Record, un’eccezione da ricordare (almeno fino alla prossima)
Corriere della Sera - Cultura

Record, un’eccezione da ricordare (almeno fino alla prossima)

Martedì 15 settembre 2026
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Termine inglese, ereditato dal francese che lo aveva ripreso dal latino. Molto comodo negli sport e in politica

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Record, un’eccezione da ricordare (almeno fino alla prossima)

di Paolo Fallai

Termine inglese, ereditato dal francese che lo aveva ripreso dal latino. Molto comodo negli sport e in politica

Illustrazione di Doriano Solinas

I viaggi compiuti dalle parole, dal primo concepimento fino al loro insediarsi nel nostro linguaggio quotidiano, possono essere lunghissimi, attraversare secoli e ignorare confini. In molti casi questa loro abilità rappresenta un record. A proposito.

Alle origini di un primato. La parola record deriva dall'inglese record, che significa "registrazione", ed è entrata in italiano alla fine del XIX secolo (il dizionario di Tullio De Mauro fornisce come prima data di utilizzo il 1884). Il verbo inglese (to) record deriva a sua volta dall'antico francese recorder, che significa "ricordare", "far tornare alla mente" o "raccontare". L'antico francese risale a sua volta al latino recordari (composto da re-, indietro o di nuovo, e cor, cuore/mente), con il senso originario di "portare di nuovo al cuore", cioè ricordare.

Evoluzione del significato. Dal senso di "ricordare", il termine è passato a indicare l'atto di scrivere o registrare qualcosa per non dimenticarlo (la registrazione di un fatto ufficiale). In inglese, la parola ha assunto il significato di risultato massimo o primato memorabile fissato per iscritto in un registro ufficiale. In italiano, il forestierismo si è stabilito principalmente con il valore di primato sportivo o massimo risultato assoluto.

L’ambito sportivo (e le scommesse). I dizionari storici (come l'Oxford English Dictionary) certificano il 1883 come l'anno in cui il termine ha assunto ufficialmente il significato di "migliore prestazione mai registrata e ufficializzata in uno sport o in un'attività". I verbi associati "break a record" (battere un record) e "beat a record" sono apparsi rispettivamente nel 1883 e nel 1884. Benché la parola sia nata a fine Ottocento - segnala l’enciclopedia Britannica - l'idea di quantificare e misurare scientificamente le prestazioni atletiche (portando alla nascita del record vero e proprio) si è sviluppata a partire dal tardo XVII secolo in Inghilterra. Questo è avvenuto parallelamente alla nascita delle scommesse sull'ippica e alla necessità di avere criteri di misurazione oggettivi e standardizzati.

Una straordinaria longevità. Uno dei modi di dire più diffusi nel mondo dello sport recita “I record sono fatti per essere battuti”, per questo la loro durata è così importante. A livello di Giochi Olimpici, spicca il record del salto in lungo maschile di Bob Beamon, che a Città del Messico nel 1968 saltò 8,90 metri. Sebbene il suo record mondiale sia stato superato da Mike Powell nel 1991, la sua prestazione rimane il record olimpico più longevo di sempre, imbattuto da ben 58 anni. Per quanto riguarda l'atletica italiana, il record più celebre per longevità è stato quello di Pietro Mennea nei 200 metri piani. Il suo 19"72, stabilito a Città del Messico il 12 settembre 1979, è rimasto record del mondo per ben 17 anni (battuto da Michael Johnson nel 1996) e resiste ancora nel 2026 come record europeo della specialità.

Le difficoltà col fascismo (e le derive ridicole). La parola record ha fatto parte dei forestierismi che il fascismo voleva abolire. Durante la campagna di autarchia e "bonifica linguistica" degli anni '30 e '40, il regime fascista vietò l'uso di termini stranieri per difendere l'identità nazionale. Al posto dell'anglicismo record, venne imposta la parola primato. Che tutto sommato ha avuto fortuna nella nostra lingua, tanto che ancora la usiamo. Molto meno successo hanno avuto alcune proposte ridicole avanzate dalla Reale Accademia d’Italia in nome dell’identità italiana. Voleva sostituire bar con “qui si beve”, cocktail con “polibibita”, tennis con “pallacorda”, flirt con “amoretto”, dessert con “peralzarsi”. D’altronde, i giornali vennero obbligati anche a rinominare uno dei musicisti più importanti dell’epoca come Luis Armstrong in “Luigi Fortebraccio” e la capitale argentina Buenos Aires in “Buonaria”.

Ricordare e nascondere. Una espressione inglese che incontriamo spesso (nei film, in tv o da chi pensa che citarla faccia particolarmente effetto) è “off the record”: letteralmente significa "ufficioso", "in via confidenziale" o "fuori verbale". Indica un'informazione o una dichiarazione data in privato che non deve essere pubblicata, registrata o attribuita a chi l'ha detta. Nel giornalismo si usa quando una fonte parla per chiarire i fatti o dare un contesto, chiedendo però di non usare il suo nome o di non pubblicare direttamente quelle parole. Nel linguaggio comune significa dire qualcosa "in confidenza" o "in off", pretendendo che resti tra le persone presenti e non venga ripetuto all'esterno. Il contrario esatto è "on the record", che indica una dichiarazione ufficiale, pubblica e interamente citabile.

I molti record in politica. I primati hanno da sempre appassionato la politica italiana. Ma contrariamente a quanto si crede i 68 governi che si sono succeduti in Italia dal 1946 al 2026 (con 31 presidenti del consiglio e una durata media di 13 mesi) non rappresentano un record. La Svizzera ne cambia uno l’anno. Belgio e Finlandia, in Europa, e Giappone e Perù nel mondo ne hanno avuti di più. Pier Ferdinando Casini detiene l’attuale record di presenze in Parlamento essendo stato eletto, dal 1983, per undici volte, ma è lontano dal record di Giulio Andreotti, che è stato presente dalla Costituente al 2013 per oltre 66 anni. I deputati e senatori con i tassi di assenza più alti nelle classifiche recenti del Parlamento italiano (in particolare nella XIX legislatura monitorata da Openpolis) sono Antonio Angelucci (Lega) che detiene il record assoluto di assenteismo a Montecitorio con una percentuale di mancata partecipazione che supera il 99% delle votazioni elettroniche e Marta Fascina (Forza Italia): seconda nella classifica delle assenze, ha saltato quasi 16.000 votazioni dall'inizio del mandato, senza risultare in missione.

Gli incarichi e la longevità dei governi. Considerando l'intera storia dell'Italia unita (dal 1861 a oggi), la classifica dei Presidenti del Consiglio per numero di incarichi (ossia il numero di governi da loro presieduti e legalmente formati) vede al primo posto Alcide De Gasperi, Giovanni Giolitti e Agostino Depretis con 8 governi a testa, seguiti da Giulio Andreotti (7), Amintore Fanfani (6), Aldo Moro e Mariano Rumor (4). Il 4 settembre 2026 il governo presieduto da Giorgia Meloni, con 1413 giorni, ha stabilito il record di durata continuativa tra i governi della Repubblica. Il record di giorni trascorsi come Presidente del consiglio appartiene a Silvio Berlusconi con 3339 (in 4 governi) seguito da Giulio Andreotti con 2678 (7). Il record assoluto di longevità come presidente del Consiglio appartiene però a Benito Mussolini, con 7574 giorni. Ma in quei vent’anni nessuno poteva insidiarlo, pena la galera o la vita.

15 settembre 2026 ( modifica il 15 settembre 2026 | 21:21)

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