A Palazzo Barberini una mostra su Bernini e il «suo» Papa: con marmi, dipinti, oggetti, codici e documenti
Corriere della Sera - Cultura

A Palazzo Barberini una mostra su Bernini e il «suo» Papa: con marmi, dipinti, oggetti, codici e documenti

Giovedì 12 febbraio 2026
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Il rapporto tra Urbano VIII e il geniale scultore, architetto e pittore: esposte 80 opere di Gian Lorenzo, di suo padre Pietro e di altri protagonisti del tempo

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A Palazzo Barberini una mostra su Bernini e il «suo» Papa: con marmi, dipinti, oggetti, codici e documenti

di Edoardo Sassi

Il rapporto tra Urbano VIII e il geniale scultore, architetto e pittore: esposte 80 opere di Gian Lorenzo, di suo padre Pietro e di altri protagonisti del tempo

L'allestimento della prima sala con, in primo piano, il San Lorenzo degli uffizi (foto: Alberto Novelli)

Molto ruota intorno a quel sostantivo: scopritore. Una volta usato con le virgolette (nel titolo), una volta senza e addirittura rafforzato dall’aggettivo vero (nel testo): il tutto nello stesso pannello, quello che apre il percorso dell’esposizione. Ma quindi lo fu? Non lo fu? O, al limite, lo fu ma con le virgolette (che però allora per coerenza andrebbero usate sempre)? Il tema, limitatamente alla storia dell’arte, non è da poco conto calcolando che si sta parlando di uno dei (pochissimi) geni d’ogni tempo, ovvero quel Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) cui è dedicata la mostra inaugurata l'11 febbraio a Palazzo Barberini-Gallerie Nazionali d’arte Antica, curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi.

Il rapporto tra Gian Lorenzo e Maffeo, pontefice dal 1623

Titolo della rassegna, «Bernini e i Barberini», perché fin dal suo primo annuncio (novembre scorso) si specificò che in mostra si sarebbe proposto un preciso taglio cronologico, con una narrazione incentrata sul rapporto tra Gian Lorenzo — che durante la sua sessantennale carriera lavorò per ben otto pontefici — e Maffeo Barberini, divenuto nel 1623 papa Urbano VIII.

Bernini artista globale

Sarebbe dunque quest’utimo «lo scopritore», ma anche il vero scopritore (senza) di Bernini, o almeno questa è la tesi proposta in mostra, sia pur con qualche incertezza, sulla scorta di quanto già affermato in passato da alcuni studiosi, tra cui Francis Haskell e Irving Lavin. Senza dimenticare il ruolo fondamentale che ebbero agli inizi della carriera dell’artista sia papa Paolo V Borghese sia suo nipote il cardinal Scipione, il quale commissionò a un Gian Lorenzo poco più che ventenne statue da sempre considerate capolavori universali. E' vero però che il ruolo di Maffeo/Urbano fu comunque decisivo nella vita di Bernini, tanto più nella sua successiva trasformazione da scultore ad artista globale, ovvero anche architetto e pittore, benché lui stesso non si considerasse tale almeno a un livello che oggi si definirebbe «professionistico» (Bernini fu inoltre urbanista, creatore di arredi e apparati effimeri, letterato…).

«Gran fortuna è la vostra, o cavaliere...»

Vero «scopritore» o meno, tenendo conto di questo rapporto fondamentale di profonda stima e amicizia (noto l’aneddoto secondo il quale, il giorno dell’ascesa al Soglio pontificio, il neoeletto Urbano VIII avrebbe rivolto al suo protetto queste parole: «Gran fortuna è la vostra, o cavaliere, di vedere papa il cardinale Maffeo Barberini, ma assai maggiore è la nostra che il cavalier Bernino viva nel nostro pontificato»), e tenendo conto anche della sede espositiva (il Palazzo che ospita la mostra è opera dell’ingegno di Bernini, con Borromini, Maderno e Pietro da Cortona) la rassegna è impaginata in sei sezioni tutte incentrate sulla committenza e sui legami con i Barberini.

Le opere a quattro mani con il padre Pietro

Circa 80 gli esemplari proposti – sculture, quadri, ma anche oggetti, documenti, codici – di cui una trentina non di mano di Gian Lorenzo e firmati da Guido Reni, Andrea Sacchi, Francesco Mochi, Angelo Caroselli, Giuliano Finelli, François Duquesnoy, Francesco Borromini…Coprotagonista nell’allestimento (prima sala) Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo (e certamente suo primo «scopritore»), sia con opere solo sue, sia con lavori (Le Quattro Stagioni della collezione Aldobrandini) realizzati a quattro mani con quel figlio che di lì a poco si staccherà dal manierismo (pur di grande livello) del genitore per affermare il suo straordinario, unico talento.

Il busto di Costanza, la donna che Bernini fece sfregiare

Tra i prestiti, il San Sebastiano del Thyssen-Bornemisza di Madrid (venduto dai Barberini negli anni Trenta), il Putto sul drago del Getty Museum (appartenuto a Irving Lavin), lo straordinario San Lorenzo ex collezione Contini Bonacossi ora agli Uffizi — tra le prime realizzazioni autonome di Gian Lorenzo — e il ritratto marmoreo dal Bargello di Firenze raffigurante Costanza Bonarelli. Un capolavoro, che ci ricorda però come un genio possa essere, anche, un pessimo uomo. Costanza fu l’amante amata che Bernini fece sfregiare dopo aver scoperto un tradimento. Condannato, fu proprio grazie a Urbano VIII che ottenne la grazia. Lui. Perché Costanza, vittima due volte, finì reclusa in un monastero come adultera.

Info sulla mostra

Bernini e i Barberini, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, fino al 14 giugno. Patrocinio: Fabbrica di San Pietro in Vaticano. Main Partner: Intesa Sanpaolo. Catalogo: Allemandi. Orari: da martedì a domenica 10-19, ingresso intero € 16, www.barberinicorsini.org

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