Harald Kastlunger in mostra alla Hofburg, 60 anni tra intuizione e composizione: «Genio della fantasia»
A Bressanone l'esposizione che celebra l’artista altoatesino e i suoi sei decenni di carriera
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Harald Kastlunger in mostra alla Hofburg, 60 anni tra intuizione e composizione: «Genio della fantasia»
di Silvia M. C. SenetteA Bressanone l'esposizione che celebra l’artista altoatesino e i suoi sei decenni di carriera
Harald Kastlunger, artista di Bressanone, si muove in uno spazio di tensione creativa alla Hofburg, il museo del Palazzo Vescovile di Bressanone, nella mostra retrospettiva a lui dedicata Intuizione- Composizione, che apre sabato. Una mostra che è una celebrazione di sei decenni di carriera, ma è anche il manifesto di un uomo che, nel 1989, ha avuto il coraggio di chiudere una tradizione familiare centenaria nel mondo della pasticceria per consegnarsi interamente alla pittura e alla scultura. Nato nel 1937, Kastlunger attraversa il Novecento portando con sé una lezione fondamentale: «L’arte è un atto libero che richiede la disponibilità a ricominciare sempre da capo».
La ricerca incessante di coerenza interna
Chi da sabato varca la soglia della Hofburg, si trova in un percorso lineare in cui, però, le forme non si ripetono mai in modo statico: tornano, variano, si evolvono in una ricerca incessante di coerenzainterna. Il linguaggio artistico di Kastlunger è autonomo, sospeso tra un’astrazione che non dimentica mai il ritmo e una figurazione essenziale che si spoglia dell’ovvio. Il cuore dell’esposizione è nel dialogo tra pittura e scultura: per Kastlunger le due espressioni hanno pari dignità e si influenzano vicendevolmente in un gioco di rimandi continui.
«Maestro del dolce»
Nella sezione della mostra dedicata alla «Composizione» emerge la sua formazione musicale, ogni gesto e ogni spazio sono strutturati attraverso ritmo, tensione ed equilibrio. La leggerezza delle sue opere, mai casuale, nasce da una sottrazione metodica, da una precisione che non ammette sbavature. È qui che il «maestro del dolce» (la sua precedente anima di pasticcere) e il «maestro del segno» (l’artista di oggi) si fondono: la disciplina necessaria per creare un’architettura di zucchero è la stessa che serve per bilanciare una scultura o un dipinto.
L'energia vitale
Nel capitolo dedicato ai materiali, Kastlunger non si limita a usare il supporto, lo interroga. Le superfici e le texture modulano la percezione attraverso l’incontro con la luce, conferendo alle opere una presenza che muta a seconda dell’angolo di osservazione. Negli «Assemblaggi» l’artista altoatesino trasforma oggetti quotidiani e materiali trovati, conservandone la memoria e le tracce di provenienza per reintegrarli in nuove armonie scultoree. Anche nei collage, i frammenti eterogenei sottratti al contesto originale trovano una nuova vita in composizioni chiare e bilanciate.
«Kastlunger non si è mai fermato - spiega Peter Schwienbacher, direttore della Hofburg -. Continua incessantemente a cercare, a sperimentare nuove forme espressive e a lasciarsi guidare». Un’energia vitale confermata da Kathrin Zitturi, collaboratrice scientifica del museo, che identifica nell’opera dell’artista «un’attitudine libera e sensibile, sostenuta da una curiosità mai sopita».
Ricerca della felicità
È l’animo di un «arlecchino dello spirito», come lo definì il critico Gottfried Marsoner, capace di passare dallo studio dei classici come Rembrandt e Van Gogh alla realizzazione di oltre 80 figure per il celebre presepe Lepi, o alle rappresentazioni di icone letterarie come Don Chisciotte. Dalle croci tombali a Laives, alla fontana Riegler a Lana, fino alla botte speciale per la Fondazione Juliusspital di Würzburg, il lavoro di Kastlunger è molto presente nel territorio altoatesino e oltre, testimoniando un legame profondo con la comunità. Ma la mostra rivela anche la sua statura internazionale, ricordando le esposizioni a Tokyo, New York e Dallas.
Entrare nel mondo di Harald Kastlunger significa accettare la sfida di una ricerca della felicità intesa come appagamento interiore. «Veramente felice è colui che sa vivere nella condizione specifica in cui si trova», sostiene l’artista: filosofia che si riflette nelle opere minimaliste sviluppate dagli anni Novanta in poi. Segni precisi che non urlano, ma suggeriscono una direzione. La mostra alla Hofburg è aperta fino al 28 giugno e invita a guardare oltre la superficie, a scoprire come la materia, sotto il tocco di un «ciclope della fantasia», possa farsi pensiero e musica.
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11 febbraio 2026
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