Giovanni Allevi: «In bilico tra vita e morte, salvato dalla musica e da una brioche»
Il compositore in concerto alla Reggia di Caserta. «Ho ancora tremori, in scena devo indossare un busto. Non mi importa del successo e di cosa pensano gli altri»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Giovanni Allevi: «In bilico tra vita e morte, salvato dalla musica e da una brioche»
di Giuliano Delli PaoliIl compositore in concerto alla Reggia di Caserta. «Ho ancora tremori, in scena devo indossare un busto. Non mi importa del successo e di cosa pensano gli altri»
Giovanni Allevi
«La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo», parola di Giovanni Allevi. È una metafora rivelatrice di una spiccata forza d’animo che il celebre compositore, filosofo e direttore d’orchestra ascolano formula per raccontare sia il delicato momento di vita che sta attraversando, dopo aver scoperto nel 2022 di avere un mieloma multiplo, sia lo spirito del concerto che lo vedrà protagonista sabato 19 alla Reggia di Caserta in piazza Carlo di Borbone. Un live speciale, intitolato «Musica dall’Anima», concepito da Allevi come un viaggio interiore tra l’amato pianoforte, gli archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana e ospiti d’eccezione come il violoncellista Francesco Stefanelli e il divulgatore culturale Edoardo Prati.
Quando ha capito che il dolore poteva trasformarsi in composizione?
«Una volta superata la disperazione iniziale, non mi sono chiesto se sarei sopravvissuto o se il dolore fisico che mi attanagliava sarebbe continuato all’infinito. Mi sono chiesto a quali note musicali corrispondessero le sette lettere della parola mieloma secondo un procedimento matematico già usato da J. S. Bach».
E cosa ha scoperto?
«Che da quella parola dolce ed insidiosa scaturisce una melodia bellissima e già dal primo giorno di ricovero ho avuto in mente di realizzare qualcosa di leggendario: un concerto per violoncello e orchestra che iniziava proprio con quelle sette note».
Il fulcro del live, «Concerto Mm22 per Violoncello e Orchestra», nasconde, appunto, una parola terribile: che cosa sente davvero in quelle note?
«La composizione del Concerto Mm22 per Violoncello e Orchestra, dove Mm sta per Mieloma Multiplo e 22 è l’anno della creazione, mi ha accompagnato durante la lunga e sofferta degenza oncologica, anche nei momenti più duri in cui sono stato in bilico tra la vita e la morte. È un diario in musica in cui racconto tutte le emozioni che ho provato, dall’angoscia alla speranza, dal buio più cupo alla gioia sfrenata fino al dilagare in una dimensione metafisica. L’ho composto per illudermi di avere la meglio sulla malattia».
Nell’album «Estasi» cercava l’oltre, anche attraverso la «Estasi di Santa Teresa d’Avila» di Bernini: oggi, però, che cosa significa per lei la parola estasi?
«All’istituto dei tumori di Milano avevo subito un piccolo intervento chirurgico per farmi mettere il pic sotto la clavicola. Esausto, in un corridoio, alla macchinetta ho preso una cioccolata calda ed una brioche, pur sapendo che dovevo limitare i dolci. Le ho portate in camera e le ho assaporate mentre il tramonto tingeva di rosso l’orizzonte. Estasi allo stato puro».
Il suo modo di comporre è cambiato?
«Ora compongo musica in modo totalmente libero. Non mi interessa il successo, gli streaming, le visualizzazioni, non voglio immolare la mia autenticità all’altare del riscontro esterno. Ha perso anche di importanza il giudizio che il mondo accademico musicale mi ha rivolto per anni, e che in qualche modo mi condizionava».
Cosa ascolta quando è solo?
«Chopin. In questi mesi sto sviluppando una autentica ossessione per l’Improvviso n.2. La sua parte finale è di una bellezza vertiginosa».
Come sta fisicamente?
«Combatto. I crolli vertebrali lasciati dalla malattia mi procurano mal di schiena cronico e tremore alle mani. Durante il concerto devo indossare un busto ortopedico ed è veramente difficile suonare o dirigere in queste condizioni. Ho deciso di affrontare il dolore facendo un’ora di camminata veloce tutti i giorni e seguendo una alimentazione ferrea. Dopo quattro anni non mi sembra di vedere un grande miglioramento, eppure ho fiducia nella mia perseveranza».
E come vive le attese, le pause e la fatica?
«Vivo questi anni di dolore ed incertezza con la speranza che in fondo alla mia anima ci sia una dimensione invisibile che non si fa toccare da nulla. Tanto che, nei momenti di difficoltà mi ripeto: la sofferenza è la nuvola ma io sono il cielo».
Come sarà il concerto alla Reggia?
«Dopo l’esecuzione di alcuni miei brani, ci sarà un momento di riflessione filosofica. Chiamerò sul palco il giovane divulgatore culturale Edoardo Prati. Insieme dialogheremo sul tema della Meraviglia, motivo ispiratore di tutta la serata. Poi ci sarà il culmine musicale con l’esecuzione del Concerto Mm22. Io lo dirigerò e la parte del solista sarà affidata ad un altro giovane talento, il violoncellista classico Francesco Stefanelli».
C’è un ricordo che la lega, invece, a Napoli?
«È la città dove all’età di 21 anni feci il mio primo concerto importante di musica classica. Quella sera vennero ad ascoltarmi solo cinque persone. Eppure mi seguirono con un tale entusiasmo che io capii che la musica sarebbe stata la mia vita». Se dovesse descriversi con una sola nota, quale sarebbe? «Istintivamente direi due suoni dello spettro non udibile, uno ultra, uno infra. Voglio uscire dai radar della consuetudine e sondare gli abissi profondi o le altezze celesti».
Vai a tutte le notizie di Napoli
16 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Incendi in Costiera amalfitana e in Penisola, fiamme intorno ad Agerola
Un video girato dai cittadini mostra la minaccia delle lingue di fuoco
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione