Pola, quell’addio che non finisce mai
Corriere della Sera - Cultura

Pola, quell’addio che non finisce mai

Martedì 15 settembre 2026
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I libri i ricordi di Anna Maria Mori. Lascò il suo «amato golfo» ottant'anni fa. La ferita però, anche se il confine è oggi (quasi) di seta grazie alla Ue e tanti rancori sono evaporati, resta. E sanguina ancora

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Pola, quell’addio che non finisce mai

Gian Antonio Stella | 15 settembre 2026

I libri i ricordi di Anna Maria Mori. Lascò il suo «amato golfo» ottant'anni fa. La ferita però, anche se il confine è oggi (quasi) di seta grazie alla Ue e tanti rancori sono evaporati, resta. E sanguina ancora

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«Sergio Endrigo era nato a Pola, e da Pola era venuto via, insieme agli altri trecentomila istriani, nel 1947. E 1947 è il titolo dell’unica canzone che ha dedicato al suo esilio, lui che per il suo carattere anche troppo riservato non ha mai usato questa storia, che è sua personale e collettiva di tutto un popolo, come una medaglia da appuntarsi sul petto, e da esibire. Non l’ha usata come un grido di protesta contro il mondo, non come un dato identitario da utilizzare in pubblico, tantomeno come una credenziale per la riscossione di un eventuale credito personale o politico. Lui, come tanti della sua gente, ha ricostruito in silenzio, pieno di dignità, la sua vita, lontano dalla «strada fiorita della (sua) gioventù». (...) Era ovviamente italiano, come tutti gli altri che hanno vissuto insieme a lui la sua stessa storia, ma se cerchi la sua biografia su internet, trovi: «Sergio Endrigo, nato a Pola, Croazia».

Sono passati quasi ottant’anni, da quando Anna Maria Mori, giornalista, scrittrice, autrice di libri bellissimi come Bora. Istria, il vento dell’esilio firmato con Nelida Milani, ha lasciato la sua terra. Ma ancora oggi soffre a leggere nella sua scheda su Wikipedia: «nata a Pola, Croazia». Perché sì, certo, tutti i confini del mondo sono ingiusti e se vai ad approfondire trovi la precisazione «nata a Pola da padre fiorentino e madre di Lussino ai tempi in cui la città era italiana». La ferita però, anche se il confine è oggi (quasi) di seta grazie alla Ue e tanti rancori sono evaporati, resta. E sanguina ancora.

Lo rivela l’ultimo struggente libro edito per HarperCollins: Disordine. Un abbecedario (quasi) sentimentale. Dove Anna Maria ricorda la sua infanzia nella città sul golfo, il cane Bobi al quale sotto le bombe scoppiò il cuore e l’allegria di Aurora che faceva il bucato nella lissiera e un giorno se ne andò sul bastimento con un soldato americano e il porticciolo di Lussinpiccolo con le case colorate e il trauma dell’esodo e l’amaro in bocca a vedere che la «compaesana» Rossana Rossanda pareva avesse quasi rimosso la piccola patria finché non scrisse la propria storia che iniziava così: «Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia)».

15 settembre 2026

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