Dal minimalismo dei Dictaphone al gran finale con Maniscalco: il nuovo ciclo di “Voices”
Corriere della Sera - Cultura

Dal minimalismo dei Dictaphone al gran finale con Maniscalco: il nuovo ciclo di “Voices”

Mercoledì 11 febbraio 2026
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Al museo del Tappeto cinque serate tra ibridazioni e geografie sonore

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Dal minimalismo dei Dictaphone al gran finale con Maniscalco: il nuovo ciclo di “Voices”

di Fabio Larovere

Al museo del Tappeto cinque serate tra ibridazioni e geografie sonore

Cinque concerti tra suoni ibridi e geografie lontane, nello spirito del Mita, il Museo del Tappeto che impreziosisce l’offerta culturale della città. Febbraio segna un nuovo inizio per “Voices | Hybritude Music”, la rassegna che negli spazi di via Privata de Vitalis prosegue il suo percorso dedicato alle musiche di confine.

Dopo la prima parte di stagione avviata in autunno, il cartellone entra ora nel vivo con cinque appuntamenti mensili, sempre di mercoledì, che accompagneranno il pubblico fino a giugno. Il filo conduttore resta quello che fin dall’inizio caratterizza il progetto ideato e curato da Museo del Tappeto con la direzione artistica di Wladimir Zaleski: proporre un ascolto non distratto, capace di soffermarsi sui dettagli e di accogliere linguaggi sonori che nascono dall’incontro tra tradizione e sperimentazione. «Voices — spiegano i promotori — non è soltanto una rassegna di concerti, ma uno spazio di relazione in cui la voce diventa archivio vivente, gesto, respiro, memoria condivisa».

Ad aprire il nuovo ciclo  mercoledì 11 febbraio saranno i “Dictaphone”, trio formato da Oliver Doerell (elettronica), Shahab Anousha (tromba e voce) e Helga Raimondi (voce e visual). Attivo tra Berlino, Londra e Teheran, il gruppo costruisce paesaggi sonori minimali e sospesi, dove musica, parola e immagini si fondono in performance dal vivo che oscillano tra presenza fisica e dimensione astratta. Un’esperienza immersiva che richiede attenzione e restituisce profondità.

Il secondo appuntamento, l’11 marzo, vedrà protagonisti “Amorante & Los Sara Fontan” con il progetto “So”: un flusso musicale ininterrotto che attraversa stili e memorie, dal suono tradizionale al contemporaneo, dal jazz alla musica concreta. Il risultato è un tessuto sonoro in continua trasformazione, dove frammenti popolari si intrecciano a suggestioni che sembrano affiorare dall’attualità più urgente.

Il 15 aprile sarà la volta di Fuji Yuki, artista giapponese che esplora la voce come strumento espanso. Canto, preghiera, vibrazione e respiro diventano materia viva in performance ispirate a pratiche rituali buddhiste e shintoiste, rilette con una sensibilità fortemente contemporanea. Un viaggio sonoro che unisce spiritualità e ricerca.

Tra musica e cinema, suono e immagine, si muove invece il duo Zöj, in programma il 13 maggio. Il loro linguaggio, sospeso tra Australia e Iran, fonde tradizioni e sperimentazione elettronica in un dialogo continuo tra culture e visioni, costruendo narrazioni sonore dal forte impatto evocativo.

Gran finale il 17 giugno con “A tender thunder”, progetto del musicista bresciano Emanuele Maniscalco alle tastiere insieme a Maria Laurette Friis (voce ed elettronica) e Phelan Burgoyne (batteria). Il trio debutta proprio a “Voices” con una ricerca che intreccia suoni acustici ed elettronici, ritmo e silenzio, in un equilibrio delicato tra energia e sospensione.

Tutti i concerti iniziano alle 21. I biglietti costano 15 euro, ridotti a 10 euro per gli under 30, e sono acquistabili su Vivaticket, alla Libreria “Tarantola” o direttamente all’ingresso. Informazioni e dettagli sul programma sono disponibili sul sito del Mita. Una proposta che conferma il centro culturale come punto di riferimento cittadino per chi cerca esperienze musicali fuori dai percorsi più battuti. 

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11 febbraio 2026

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