Comando, l’atto di impartire ordini (avendo l’autorità per farlo)
Una responsabilità che fa gola a molti, anche a chi non ha l’autorevolezza ma solo i gradi
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Comando, l’atto di impartire ordini (avendo l’autorità per farlo)
di Paolo FallaiUna responsabilità che fa gola a molti, anche a chi non ha l’autorevolezza ma solo i gradi
Illustrazione di Doriano Solinas
Ci sono alcune attitudini eterne, che trovano la loro realizzazione in ogni epoca. Ma esistono momenti, nella storia, in cui alcune di queste sembrano più attuali, più coerenti con lo spirito del tempo: una dei queste è senz’altro comando.
L’atto di dare ordini. Il termine comando deriva dal verbo comandare, a sua volta originato dal latino volgare commandāre composto da con- (prefisso intensivo) e mandāre ("affidare", "raccomandare", "mandare", "ordinare"). Indica l'atto di dare ordini, il potere di direzione o, in contesti tecnici e informatici, un'istruzione o dispositivo. Il verbo latino classico era commendāre, che significava affidare, raccomandare. Nel latino volgare ha assunto il significato di impartire ordini.
Qualcuno deve decidere. Ila significato di comando è tutto sommato semplice: il sostantivo indica un ordine impartito, l'autorità o il potere di dare ordini, il luogo fisico (militare) di chi comanda, o l'insieme di leve/pulsanti per controllare una macchina. Comando è anche la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo comandare, con un ampio utilizzo nel gergo militare dove le indicazioni fornite ad un sottoposto sono sempre ordini (comandi) e dove il comando è letteralmente il luogo dove si prendono le decisioni e identifica il gruppo costituito dal comandante e dai suoi collaboratori.
Il potere e le sue prerogative. Ogni comando presuppone un potere, una gerarchia, l’esistenza di un ordinamento che lo prevede e permette a chi è incaricato di detenere il potere di prendere le decisioni esercitando la propria autorità. Ma come abbiamo visto quando ci siamo occupati della parola autorità una cosa è il grado che stabilisce il diritto di esercitarla, altra cosa è l’autorevolezza, cioè la stima, il credito, la fiducia di cui dispone la personalità che detiene il comando.
L’estensione figurata. Fuori dalle gerarchie codificate e quindi molto oltre l’ambito militare, il comando si è conquistato uno spazio importante nel linguaggio figurato, sia per definire gli arroganti (“qui comando io”), sia per descrivere quelle situazioni dove le gerarchie hanno ricadute politiche, economiche e sociali (“in questo paese comanda il denaro”). Infine, per sottolineare alcuni eccessi grotteschi e paradossali (“qui comandano solo raccomandati, ruffiani e conformisti”).
Il caso nella pubblica amministrazione. Il comando è anche provvedimento amministrativo, eccezionale, in virtù del quale un impiegato della pubblica amministrazione viene destinato, temporaneamente, a svolgere la sua attività presso un’ufficio diverso da quello abituale, sempre nell’ambito pubblico, conservando il proprio posto di ruolo. Strumento che consente ai dipendenti pubblici di essere spostati quando esperienza e competenze sono considerate utili in un particolare ufficio.
Il femminile conquista il suo spazio. Tra i significati meno usati del comando c’è quello di ordinazione, in particolare al ristorante. Ma questo significato ha visto una fortuna notevole in alcune regioni settentrionali (così suggeriscono alcuni dizionari) dove un bel piatto di pasta o un arrosto con patate è diventato “la comanda”, al femminile, fatta da un cliente al cameriere. La sostanza non cambia, ma certo il femminile aggiunge la cortesia spesso sconosciuta ai comandi e toglie un po’ di seriosità che sarebbe apparsa eccessiva per le tagliatelle.
Differenza con “Commando”. A differenza dell'italiano "comando", il termine inglese commando (spesso usato anche in italiano per indicare un gruppo operativo speciale) deriva dal portoghese, passato attraverso l'afrikaans, con un significato originario di spedizione punitiva o gruppo militare, spesso con accezione di razzia. Una origine che non collima troppo con l’aura leggendaria che circonda questi gruppi speciali (e i tanti film che ne celebrano le imprese).
Complicità con le raccomandazioni. Un parente del comando è il commendatore, che deriva dallo stesso verbo latino e storicamente indicava il raccomandatore o il protettore. Nel Medioevo, il commendatore era colui a cui veniva affidata una commenda (una proprietà o rendita ecclesiastica). Passato dal significato di "colui che raccomanda" (antico e modernissimo per certi aspetti), a amministratore, fino a definire un alto grado in un ordine cavalleresco o onorificenza. Oggi rappresenta il terzo grado dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Semplicità della meccanica. L’estensione tecnica di questo termine è illuminante nella sue semplicità. Quando dobbiamo accendere un elettrodomestico spingiamo di solito un tasto con i comandi “on/off” (tanto per ribadire l’egemonia anglofona). Bene, quel tasto non è altro che il comando per accendere quella macchina, l’organo che governa un dispositivo, un meccanismo. La leva che in automobile ci permette di azionare le frecce direzionali è il comando delle frecce. Se non ubbidiscono subito, allarmatevi, questi comandi non ammettono perplessità o dubbi, solo guasti. Circostanza che agli occhi dei sostenitori di una società organizzata per comandi, li rende ammirevoli.
Rarità letterarie. Nel capitolo 21 del romanzo “Il deserto dei tartari”, Dino Buzzati descrive il tenente Morel osservato dal protagonista Giovanni Drogo, durante la partenza del suo plotone,che sta lasciando la Fortezza Bastiani: “Quando in un mattino di sole, nel centro del cortile, presentò il suo plotone in partenza al colonnello comandante, e abbassò salutando la sciabola, soltanto a lui brillarono gli occhi e la voce, nel dare i comandi, ebbe un tremito”. I comandi ferrei, privi di dubbi, sono quelli descritti da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, quando nel capitolo IX descrive il Principe padre di Gertrude, la monaca di Monza: “Dal suo volto e da ogni sua parola traspariva un’immobilità di risoluzione, una ombrosa gelosia di comando, che imprimeva il sentimento d’una necessità fatale”. Chi comanda, e nel panorama internazionale e nella storia abbiamo pessimi esempi, è spesso convinto che le sue decisioni siano frutto di una "necessità fatale". Sono i più pericolosi.
11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 08:54)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
W la Scuola, il programma della Comunità di Sant'Egidio contro la dispersione scolastica
SCRIVI ALLA REDAZIONE
Un contatto veloce con i
giornalisti della redazione
Scuola del Corriere della Sera
SCUOLA - IL CALENDARIO
14/02/2020PisaConvegno sul terzo settore alla Scuola Sant’Anna
14/03/2020SassariFriday for Future, assemblea nazionale
15/02/2020PisaFesta per Galileo Galilei nel giorno della nascita
TUTTI GLI EVENTIVIA SOLFERINO 28 VISITE AL CORRIERE
Come prenotare, le vostre foto e le vostre impressioni
RICHIEDI LA TUA VISITACONFRONTA LE SCUOLE DELLA TUA ZONA
A quale indirizzo di studi sei interessato?
SCEGLI LA TIPOLOGIASTRUMENTI PER LA SCUOLA
IL QUOTIDIANO IN CLASSEInformazione e attualità, il progetto per dare spazio e voce ai ragazzi
TUTTI GLI SPECIALITutti gli speciali di Corriere scuola
DATI & STATISTICHE