Musica e natura, appuntamento con le dolci armonie del Casentino
Corriere della Sera - Cultura

Musica e natura, appuntamento con le dolci armonie del Casentino

Mercoledì 16 settembre 2026
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Un nuovo ensemble d’archi, la ricerca sul «Suono Italiano», i concerti che uniscono sensi e territorio, i laboratori. Il progetto del maestro Domenico Pierini tra monastero e lanificio di Stia dal 18-25 settembre

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Musica e natura, appuntamento con le dolci armonie del Casentino

di Lorella Romagnoli

Un nuovo ensemble d’archi, la ricerca sul «Suono Italiano», i concerti che uniscono sensi e territorio, i laboratori. Il progetto del maestro Domenico Pierini tra monastero e lanificio di Stia dal 18-25 settembre

Che suono ha il Casentino? Si potrebbe evocare il mormorio dolce dei ruscelletti di dantesca memoria, o lasciarsi trasportare dalla sinfonia di D’Annunzio, dove la parola si fa acqua e scorre al ritmo della natura. O abbandonarsi al silenzio, al fruscio delle foglie, al frastuono di un tuono improvviso. 

La natura è come un’orchestra invisibile dove ogni elemento trova una sua armonia. Un’armonia avvolgente che sembra accordata sui 432 Hz, quella frequenza aurea che risuona con le geometrie nascoste dell’universo, lontano dalle intonazioni artificiali standardizzate di oggi.

È proprio l’accordatura scelta da Giuseppe Verdi il cuore di un nuovo progetto del violinista e direttore d’orchestra Domenico Pierini: Casentino Armonico – Il respiro della Natura (dal 18-25 settembre a Pratovecchio Stia) che segna il debutto del Casentino Classica Ensemble, formazione d’archi con musicisti di prestigiose realtà italiane, dal Maggio all’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, dalla Fondazione Arena di Verona al Comunale di Bologna fino al Pucciniano. 

«La mia idea era di creare qualcosa di autentico che facesse incontrare musica, territorio, natura, storia e percezione — spiega Pierini che dell’Ensemble è direttore e solista — Non semplici concerti, ma esperienze dove l’olfatto, la vista attraverso un coerente disegno luci, il dialogo siano da stimolo per un ascolto più consapevole, di ciò che ci circonda, di noi, del nostro benessere».

Ne parla da quello che è diventato il suo quartier generale, il monastero domenicano di Santa Maria della Neve e San Domenico a Pratovecchio Stia, coinvolto nel progetto. Qui ha portato il suo strumento, gli spartiti e tutto il necessario per lo studio. 

L’ispirazione arriva dal silenzio, dai dialoghi con le monache di clausura, dalle passeggiate nell’orto tra lavanda, rosmarino, salvia, timo, tra le piante aromatiche officinali che le monache trasformano in profumi, creme, liquori, oli nell’Antica Spezieria. «Questo luogo favorisce il pensare e il progettare — dice il maestro — e poi le amiche sorelle sono speciali, hanno una grande lungimiranza, sono proiettate verso il futuro». Così come lo è la sua ricerca timbrica, sonora ed estetica sul «Suono Italiano»: «L’accordatura rispetto allo standard oggi in uso, il 440 Hz, è più bella, dolce, morbida, meno tirata. Non è fastidiosa. È un ritorno al passato con una visione contemporanea, che guarda in avanti. Ritengo che ben rappresenti l’identità del Casentino e quello che dovrebbe essere il nostro mondo. Più lento, più meditato».

Un approccio che, in fondo, è un tutt’uno con la sua evoluzione esistenziale. Livornese, per 37 anni primo violino dell’Orchestra del Maggio Musicale, già fondatore dei Cameristi del Maggio, e una carriera prestigiosa in Italia e all’estero con i più grandi direttori come Mehta, Abbado, Muti, Sinopoli, dal 2018 Pierini ha casa in una borgata sopra Stia insieme alla violinista e violista, psicologa e docente Desy Rossi che lo affianca nel progetto. «Frequentavo il Casentino perché mia mamma era in una Rsa, e mi ha subito colpito la qualità della vita. Niente traffico, rapporti autentici, calma, accoglienza. Arrivavo qui e mi sembrava sempre domenica. Oggi siamo iperconnessi, ci resettano il cervello, si sta perdendo la capacità di critica e di sentire. Ma credo che da parte delle persone ci sia, più o meno inconsapevolmente, il desiderio di rallentare».

E così la nascita di «una realtà musicale di alto livello in un territorio straordinario che in qualche modo ci connette alla esigenze che abbiamo oggi, è stata subito abbracciata da Luca Santini, sindaco di Pratovecchio-Stia, già presidente del Parco delle Foreste Casentinesi e attuale presidente di Federparchi - Europarc Italia, che ci ha incoraggiati, riconoscendone il valore e che ringrazio. Con noi c’è poi la Scuola di Musica MusaInt di Stia, vivace realtà del territorio: ci ha dato una grande mano nella logistica».

Il programma

Ma cosa accadrà nelle serate del Casentino Armonico? 

Il concerto inaugurale del 18 settembre (ore 21) al Lanificio di Stia si intitola Radici Sonore. In programma Bach, Mozart, Albinoni, Vivaldi. «Per il Concerto K.414 di Mozart — dice Pierini — Daniela Novaretto suonerà il pianoforte gran coda Érard Paris originale del 1879, accordato naturalmente a 432 Hz. Ha una tavolozza timbrica morbida, vellutata, mai stridente, in linea con la nostra ricerca». 

Il 19 settembre
(ore 16.30-18.30) al monastero di Santa Maria della Neve e San Domenico spazio a Le Stagioni Interiori – Incontriamo l’autunno, laboratorio esperienziale sulle emozioni curato da Desy Rossi, accompagnato dalla musica a 432 Hz «dedicato anche all’ascolto consapevole, alla gestione dello stress e al rilassamento». 

Infine doppio appuntamento il 25 settembre al Lanificio di Stia. Alle 17 è in programma L’Armonia della Natura, dialogo sui temi della biodiversità e del paesaggio tra Alessandro Chiarucci, professore ordinario di Botanica Ambientale all’Università di Bologna, e Luca Santini, in qualità di presidente di Federparchi – Europarc Italia. 

A seguire, alle 21, L’Alchimia delle Stagioni con Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi che verranno attraversate con tutti i sensi: «l’Estate e l’Inverno saranno colorate con il basso elettrico di Marco Carpici e la batteria di Marco Palladino per evidenziare — spiega Pierini — alcuni momenti ritmici presenti nella partitura come il battito della pioggia o il vento, mentre le fragranze del monastero domenicano, la ginestra, la rosa, il fico, l’acqua del Casentino, scandiranno il percorso olfattivo». «Partiamo così — conclude il maestro — ma l’idea è esportare un’esperienza che racchiude le mille anime del territorio e una forte identità».

L’orchestra invisibile della natura che ha ispirato Dante e D’Annunzio continua a suonare. E il Casentino, ancora una volta, invita ad ascoltarla.

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16 settembre 2026 ( modifica il 16 settembre 2026 | 07:38)

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