L’ossessione del dominio
Mi riferisco all’ultimo caso di femminicidio della bella e luminosa Lorena da parte del suo ex fidanzato. I due si sono trovati e amati. Ma mentre lui riteneva che lei fosse una proprietà da tenere a bada, lei pensava di potere mantenere una sua libertà di pensiero e di movimento.
L’ossessione del dominio
Dacia Maraini | 14 settembre 2026Mi riferisco all’ultimo caso di femminicidio della bella e luminosa Lorena da parte del suo ex fidanzato. I due si sono trovati e amati. Ma mentre lui riteneva che lei fosse una proprietà da tenere a bada, lei pensava di potere mantenere una sua libertà di pensiero e di movimento.
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Di fronte alla violenza nella coppie la cronaca spesso usa parole come raptus, pazzia, egoismo, ma sono termini convenzionali. È sul concetto storico di identità virile che dovremmo riflettere. Mi sto riferendo all’ultimo caso di femminicidio della bella e luminosa Lorena da parte del suo ex fidanzato. I due si sono trovati e amati. Ma mentre lui riteneva che lei fosse una proprietà da tenere a bada, lei pensava di potere mantenere una sua libertà di pensiero e di movimento. Il giovanotto è innamorato ma è convinto, per antiche abitudini culturali introiettate, che l’amore gli dia il diritto di signoria e controllo sulla donna a cui si è legato. Non sopporta che lei abbia anche una piccola voglia di autonomia e prende a controllarla e pedinarla, fino a diventare ossessivo. Ecco, così succede che mentre la ragazza si disamora e cerca indipendenza, il giovanotto diventa ogni giorno più sospettoso e invadente. E un giorno arriva ad alzare le mani. Tanto che lei decide di lasciarlo. E glielo dice. A questo punto lui entra in uno stato di tale devastazione psicologica da pensare all’omicidio. Meglio morta che autonoma. Nel caso di Lorena Isceri, Federico Vella prepara il delitto con un sangue freddo che impressiona. Compra delle fascette per immobilizzarle i polsi. Le tende un agguato, la stordisce, la lega e poi la chiude nel bagagliaio della macchina. Infine porta l’auto su un cavalcavia e la scaraventa nel vuoto. Subito dopo si uccide. Il suicidio ci fa capire che non era solo un atto di egoismo, ma una vera e propria tragedia. Il giovane aveva identificato la sua virilità col possesso e il dominio. Quando questi vengono meno viene preso dall’angoscia di non essere più un uomo vero, e per dimostrare a se stesso di essere padrone di sé e della «sua» donna, si trasforma in un orribile assassino. Se vogliamo capire meglio però dobbiamo ricordare che questa ossessione maschile della proprietà e del comando appartiene alla lunga storia del patriarcato. Per millenni l’uccisione della moglie è stata legittimata dalla legge. Quella legge che da noi è stata eliminata solo nel 1981.
Per questo le manette servono a poco. Dovremmo agire sulla arcaica aberrante cultura che permette all’uomo il diritto alla proprietà della persona amata. Fin da bambini a scuola bisognerebbe insegnare che l’amore non è possesso e dominio e che la libertà è sempre un diritto da rispettare.
14 settembre 2026
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