Dalle stelle ai batteri agli scimpanzè fino all’intelligenza artificiale: caso e leggi dirigono il film della vita. Come siamo arrivati fino qua e che può succedere ora?
Corriere della Sera - Cultura

Dalle stelle ai batteri agli scimpanzè fino all’intelligenza artificiale: caso e leggi dirigono il film della vita. Come siamo arrivati fino qua e che può succedere ora?

Martedì 15 settembre 2026
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Mescolanze inattese nell’albero genealogico dell’umanità. Il saggio di Pievani e Remuzzi «Se non c'eri, non c'ero» è edito da Solferino, Qui ne pubblichiamo l'introduzione

Dalle stelle ai batteri agli scimpanzè fino all’intelligenza artificiale: caso e leggi dirigono il film della vita. Come siamo arrivati fino qua e che può succedere ora?

15 settembre 2026

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Mescolanze inattese nell’albero genealogico dell’umanità. Il saggio di Pievani e Remuzzi «Se non c'eri, non c'ero» è edito da Solferino, qui ne pubblichiamo l'introduzione

TestoTelmo Pievani e Giuseppe Remuzzi - VideoIacopo Gori / CorriereTv

Se ripetessimo il film della vita mille volte, probabilmente otterremmo mille sceneggiature diverse e, soprattutto, mille finali differenti. Qualcuno dice che la storia non si fa con i se, ma i percorsi alternativi che la scienza ci fa immaginare, i controfattuali, possono essere molto istruttivi. Certo, l’esperimento del film della vita purtroppo è impossibile, perché non abbiamo inventato la macchina del tempo, ma ciò che sappiamo finora sulla storia naturale ci porta a questa conclusione. L’evoluzione procede seguendo le sue leggi, prima tra tutte la selezione naturale, tuttavia la componente di casualità genetica e ambientale è molto forte. Quindi esistono regolarità, schemi e ricorrenze nei processi evolutivi, ma non sono sufficienti per renderli determinati e prevedibili a priori. L’evoluzione è un intreccio di leggi e di caso, come diceva Charles Darwin.

In un libro così ricco di periodi ipotetici, i cultori del formalismo ci scuseranno se nel titolo abbiamo usato l’indicativo imperfetto al posto del congiuntivo trapassato e del condizionale («se non ci fossi stato tu, non ci sarei stato nemmeno io»). Del resto, lo usarono anche grandi scrittori del passato, da Niccolò Machiavelli ad Alessandro Manzoni. Se non c’eri, non c’ero , nella sua immediatezza, rappresenta meglio il contesto informale in cui sentimmo per la prima volta questa espressione di sincera e affettuosa gratitudine. Inoltre, l’imperfetto ipotetico colloquiale rende più efficacemente il fatto che si tratta di un periodo ipotetico sì, ma molto realistico e altamente probabile: davvero, la scienza ci dice che, se non si fossero create in passato certe condizioni, noi oggi non saremmo qui.

Così scopriamo che i mammiferi come noi non esisterebbero se tanto tempo fa un retrovirus non avesse inserito dentro il Dna dei nostri antenati un gene che è fondamentale per lo sviluppo della placenta. L’evoluzione è bricolage: tutto viene buono. Non potremmo respirare, se i cianobatteri non avessero inventato la fotosintesi e liberato ossigeno come scarto, estinguendo gran parte delle forme di vita di allora, ma dando una grande opportunità alle poche sopravvissute. I dinosauri avrebbero continuato a dominare il mondo — per terra, per mare e per aria — se non fosse caduto quell’asteroide 66 milioni di anni fa. Probabilmente non si sarebbero nemmeno differenziati i primati (non nelle foreste tropicali, ma al freddo, come racconteremo), e noi con loro. Se la Rift Valley non avesse spaccato da nord a sud il continente africano, forse adesso condivideremmo ancora un habitat stabile e rassicurante di foresta pluviale con scimpanzé e gorilla, che nel frattempo abbiamo spinto sull’orlo dell’estinzione.
Grazie al sequenziamento dei genomi delle altre grandi scimmie, possiamo capire che cosa ci ha reso diversi da loro, cromosoma per cromosoma, essendo ogni specie unica a modo suo.

Innanzitutto il bipedismo, che però si è evoluto molte volte e, inaspettatamente, sui rami prima che al suolo. Solo in seguito il cervello ha cominciato a crescere nel genere Homo , ma si è dovuto conquistare il suo spazio a suon di compromessi, a volte pericolosi e dolorosi come il parto umano. Mettiamo al mondo cuccioli prematuri e inermi, ma forse questa fragilità si è trasformata nel segreto del nostro successo, ovvero la creatività, l’immaginazione, il linguaggio e soprattutto la cooperazione. Chi l’avrebbe mai detto.

