Marco Bechis: «Ritorno nella Buenos Aires dei desaparecidos per raccontare il presente (anche di Gaza)»
Il regista presenta il film che a Venezia ha vinto il premio del Sindacato Nazionale Critici come Miglior film e Migliore attore (Adriano Giannini)
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Marco Bechis: «Ritorno nella Buenos Aires dei desaparecidos per raccontare il presente (anche di Gaza)»
di Fabrizio DividiIl regista presenta il film che a Venezia ha vinto il premio del Sindacato Nazionale Critici come Miglior film e Migliore attore (Adriano Giannini)
Marco Bechis con Adriano Giannini
«Grazie al commento di giovani critici, soprattutto donne, ho capito che questo film non è solo l’ideale proseguimento di Garage Olimpo : in realtà, parla di quel che succede oggi a Gaza e in tanti altri luoghi del mondo, e ciò lo rende contemporaneo e universale».
Marco Bechis lancia il suo Ritorno a Buenos Aires , in concorso a Venezia83 dove si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento del Sindacato Nazionale Critici come Miglior film e Migliore attore (Adriano Giannini), e che rilegge la dittatura argentina dal punto di vista di un recluso «particolare». La sua testimonianza a un processo 30 anni dopo la detenzione a Garage Olimpo , infatti, non sarà solo occasione di giustizia, ma anche motivo di scioglimento dei suoi nodi insoluti. «Giannini è stato molto bravo a calibrare la sua espressività e a centellinare il suo personaggio, fedele al principio della “sottrazione” che mi guida sempre quando dirigo».
Realismo mai indulgente, sceneggiatura solida sostenuta dalla fotografia di Fabrizio La Palombara e da spazi architettonici perfettamente intonati; come le stanze dei testimoni in trasferta a Buenos Aires «con doccia e bagni in comune» che ricordano terribilmente le celle in cui erano stati reclusi; e una «agorafobica» aula bunker delle Vallette nella splendida «interpretazione» del «Tribunale orale» in Argentina, con «campi lunghi» tanto inconsueti quanto funzionali nelle sequenze processuali. Sono questi i punti di forza dell’opera di Marco Bechis che prosegue il filo di un percorso artistico sempre più personale-universale. «Anche la scelta delle architetture parla molto di me: come quando mi hanno fatto vedere un albergo semi abbandonato a Porto Alegre in stile argentino anni 30. O quando ho scoperto l’enorme aula a Torino e ho intuito che quello spazio siderale tra pubblico e giudici poteva tornarmi utile».
A tutto ciò si aggiunge la straordinaria performance di Adriano Giannini, alle prese con la materia viscida della memoria e quella ancor più appiccicosa della sua coscienza. Un personaggio, quello di Mariano Guerra, che si frantuma in pezzi riflessi in uno specchio rotto per fotografarne la molteplicità, ma che, anche grazie ai propri fantasmi, si ricompone in un processo di «auto-revisione» ostinato e ineluttabile. «Un attore — riflette Giannini — deve sintetizzare tra costruzione in fase di sceneggiatura e puro istinto, ed è soprattutto a quest’ultimo che mi sono affidato per l’evoluzione di Mariano. Perché gli attori, insieme a musica e scrittura, sono come danzatori che devono muoversi in uno spazio filmico. E sempre a proposito del principio di “sottrazione” di cui parlava Bechis, penso che la recitazione abbia bisogno di sapere come trasferire un’emozione allo spettatore anche con la gestione degli “spazi vuoti”».
Girato tra Brasile e Torino, con esterne a San Salvario e con l’Aula Bunker location principale, Ritorno a Buenos Aires è prodotto da Fandango, 39Films, Karta Film, 34 Filmes con Rai Cinema ed è stato realizzato con il contributo Fesr e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Un legame, quello con il territorio, che il cast presente a Torino composto da Adrian Fondari, Veronica Gerez e Olivia Nuss dimostra di avere apprezzato («Quella torinese è stata un’esperienza straordinaria, ma solo vedendo il film abbiamo capito la magia che Bechis ha ricreato»); e che si fa forte della musica creativa e spiazzante del torinese Guglielmo Diana.
Chiude Bechis: «Come sapete, qui si lavora benissimo, ho tanti amici ed è inutile negare che potrei tornare presto a girare un film. Ma non chiedete altro: ci sarà tempo per parlarne».
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