Cortina e le Dolomiti viste dagli scrittori: come ciascuno apprezza e trasmette in maniera diverse le bellezze dello stesso luogo
L'ultimo a scoprire le montagne è stato lo spagnolo Manuel Vilas: prima di lui ne avevano parlato, tra gli altri, Arbasino, Comisso e Goffredo Parise
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Cortina e le Dolomiti viste dagli scrittori: come ciascuno apprezza e trasmette in maniera diverse le bellezze dello stesso luogo
di Francesco ChiamuleraL'ultimo a scoprire le montagne è stato lo spagnolo Manuel Vilas: prima di lui ne avevano parlato, tra gli altri, Arbasino, Comisso e Goffredo Parise
«Qui il lusso esiste per ricordarci che il piacere e la voluttà sono una delle più grandi invenzioni della civiltà occidentale». Manuel Vilas ha scoperto Cortina. E le Dolomiti. Lo scrittore spagnolo autore di «In tutto c’è stata bellezza» e poi di molti altri libri, fino all’ultimo, «Se non ho nessuno accanto il mondo si fa tenebra», con Guanda, si unisce alla tribù invisibile (e nutrita) dei romanzieri innamorati delle montagne. Anzi, di queste montagne, crocevia di persone di tutto il mondo e dunque luogo di letteratura.
«Cortina mi ha fatto impazzire d'amore»
Da Arbasino che si teneva felicemente lontano dalle vette, e lo dichiarava, ironico e circospetto, a Comisso che le percorreva con de Pisis, a Goffredo Parise di cui ricorre ora il quarantennale della morte: perché è vero, la letteratura è sempre il “come” più che il “cosa”, e allora è bello ritrovare la variazione sul tema alpino nei vari scrittori, e scoprire come ciascuno vede e trasmette lo stesso luogo. Proprio come Parise, Vilas trova nella montagna dolomitica il vitalismo, la forza della giornata che ti esplode davanti e dentro, il piacere estetico del gesto, l’occhio vispo dell’osservazione sociale, della descrizione dei costumi: «Cortina mi ha fatto impazzire d’amore. Tutto in questa valle delle Dolomiti possiede quel tipo di bellezza che ti costringe a ricordare che sei mortale. Dio ci ha messo queste gigantesche rocce calcaree che cambiano colore al tramonto — quella enrosadira che è come il sangue rosa degli antichi dèi che cola sulla neve —, e l’essere umano ci ha messo gli hotel a cinque stelle, i negozi di Prada, lo Spritz Aperol servito in calici sottili e quell’eleganza italiana della borghesia benestante che passeggia con minuscoli cagnolini»
«E poi, a Cortina Vilas trova gli altri scrittori come lui, mentre dall’altra parte del vetro le montagne delle Dolomiti restano pietrificate, estranee alla nostra piccola e gloriosa tragedia quotidiana”. E si dice una cosa commovente: «la letteratura è l’unica forza in grado di competere con la maestosità della natura. I libri sono l’ultima trincea dell’umanità di fronte all’abisso dei secoli». Libri, montagne, tempo. Mica per niente Edward Morgan Forster qui aveva ambientato un racconto dal titolo «L’attimo eterno». «Perché in fondo», scrive Vilas, «tutti noi che siamo qui — ricchi, poeti, turisti sperduti — cerchiamo la stessa cosa: una frase, una sola riga in un libro che ci spieghi perché siamo vivi e perché il tempo passa così in fretta».
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14 settembre 2026 ( modifica il 14 settembre 2026 | 20:58)
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