Grazie a nuovi fossili, a indagini genetiche sempre più precise e ora anche all’analisi di proteine conservate in ossa di 400.000 anni fa, l’albero genealogico dell’umanità si sta squadernando davanti ai nostri occhi, sempre più ricco, ramificato, pieno di convivenze e mescolanze inattese. Un’impresa conoscitiva straordinaria, con implicazioni non solo scientifiche, ma anche culturali e filosofiche, che anche in questo libro, come in Dove comincia l’uomo , proviamo a raccontare unendo le competenze della medicina e della biologia evoluzionistica. Il quadro dell’evoluzione umana sta cambiando rapidamente e vorremmo condividere con voi lo stupore e la passione con cui chi vi scrive, noi due per primi, legge e interpreta le nuove scoperte.

Impareremo i segreti di estrarre il grasso dalle ossa lunghe,
un po’ quello che facciamo oggi con l’«osso buco», ma è stato messo in pratica dai Neandertal 130.000 anni fa: senza quel grasso quelle popolazioni non sarebbero sopravvissute, e forse non ci saremmo nemmeno noi.
Dobbiamo riconoscere che col piombo siamo stati fortunati: avreste mai detto che noi abbiamo un assetto genetico che ci protegge dai danni da piombo e gli altri ominidi no? E da questo è dipeso almeno in parte anche lo sviluppo del cervello di noi Sapiens . E poi la carne rossa. Fa male, siamo d’accordo, ma è troppo semplice dire che fa male e basta: in chi svolge un’attività fisica estrema la carne rossa serve, eccome. L’altezza e, di nuovo, lo sviluppo del cervello dipendono da un gene che noi abbiamo e gli altri no, ma quel gene si esprime in rapporto a una dieta fatta soprattutto di carne rossa. Insomma, un grazie anche alla carne rossa.


Se non c'eri, non c'ero di Telmo Pievani e Giuseppe Remuzzi (pp.304, euro 19.5) è edito da Solferino.
​Pievani (1970) è evoluzionista e filosofo della scienza; insegna all'Università di Padova. 
​Remuzzi 81949) è professore di Nefrologia per "chiara fama" all'Università di Milano e direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs L' Homo sapiens

Homo sapiens non sarebbe la specie di successo che è oggi, se non avesse convissuto e non si fosse ibridata con altre specie umane. Anche su questo fronte ci sono aggiornamenti succulenti da raccontare. Dopo tutto, queste storie dovrebbero insegnarci la gratitudine e il rispetto verso le altre forme di vita: senza di loro, noi non ci saremmo. Dobbiamo ringraziare persino C. elegans , un verme nematode che ha vinto quattro Premi Nobel e per mezzo del quale abbiamo fatto scoperte di enorme valore medico e di ricerca di base. Soprattutto, queste evidenze ci suggeriscono che l’evoluzione umana è debitrice verso comportamenti e qualità ai quali oggi non diamo abbastanza importanza: il linguaggio, appunto, la cooperazione e l’altruismo, la cui comparsa nella storia naturale deve ancora essere compresa a fondo .

Anche se il mondo si regge su milioni di atti di gentilezza, mentre assistiamo ogni giorno a scene di guerra e di violenza, molti segnali ci dicono che non stiamo usando al meglio le facoltà che ci hanno reso umani a modo nostro: la crisi ambientale; il collasso degli ecosistemi; il riscaldamento climatico antropico; i migranti climatici; l’accentramento di immense ricchezze nelle mani di pochi (che si illudono di dirigere a loro piacimento l’evoluzione umana futura); le diseguaglianze crescenti nell’accesso alla salute, alla dignità e alla sicurezza. Stiamo segando il ramo evolutivo su cui poggiamo, deteriorando i beni comuni da cui dipende la vita di tutti.

Tuttavia, come ricercatori e formatori, non possiamo rinunciare all’ottimismo di chi vede nelle nuove generazioni una speranza di riscatto, di trasformazione, di innovazioni che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare. Se il passato poteva andare diversamente, ciò vale a maggior ragione per il futuro, che non è già scritto ma dipende dalle scelte che faremo per mitigare il riscaldamento climatico e per usare nel modo più saggio e solidale possibile le nuove biotecnologie e l’intelligenza artificiale. Dopo tutto, siamo nati in Africa soltanto trecento millenni fa: abbiamo appena cominciato a diventare umani .

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