ustica e di Bologna. A eseguire la seconda, a giudizio della magistratura, sono stati fascisti dei Nuclei armati rivoluzionari. E ai Nar appartenevano Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, accusati e poi assolti in via definitiva per l’omicidio Mattarella, condannati invece per Bologna.

Il delitto al centro del volume costituisce un’anomalia rispetto ad altre morti violente in Sicilia: lo Stato ne ha individuato mandanti — da Totò Riina a Pippo Calò — e ufficialmente ne ignora gli esecutori. In genere accade il contrario. Da Gotor il presidente della Regione viene ritenuto bersaglio perché potenziale successore di Aldo Moro alla guida della sinistra dc e perché impegnato in azioni contro prassi mafiose nella Regione. Questo mentre la Sicilia della base di Comiso era di particolare interesse negli Stati Uniti per la installazione degli euromissili Cruise, rivelatasi colpo di grazia politico per una Urss incapace di sopportare i costi di un riarmo tecnologicamente avanzato.

Anche se oggi l’Italia non patisce altrettanti spargimenti di sangue, dinamiche come quelle che portarono Gheddafi e repubblicani di Ronald Reagan a dotarsi di agenti di influenza in Italia non possono essersi estinte con le scomparse del colonnello libico e della cerchia reaganiana. Soggetti stranieri hanno tuttora interesse a influire in Italia.

Senza naturalmente sostituirsi alla Corte di Cassazione sull’assoluzione giudiziaria di Fioravanti e Cavallini, Gotor riflette su piste investigative percorse da Giovanni Falcone. Ad avviso del magistrato ucciso, ai Nar la mafia serviva per far evadere dall’Ucciardone Pierluigi Concutelli, sul quale altri neo-fascisti avrebbero contato per tentare un nuovo colpo di Stato dopo quello fallito nel 1970. Gheddafi, in orbita sovietica, finanziava un partitino a destra della Dc e otteneva sottobanco dissidenti libici da far fuori, salvo poi avere cause di risentimento verso l’Italia tali da farlo sospettare tra i mandanti della strage di Bologna. I repubblicani di Alexander Haig impiegavano massoni cospiratori per tessere reti anticomuniste. La loggia P2 e servizi italiani si barcamenavano tra atlantismo e trattamenti di favore da e per la Libia.

Obiettivo comune a tutti: stroncare l’intesa Dc-Pci sperimentata in Sicilia dal presidente della Regione prima che con l’astensione dei comunisti nascesse il governo Andreotti III.

In Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia, edizioni San Paolo, Giovanni Grasso nel 2014 constatò una «rimozione del sacrificio e dell’esempio di Piersanti Mattarella dalla coscienza collettiva». Gotor le riserva una scossa.

Il libro

Il saggio di Miguel Gotor, «L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna. 1979-1980», è pubblicato da Einaudi (pp. 432, euro 22). Miguel Gotor (Roma, 1971) insegna Storia moderna all’Università di Roma Tor Vergata. È stato senatore dal 2013 al 2018. Per Einaudi ha curato, tra l’altro, le «Lettere dalla prigionia di Aldo Moro» (Premio Viareggio per la saggistica 2008) e pubblicato «Generazione Settanta. Storia del decennio più lungo del secolo breve 1966-1982» (2022 e 2024).

12 febbraio 2026 (modifica il 12 febbraio 2026 | 11:59)

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