In medicina valgono le prove, non le opinioni
Corriere della Sera - Cultura

In medicina valgono le prove, non le opinioni

Lunedì 14 settembre 2026
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In tempi di regressioni antiscientifiche come quelle che stanno avvenendo in America ma che vanno pericolosamente diffondendosi anche dalle nostre parti va ribadita l'importanza del metodo scientifico

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In medicina valgono le prove, non le opinioni

Sergio Harari | 14 settembre 2026

In tempi di regressioni antiscientifiche come quelle che stanno avvenendo in America ma che vanno pericolosamente diffondendosi anche dalle nostre parti va ribadita l'importanza del metodo scientifico

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Era il 1928, Fleming vide una muffa contaminare una piastra batterica e notò che, attorno ad essa, i batteri non crescevano. Una grande osservazione, ma per oltre dieci anni la penicillina rimase solo una curiosità di laboratorio. Furono poi Florey e Chain a isolare la sostanza, purificarla, provarla prima in laboratorio, poi negli animali e infine nei malati. Solo allora quell’intuizione si trasformò nel farmaco che ha cambiato la storia della medicina e salvato milioni di vite.
Questo è il metodo scientifico. Non il rifiuto delle nuove idee, ma l’obbligo di sottoporle a verifiche che possano anche confutarle. 

In medicina il primo banco di prova è il confronto controllato. Nei trial randomizzati pazienti paragonabili per età, sesso, estensione della malattia e fattori di rischio vengono assegnati in modo casuale a un trattamento nuovo o a un trattamento di confronto, spesso il migliore già disponibile. Quando possibile, né i pazienti né i medici che ne valutano gli esiti sanno chi abbia ricevuto quale trattamento: il cosiddetto doppio cieco. Tutto questo serve a distinguere l’effetto della cura dall’andamento naturale della malattia, dalle differenze tra i gruppi e dai bias che possono influenzare medici e pazienti.
Ma neppure il trial migliore basta da solo a rispondere a una domanda scientifica. Un singolo studio può essere piccolo, avere errori metodologici magari non immediatamente evidenti, essere condotto su una popolazione particolare o venire smentito dai risultati di trial successivi. Per questo i dati devono essere sempre replicati, sottoposti alla critica di altri ricercatori, riuniti in revisioni sistematiche e, quando i dati lo consentono, analizzati assieme in meta-analisi.

Le linee guida nascono da qui: non da pareri o opinioni personali, ma dalla analisi seria dei dati scientifici disponibili. Così come non tutte le raccomandazioni scientifiche hanno la stessa forza. Alcune poggiano su molte prove concordanti; altre sono «condizionali», perché il vantaggio è più incerto o varia da paziente a paziente; in altri casi, onestamente, non si può raccomandare nulla. Il medico deve applicare queste evidenze considerando le specificità del singolo paziente, senza essere un mero esecutore di protocolli. Così progredisce la medicina, è bene ribadirlo in tempi di regressioni antiscientifiche come quelle che stanno avvenendo in America ma che vanno pericolosamente diffondendosi anche dalle nostre parti. Perché un’opinione non ha lo stesso peso di una prova verificata scientificamente. Come diceva Piero Angela, «la scienza non è democratica».

14 settembre 2026

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