La figlia di Dostoevskij morì a Bolzano: a 100 anni dalla morte la città ricorda Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja
Conferenze, convegni e una mostra «Un carteggio inedito svelato a Merano»
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La figlia di Dostoevskij morì a Bolzano: a 100 anni dalla morte la città ricorda Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja
di Roberto BrumatConferenze, convegni e una mostra «Un carteggio inedito svelato a Merano»
Bolzano ricorda Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, la figlia prediletta di Dostoevskij e sua biografa, oltre che scrittrice, che visse a lungo a Merano e Bolzano, dove trascorse anche gli ultimi anni, è sepolta nel cimitero di Oltrisarco a Bolzano. Nei cento anni dalla sua morte, l’Associazione culturale Rus’ di Bolzano (da trent’anni promuove la vita e le sue opere), organizza una rassegna di eventi a Merano e Bolzano, omaggio a Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, conferenze, reading dai suoi romanzi e una mostra.
Visse tra Merano, Arco e Bolzano
Le sue foto, fin da bambina, la ritraggono con espressione severa, come quella del celebre padre scrittore, che alla ricchezza dovuta a censo e professione, ufficiale prima, romanziere poi, alternò periodi cupi segnati da carcere e rovinose perdite alla roulette. Ljubov’, la seconda figlia di Fëdor Dostoevskij, a Merano e Bolzano ha legato gli ultimi anni. Concepita dai genitori durante un soggiorno italiano, nacque nel 1869 in Germania. Quando Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja aveva due anni la famiglia tornò a San Pietroburgo dove lei rimase fino al 1913, poi lasciò definitivamente l’allora capitale russa, incluso il suo salotto letterario al quale invitava anche un altro figlio d’arte, Lev L’vovičTolstoj, figlio minore del celebre scrittore russo. Nel 1924 Fëdorovna Dostoevskaja visse tra Merano, Arco e Bolzano, dove morì nel ‘26. Per ricordare i cent’anni dalla sua morte, l’Associazione culturale Rus’ di Bolzano, organizza la rassegna di eventi a Merano e Bolzano, dove lei soggiornò tra l’inverno 1925 e l’autunno 1926 e una mostra dall’11 al 15 novembre. Ma chi era Ljubov’ e perché si fermò al sanatorio di Grieserhof a Bolzano, dove morì di anemia perniciosa? Ljubov’, chiamata affettuosamente Aimée (l’amata), era cagionevole di salute e in Alto Adige trovò cure termali e clima ideale, specie a Merano dove l’accolse la nutrita comunità di esuli russi. Lei che aveva un padre inviso al governo zarista che gli fece scontare 4 anni di lavori forzati in Siberia, preferì sempre vagare fuori dai confini della madre patria. Come risulta dalle ricerche dell’associazione Rus’, che ha tradotto in italiano le opere di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, la scrittrice nel 1912 diede alle stampe L’emigrante, mentre la sua biografia del padre (scritta in francese) fu pronta nel ’26.
Lettere inedite
Sempre l’associazione russa di Bolzano ha da poco ritrovato e curato la pubblicazione delle lettere inedite, che ne tracciano un inedito profilo, scambiate tra la scrittrice russa e la prima traduttrice italiana Maria Laetitia Lumbroso Maroni. Memorie svelate ieri (28 settembre) a Merano in Villa Borodina (via Schaffer 23) detta «Casa Russa», lascito ottocentesco della nobile Nadezhda Ivanovna Borodina, figlia di un funzionario dello zar, che si curava a Merano. Natal’ja Ashimbaeva, direttrice del Museo letterario-commemorativo «Dostoevskij» di San Pietroburgo e Irina Andrianova dello stesso ente, collegate online, hanno parlato della corrispondenza intercorsa tra i Dostojevski padre e figlia dal 1881 al 1917. Poi Bianca Marabini Zoeggeler e Marina Mascher, presidente e vicepresidente dell’associazione culturale Rus’, hanno ricordato come Dostoevskaja visse in esilio e hanno presentato le nuove edizioni dei suoi libri.
Gli eventi
Il 10 novembre alle 18 al Grieserhof (via Cologna 1, Bolzano) Zoeggeler e Mascher racconteranno l’ultima tappa del viaggio di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaj e l’attrice Maria Pia Zanetti leggerà brani dai racconti e dal romanzo L’Avvocata, pubblicato nel 1913. Sarà poi inaugurata una mostra all’ingresso del Grieserhof (accanto alla targa apposta nel 2021 in ricordo della scrittrice) e nella sala del bar. La vicepresidente Marina Mascher precisa: «Sostenuta dalla Provincia di Bolzano, la mostra segue di 7 anni un’analoga esposizione fatta da noi e unisce una selezione di foto i cui originali sono conservati a San Pietroburgo, a copie di alcune lettere. Per raccontare alcuni passaggi della sua vita e dei suoi libri, sarò sempre presente dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17». Info: Associazione culturale Rus’: 335 6158588 - rus.bz@tiscali.it.
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29 settembre 2026
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