Tiemen Hiemstra: «Amicizia intima e amore platonico? Forse non c’è differenza»
Corriere della Sera - Cultura

Tiemen Hiemstra: «Amicizia intima e amore platonico? Forse non c’è differenza»

Lunedì 14 settembre 2026
2 visualizzazioni

L’autore olandese presenta a Torino «W.», suo primo romanzo. La prima intervista in Italia: «Sono sempre stato affascinato dalle persone che svaniscono». E sulla letteratura: «Continueremo sempre a raccontarci storie»

Daniel Maldini torna in campo, il Cagliari: «Negativo a test tossicologici, torna ad allenarsi»

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Tiemen Hiemstra: «Amicizia intima e amore platonico? Forse non c’è differenza»

di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi

L’autore olandese presenta a Torino «W.», suo primo romanzo. La prima intervista in Italia: «Sono sempre stato affascinato dalle persone che svaniscono». E sulla letteratura: «Continueremo sempre a raccontarci storie»

«Non era mio obiettivo specifico esplorare l’amicizia come tema, ma è successo. La domanda che è emersa è questa: qual è la differenza tra un’amicizia davvero intima e l’amore platonico? Forse non c’è alcuna differenza. Io comunque non l’ho ancora capita». Tiemen Hiemstra (1991) è cresciuto a Groningen e ha studiato letteratura ad Anversa, W. è il suo primo romanzo. Apparso nel 2023, esce martedì 15 settembre in Italia per Adelphi. Lo stesso giorno l’autore aprirà la stagione del Circolo dei lettori: questa al Corriere Torino è la sua prima intervista in Italia. W. è una storia di amicizia. Racconta il rapporto tra due adolescenti, Olaf e W., finché con l’arrivo di una ragazza, Hilde, il duo si trasforma in trio. Apparentemente una storia già nota, raccontata molte volte in letteratura come nel cinema. Hiemstra lo fa alternando tensione e intimità, fragilità e sofferenza, e con un linguaggio brillante e delicato, sempre coinvolgente. «Ci sono storie che sono state raccontate milioni di volte, e come esseri umani continuiamo a essere affascinati dalle medesime difficoltà e sfide. Il punto è attualizzare una storia e raccontarla in un modo che solo tu potresti raccontare. È quello che ho cercato di fare con W.».

Nella vita dei giovani protagonisti si insinua il dramma: la scomparsa improvvisa di W. E le molte domande sul perché.
«Sono sempre stato affascinato dalle persone che svaniscono. Come affrontiamo il fatto che qualcuno non ci sia più? Ma è anche un buon punto di partenza per addentrarsi nel lato più metafisico delle cose. Che cosa significa esistere? Cos’è il nulla? Sono temi che mi entusiasmano».

Come ci confrontiamo con le grandi perdite?
«Principalmente raccontando storie su coloro che non si sono più, ma anche leggendo storie. È il nostro modo di dare un senso a questo strano posto che chiamiamo Terra. Personalmente, ho trovato molta consolazione nei migliori libri: possono aiutare ad accettare l’inevitabile perdita che tutti dobbiamo affrontare nella nostra vita».

Come si riesce a coinvolgere i lettori?
«La lingua è uno dei mezzi più importanti. È con il linguaggio che si può creare l’atmosfera: a volte è proprio l’atmosfera ciò che si ricorda di più quando si ripensa a un libro letto in passato».

Che cosa c’è della sua vita in questo romanzo?
«Una delle gioie di scrivere un romanzo è il fatto che puoi arricchire la storia come preferisci. Mi sono divertito molto a riempire W. di riferimenti a ciò che mi sta a cuore: la filosofia, la cucina, la musica e la cultura di Internet...».

Come giovane romanziere, quale sguardo sulla realtà contemporanea pensa debba avere la letteratura?
«La vita è folle, lo è sempre stata. Sono immensamente affascinato dai caratteri particolari della nostra epoca: la velocità con cui le informazioni vengono scambiate, il fatto che è sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è... Sono una persona romantica e vedo malinconia in ogni cosa. Quindi non mi considero uno scrittore politico, mi piace osservare più che formarmi un’opinione. Non so se la letteratura abbia il potere di combattere i mali di oggi. So solo che continueremo sempre a raccontarci storie. Anche se le cose si mettono male, o soprattutto quando si mettono male...».

Com’è arrivato alla lettura, e come poi è passato alla scrittura?
«La lettura per me è inscindibile dalla scrittura. Gli altri scrittori mi mostrano tutti i modi in cui si può raccontare una storia e questo è molto utile. Ho voluto diventare anch’io uno scrittore dopo aver iniziato a leggere romanzi all’età di 16 anni, colpito dal modo in cui si possono evocare mondi, sentimenti, pensieri e molto altro ancora, solo con le parole. Da allora non ho mai smesso di leggere: narrativa letteraria, ma di tanto in tanto anche fantasy e saggistica. Ammiro Julio Cortázar per la sua giocosità malinconica, Marguerite Duras per il suo tuffarsi nella notte oscura dell’anima, Alejandro Zambra per il suo umorismo...».

Vai a tutte le notizie di Torino

14 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Incidente in tangenziale a Torino: furgone taglia la strada a un'auto che carambola e finisce sul guardrail

È successo all'uscita La Loggia in direzione Moncalieri

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo