Alice Guerra, il nuovo giallo tra gatti, omicidi e ironia: «Un crimine in cui si ride»
Corriere della Sera - Cultura

Alice Guerra, il nuovo giallo tra gatti, omicidi e ironia: «Un crimine in cui si ride»

Martedì 15 settembre 2026
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Il libro della content-creator veneziana da un milione di follower si intitola "La settima vita di Jessica Fletcher": «Scrivere mi fa piangere e ridere, emozionare.

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Alice Guerra, il nuovo giallo tra gatti, omicidi e ironia: «Un crimine in cui si ride»

di Francesca Visentin

Il libro della content-creator veneziana da un milione di follower si intitola "La settima vita di Jessica Fletcher": «Scrivere mi fa piangere e ridere, emozionare.

Una storia di gatti che non si sa mai dove sono, di omicidi, misteri e donne che fanno scelte decisive. È uscito il nuovo romanzo di Alice Guerra, veneziana, content-creator da un milione di follower, La settima vita di Jessica Fletcher. Un omicidio, due gatti e troppi uncinetti (Rizzoli, 384 pagine, 18,50 euro). Un cozy crime (giallo «confortevole» che punta su ironia e umorismo), come i due precedenti, che hanno venduto circa 70mila copie. La protagonista della storia, Alice, esce in pigiama per cercare il suo gatto Camillo e si trova, con un coltello in mano, sulla scena dell’omicidio di Renato Bianchin, 80 anni. Le prove sembrano schiaccianti e Alice finisce agli arresti domiciliari. Da lì, un susseguirsi di avventure e colpi di scena ambientati nella provincia veneta, tra club dell’uncinetto, amicizie, battibecchi, solidarietà, personaggi improbabili. Ancora una volta l’Alice protagonista finisce per improvvisarsi detective e indagare fino a risolvere il caso, come il suo mito Jessica Fletcher, che però in questo romanzo sembra caduta in disgrazia. Alice Guerra dalla vita narrata con ironia (e dialetto veneto) sui social, gli animali adorati, la zia Rosanna, strafanti, purè e mutandoni, avventure e disavventure come una Bridget Jones contemporanea, fa ridere e piangere con lei la sua nutrita community di follower. Ma è anche diventata scrittrice di successo, già al terzo giallo pubblicato, sempre per Rizzoli.

Alice Guerra, un nuovo libro nel nome di Jessica Fletcher.
«Ma è l’ultimo della saga. Basta, dopo questo io e Fletcher ci separiamo, non la sopporto più. È come mangiare pasta con il pesto tutti i giorni, buonissima all’inizio, poi non la puoi più vedere...»

La scelta di puntare sul genere crime cozy, gialli divertenti, resta?
«Sì, quello è il mio filone, un tipo di narrazione ironica che mi appartiene. Non mancano mai tra i personaggi i miei vecchietti veneti, esilaranti, o le avventure tragicomiche».

Il romanzo è in gran parte anche autobiografico, racconta il suo mondo. L’Alice di questo libro com’è?
«Rispecchia come mi sono sentita io nell’ultimo anno che è stato veramente difficile e complicato, tra lutti e un’invasione di farfalline e vermi in casa di cui non riuscivo a liberarmi... In quello che scrivo prendo sempre spunto dalla mia vita privata».

Scrivere è liberatorio?
«Scrivere mi fa piangere e ridere, emozionare. Ci sono parti più leggere, altre anche molto introspettive e profonde. Sì, è liberatorio, alcune pagine le scrivo tra le lacrime. Ma alla fine mi considero “una rincoglionita che scrive cose divertenti”... Questa storia è nata prendendo spunto dai molti hater che affollano i social e da relazioni tossiche».

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Ha parlato pubblicamente sui social della sua recente diagnosi di autismo e Adhd. Perché?
«Perché dopo una vita passata a sentirmi diversa dalle altre persone senza capire il motivo, finalmente l’anno scorso ho avuto la diagnosi di autismo e Adhd. E mi sono liberata da quella frase che ha segnato la mia infanzia, “la bambina è strana”... Ho sofferto tutta la vita cercando di fare finta di essere quella che non ero, per apparire un po’ meno “strana”, una fatica e una sofferenza enorme. Ora so perchè sono così e lo accetto. Ne parlo sui social per essere d’aiuto a altre persone, molte tra quelle che mi seguono dopo il mio racconto sono andate da neuropsicologi e hanno trovato anche loro la risposta. L’autismo femminile, soprattutto, è poco conosciuto, si manifesta in maniera diversa da quello maschile e spesso non è facile riconoscerlo. Consiglio a chi ha dubbi di rivolgersi al gruppo Empathie+ di Vigonza e Thiene».

Sui social e anche nei libri, ha sempre affrontato il tema del corpo in maniera consapevole: una narrazione differente dalla solita ossessione per l’estetica.
«Credo che la narrazione sul corpo sia ormai sdoganata. Io mi mostro in mutandomi, pigiamoni e ciabatte di pelouche, oppure super tirata e truccata, dipende da come mi sento. Ero dimagrita molto dopo che il mio ex mi aveva lasciata, poi ho ripreso tutti i chili persi. E cambierò ancora di aspetto, ma voglio essere seguita per i contenuti e quello che esprimo, non per l’aspetto fisico. Per me l’importante è sentirmi bene, ho fatto recentemente il filler alle labbra perché mi andava. Non sono contro i ritocchi estetici, ogni persona può fare quello che vuole».

Ha fatto discutere la foto ritoccata che ha pubblicato Laura Pausini. Cosa ne pensa?
«Penso che ogni scelta dev’essere libera e personale».

Il dialetto veneto è il suo segno di riconoscimento, lo abbandonerà?
«Uso tantissimo il dialetto veneto nei reel, trovo che fa morire dal ridere. Lo uso meno nelle storie. Ma amo il dialetto, mi fa ridere, caratterizza bene anche alcuni personaggi dei miei libri».

È innamorata?
«Non voglio mai più innamorarmi in tutta la mia vita. Ho i miei animaletti, gatti e cani, gli amici, le amiche, la mia casa, la mia indipendenza, la scrittura. E va bene così».

Un tema che le sta a cuore?
«Vorrei che le persone che soffrono in modo simile al mio non facessero finta di essere quello che non sono e si accettassero».

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