Fra streghe e leggende popolari, il romanzo di Marco Romano: «Ho chiesto di te agli alberi»
Tanti i luoghi in Trentino a cui sono rimaste aggrappate antiche leggende fondate sui riti della fertilità, sul lupo della segale, sulla benedizione della semenza e sulle piante «segnate»
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Fra streghe e leggende popolari, il romanzo di Marco Romano: «Ho chiesto di te agli alberi»
di Roberto BrumatTanti i luoghi in Trentino a cui sono rimaste aggrappate antiche leggende fondate sui riti della fertilità, sul lupo della segale, sulla benedizione della semenza e sulle piante «segnate»
È uscito il romanzo di Marco Romano, che vive a Fondo in Val di Non, «Ho chiesto di te agli alberi» (Aculei Edizioni, 328 pagine, 18 euro). Il romanzo è ambientato nei primi anni Novanta in Val di Non (l’antica Anaunia) dall’autore ribattezzata «valle di Scudo». Grazie ai lavori giovanili svolti da Romano in questi luoghi (raccoglitore di frutta, garzone di stalla, aiuto pizzaiolo, pastore) e al percorso di ricerca etnoantropologica che l’ha portato a ideare tanti progetti, è entrato in contatto con tanti racconti popolari della tradizione. Tanti i luoghi in Trentino a cui sono rimaste aggrappate antiche leggende fondate sui riti della fertilità, sul lupo della segale, sulla benedizione della semenza e sulle piante «segnate». Ma anche su terribili eventi realmente accaduti, come i processi alle streghe.
Il protagonista del romanzo di Romano è Diego, trentenne «immigrato da Roma», idealista e ribelle sognatore, che prova a farsi accettare dai valligiani a colpi di legna spaccata, lavori in segheria, raccolte di mele e vita da pastore in malga. Intorno a lui si sta sviluppandosi il turismo di massa, guardato a vista da contadini diffidenti. E c’è anche una storia d’amore che vivecon Argelia, ragazza del posto che custodisce un terribile segreto e l’antica eredità di nonna, discendente di una delle cosiddette «streghe», bruciate tra queste montagne del Trentino quattro secoli fa.
Su un trenino in una gelida mattina il ragazzo conosce Argelia (Colei che incanta): è vestita di nero come usavano le vedove. Occhi viola e blu, la ragazza racconta a Diego che quando aveva sette anni suo padre nel bosco uccise per errore la sorellina e da allora lei è ricattata e abusata da un inquietante «uomo ombra». A proteggerla ha solo la nonna guaritrice, che morendo le ha lasciato un baule da aprire allo scadere di sette anni. E ormai mancano pochi mesi… Diego capisce che per amare Argelia dovrà affrontare il suo misterioso persecutore. Tra riti di purificazione nei torrenti, sogni rivelatori, pedinamenti notturni e un coltello, la resa dei conti arriva nella notte del solstizio d’inverno. E poi nulla sarà più come prima, nonostante le baite, il rassicurante dialetto, il foglàr da accendere ogni mattina, il pane di segale e il formaggio del caseificio, i filò nelle stalle, gli anziani che concimano «di luna calante», i ricordi del mondo contadino che si sta dissolvendo.
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