Le avventure di Collodi, il padre di Pinocchio
Corriere della Sera - Cultura

Le avventure di Collodi, il padre di Pinocchio

Domenica 13 settembre 2026
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Due secoli fa, a Firenze, nasceva Carlo Lorenzini, conosciuto nel mondo con lo pseudonimo Collodi. A lui si deve una delle storie più tradotte al mondo, quella del burattino che voleva diventare un bambino vero

Lunedì 14 Settembre 2026

Le avventure di Collodi, il padre di Pinocchio

Due secoli fa, a Firenze, nasceva Carlo Lorenzini, conosciuto nel mondo con lo pseudonimo Collodi. A lui si deve una delle storie più tradotte al mondo, quella del burattino che voleva diventare un bambino vero

di Ida Bozzi

Primo di dieci figli, Carlo Lorenzini, divenuto noto in tutto il mondo come Carlo Collodi(1826-1890) attraversa l'infanzia e la giovinezza in un mondo che ricostruirà intorno al suo Pinocchio, e cioè la Toscana preunitaria del Granducato. Di famiglia modesta, per non pesare sull'economia di casa viene cresciuto dagli zii nel paese della madre, Collodi, dove frequenta le scuole elementari. Il padre è cuoco presso il marchese Ginori, il quale sponsorizza l'ingresso del bambino al seminario di Colle di Val d'Elsa. Ma Carlo, a nemmeno sedici anni, nel 1842, lascia il seminario: non è una «pinocchiata», anzi il ragazzo è attivissimo e si iscrive a un corso di retorica e filosofiaa Firenze, non senza aver iniziato a lavorare nella prestigiosa Libreria e casa editrice Piatti, per pagarsi gli studi. Assunto nel 1844, frequenta il mondo letterario fiorentino che gravita intorno all'editore, legandosi in particolare allo studioso Giuseppe Aiazzi, amministratore della ditta Piatti e bibliotecario della Biblioteca Rinucciniana: l'amico gli insegna a orientarsi nelle ricerche d'archivio e lo incoraggia al lavoro giornalistico, come cronista culturale, per la «Rivista di Firenze» e per l'«Arpa musicale», dove pubblica il primo articolo firmato. Anche il legame con il proprietario della libreria è profondo, se nel 1848 il giovane si arruola insieme a Giulio Piatti per combattere contro gli austriaci nella Prima guerra d'indipendenza.

Carlo Lorenziniè noto all'epoca come un «mazziniano sfegatato»,ma nei moltissimi articoli satirici che scrive in quel periodo (deve aiutare il padre, gravemente malato, e sostenere la famiglia alla sua morte), la sua posizione appare in realtà più moderata, semmai ironica verso le parti contrapposte dei «codini» e dei «crociati». Fonda con altri il giornale «Il Lampione», esperienza conclusa dopo il ritorno nel 1849 degli Asburgo Lorena nel Granducato (poi ripresa nel 1860), e lavora a traduzioni dal francese e a cronache di spettacolo per L'Italia musicale. Sono importanti le traduzioni dal francese, per il futuro lavoro sulle fiabe, ma anche l'intensa attività di critico: Lorenzini diventa un letterato di rilievo, partecipa a dibattiti culturali, scrive per la rivista «L'Arte», che ospita autori come Ippolito Nievo, per «Lo Spettatore» con Niccolò Tommaseo, e per «La Lente», giornale satirico sul quale usa per la prima volta lo pseudonimo di Carlo Collodi.

