Agonia a Venezia, due rimedi possibili
Agonia a Venezia, due rimedi possibili
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Caro Aldo,
Arrigo, figlio di Giuseppe, fondatore dell’Harry’s Bar critica il cambiamento di Venezia; io rispondo che il male di Venezia sono i veneziani i quali affittano le edicole ai bengalesi e affittano i banchetti di frutta e verdura al mercato di Rialto sempre ai bengalesi e soprattutto hanno affittato le loro abitazioni ai turisti. Cipriani si lamenta che nella zona in cui è cresciuto, la stessa mia, non ci siano più il macellaio né il panificio. Mi pare evidente che nessun veneziano voglia fare il macellaio né il panettiere, meglio affittare i negozi a prezzi folli. Io abituata al caffè accanto alla mia abitazione ho avuto male al cuore vedendo che è diventato cinese; la zona in cui sono nata tra l’Accademia e il Guggenheim è diventata una zona raffinata solo per i turisti.
Margherita Smeraldi
Venezia
Cara Margherita,
vivere a Venezia significa lottare tutto l’anno con l’umidità e i lavori di manutenzione, non avere l’auto sotto casa, affrontare costi per l’alloggio e il vitto superiori a quelli della terraferma. Nello stesso tempo, rappresenta un’esperienza impagabile non soltanto dal punto di vista della bellezza, ma anche del calore di una comunità. Una comunità che però, come scrive lei nella sua lettera e come denuncia Arrigo Cipriani nella sua straordinaria intervista a Gian Antonio Stella, sta evaporando.
Il problema non riguarda solo Venezia. Ovunque in Italia la ricchezza viene estratta più che prodotta. Si lascia il centro storico, si affitta casa di nonna agli stranieri di passaggio, si desertificano gli spazi in cui i nostri progenitori si sono incontrati, amati, odiati, riconciliati. Le case più belle di Venezia diventano case trofeo, comprate da ricchissimi che magari ci vanno una volta l’anno; quelle meno belle sono affittate ai turisti; quelle «a livello del mare», come nella canzone di Francesco Guccini, restano vuote.
Gli unici rimedi possibili sono due. Una politica di incentivi affinché i veneziani — in particolare i giovani — restino a Venezia, o qualche mestrino vi possa ritornare. E dall’altra investire su arte, cultura, ricerca, scienza, università, per riportare Venezia al suo storico ruolo di capitale culturale. Non è facile. Ma la città che ha avuto il Fondaco dei tedeschi e il Fondaco dei turchi può dialogare ad esempio con Berlino e con Istanbul. San Giorgio dei Greci e la Riva degli Schiavoni ci ricordano i suoi legami secolari con i Balcani. Marco Polo rivelò la Cina agli europei; a Venezia dove sono oggi i cinesi, a parte nei bar o nel Vecio Fritolin rilevato da una famiglia giustappunto cinese?
29 settembre 2026
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