Nel frattempo, tenta il debutto teatrale nel 1853 con un'opera, Gli amici di casa, bloccata dalla censura, e ha successo con una prova narrativa in cui conia una scrittura tra il picaresco e il comico, alla maniera di Laurence Sterne, pubblicando nel 1856 Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica, parodia delle guide alla moda. Sono anni di vita amorosa agitata,di lavoro al seguito di compagnie teatrali, di viaggi come cronista culturale, di nuovi romanzi satirici (I misteri di Firenze, parodia dei Misteri di Parigi), e di nuovi impegni militari, nel 1859, dai quali torna deluso e stanco: pure i modesti impieghi che ottiene nell'amministrazione provinciale lo annoiano. Preferisce darsi alla polemica politica, finendo con l'essere diffidato da Francesco Crispi dal pubblicare articoli di tal sorta in quanto impiegato del ministero degli Interni.

C'è una data che costituisce una svolta: nel 1875, l'editore fiorentino Paggi gli propone di tradurre le Histoires di Charles Perrault e altre raccolte di favole francesi: l'abilità di traduzione gli apre un mondo, quello dell'editoria scolastica e della letteratura per ragazzi: le fiabe, tradotte e ritoccate da Collodi, costituiscono nel 1876 la raccolta Racconti delle fate, cui segue il successo dei suoi libri di lettura, Giannettino (1877) e Minuzzolo (1878), in cui narra di bambini discoli che solo le dure esperienze del mondo riportano sulla retta via. In nuce, qui c'è già la lezione morale di Pinocchio,e i testi ironici, innovativi, non sempre apprezzati dalle autorità scolastiche, ottengono un grande successo, tanto da diventare una serie (il Viaggio per l'Italia di Giannettino, La grammatica di Giannettino, e così via). Ormai autore ricercatissimo per l'infanzia, viene chiamato dal neonato «Il Giornale per i bambini» di Ferdinando Martini, per creare un romanzo a puntate: così nasce La storia di un burattino (1881), inviata controvoglia da Collodi in redazione e definita da lui stesso «una bambinata». Il successo invece è immediato, e una prima versione che si conclude con la «morte» di Pinocchio deve essere ripresa da Collodi, che la continua e le cambia titolo, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Nel 1883 esce il volume, le cui edizioni vanno tutte esaurite, e a Collodi viene affidata la direzione del giornale.

Lo scrittore non riesce ad apprezzare appieno l'incredibile successo,vasto ma ancora limitato al pubblico dell'infanzia: colpito dalla perdita della madre, ripiegato nel lavoro di scrittura, lo scrittore muore improvvisamente nel 1890. Ma Pinocchio non muore con lui: la densità di significati colpisce anche gli adulti, l'ambientazione rurale quasi autobiografica e la lingua di Pinocchio affascinano i critici, il dualismo burattino/umano attira l'analisi dei pensatori del Novecento, da Benedetto Croce a Elémir Zolla, e la storia di Pinocchio conquista il mondo, con oltre 680 traduzioni in 200 lingue (altri dati si possono trovare sul sito della Fondazione Nazionale Carlo Collodi), una cinquantina di riduzioni per il cinema e la tv, dalla serie di Luigi Comencini al film di Matteo Garrone, oltre a film d'animazione (il più recente firmato da Guillermo del Toro), fumetti, opere teatrali, canzoni, videogiochi.

Né la sua eredità si indebolisce con il tempo: potentemente umana proprio quando parla di metamorfosi, disseminata di cadute e risalite, e popolata da personaggi archetipici (il Gatto e la Volpe, il Grillo parlante, Mangiafuoco, il bambino-asinello Lucignolo), la grande metafora del burattino che vuole diventare un bambino verocontinua a influenzare narratori e registi, tanto più in epoca di digitale, robotica e AI: dalla fantascienza di Philip K. Dick con i suoi androidi fino a Steven Spielberg che riscrive la fiaba nel film AI - Intelligenza artificiale.   

Su «la Lettura» #772, disponibile in questa App, la graphic novel di Gianluca Piredda e Jacques Terpant (nell'immagine un dettaglio) sul creatore di Pinocchio in occasione del bicentenario della nascita di Collodi, il 24 novembre 1826.


13 settembre 2026 ( modifica il 13 settembre 2026 | 20:27)

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