L’Ucraina e il fattore tempo
Secondo la Nato la guerra può durare fino all’estate. I calcoli politici di Putin, le mosse degli Usa e le difficoltà europee
Serie A, Sassuolo - Juventus 0-0: segui la partita in diretta
L’Ucraina e il fattore tempo
Giuseppe Sarcina | 13 settembre 2026Secondo la Nato la guerra può durare fino all’estate. I calcoli politici di Putin, le mosse degli Usa e le difficoltà europee
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Volodymyr Zelensky si prepara a un inverno di guerra. Ma i vertici della Nato sono convinti che il conflitto potrà durare fino alla prossima estate. Secondo l’analisi largamente condivisa negli ambienti diplomatici europei, Vladimir Putin «non sarebbe ancora pronto» ad accettare la trattativa con l’Ucraina.
A meno che non aderisca alla «manovra triangolare» a cui sta lavorando la Casa Bianca con Cina e Russia.
Nelle scorse settimane, la politica estera si è faticosamente rimessa in moto, cercando di aprire uno spazio tra i bombardamenti sulle città ucraine e le risposte di Kiev contro gli impianti energetici degli invasori. Il 25 agosto, il direttore della Cia, John Ratcliffe, si è presentato a Mosca per avvertire Putin: stai alla larga dal territorio dell’Alleanza Atlantica. Sabato 5 settembre, è stata la volta di Steve Witkoff e Jared Kushner. Gli inviati di Donald Trump sono arrivati nella capitale russa, come sempre sicuri di sé, baldanzosi. Stavolta, però, l’accoglienza non è stata impeccabile. I due consiglieri, atterrati a mezzogiorno, sono stati costretti a sorbirsi un pranzo di sei ore, di dubbia utilità, con Kirill Dimitriev, l’amministratore delegato del Fondo Sovrano nazionale e consigliere informale del Cremlino. Che cosa aveva di meglio da fare Putin? Il leader maximo era impegnato nell’inaugurazione di una stazione della metropolitana, in una cerimonia per il lancio di un progetto petrolifero e in un incontro con il responsabile di un centro per l’innovazione. Come dire: l’Ucraina può attendere. In ogni caso, la doppia missione americana, Ratcliffe più Witkoff e Kushner, nella sostanza non ha cambiato lo scenario. Putin considera insufficiente l’offerta di Zelensky per la pace: congelamento della linea del fronte nel Donbass, zona demilitarizzata tra i due schieramenti, garanzie di sicurezza per evitare future occupazioni.
Evidentemente il numero uno russo pensa di poter ottenere di più, nonostante la perdita di vite umane e i danni economici che sta infliggendo al suo Paese. Il suo calcolo si fonda sui possibili sviluppi politici nel 2027. In Francia, potrebbe diventare presidente Marine Le Pen, con una linea, nel migliore dei casi, equidistante tra Russia e Ucraina. In Germania, la crescita tumultuosa dell’ultradestra di AfD indebolisce sempre di più il cancelliere Friedrich Merz. In Italia crescono le divisioni sul sostegno all’Ucraina sia nella coalizione di governo che tra gli oppositori del «campo largo». Il Cremlino, dunque, confida nell’allentamento degli aiuti militari europei a Zelensky e, più in generale, in una maggiore disponibilità ad accettare le condizioni per la resa: consegna di tutto il Donbass, disarmo e neutralità dell’Ucraina.
Di fronte a questo quadro, l’Occidente torna a dividersi.
A Washington sta prendendo forma un progetto tanto inedito quanto ambizioso: avviare un dialogo strutturale con Cina e Russia. Sono già fissate le tappe di avvicinamento. Almeno sulla carta. Il 18 settembre inizia a New York la fase finale dell’Assemblea generale dell’Onu, con la presenza di delegazioni ad alto livello di Pechino e Mosca. Il 18 e il 19 novembre, a Shenzen, in Cina, ci potrebbe essere una prima riunione Trump-Putin-Xi Jinping, a margine del vertice Apec (Asia-pacific economic cooperation). Infine, la formula trilaterale potrebbe essere consacrata nel summit G20 a Miami, in Florida, il 14 e 15 dicembre prossimi. L’Amministrazione americana conta di appianare con questa specie di cupola i principali contrasti. L’Ucraina e l’Iran (o meglio la navigazione nello Stretto di Hormuz) sono i dossier più urgenti. Non è un caso se ieri il pendolo di Trump sia tornato a oscillare nel campo di Putin, intimando a Zelensky di non colpire più le raffinerie russe. Così come vanno lette in questa prospettiva le aperture del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, che «non esclude» un incontro con la delegazione ucraina, mediato dagli Stati Uniti.
Zelensky ha già evitato diverse volte di finire triturato nella morsa Trump-Putin. Per riuscirci ancora avrebbe bisogno del pieno appoggio degli europei. Non sarà facile. Le principali nazioni del Vecchio Continente sono state escluse dal disegno diplomatico degli Usa. Eppure, sarebbe stato più che logico aggiungere Bruxelles (o Parigi, Londra, Berlino, Roma) al triangolo Washington-Pechino-Mosca. Ma non accadrà. Gli europei, quindi, dovranno affrontare da soli un’altra stagione difficile. Il tema degli aiuti militari all’Ucraina si inserisce nella questione più ampia del riarmo europeo e sta già surriscaldando, con largo anticipo, le campagne elettorali in Francia e in Italia. Oltre ad alimentare divisioni interne nei singoli Paesi, a destra come a sinistra, la «minaccia putiniana» sembra destinata ad allargare la distanza politica all’interno dell’Unione europea. Da una parte l’allarme che domina il versante nord-orientale, dalla Svezia alla Romania più l’importante contributo esterno britannico. Dall’altra, l’approccio più cauto sud-occidentale, dall’Italia, alla Spagna, al Portogallo. È una differenza che sta scavando in profondità non solo nei rapporti tra i governi, ma anche nei comportamenti sociali. Solo due esempi. In Finlandia, lo Stato che condivide 1.343 chilometri di frontiera con la Russia, sono già attivi 50.500 rifugi anti missile, tutti di proprietà privata. Molti risalgono all’epoca della Guerra Fredda e ora sono stati rimessi a nuovo. In Polonia, invece, sta per partire un programma di addestramento militare volontario rivolto a tutta la popolazione. Si prevede, giusto per cominciare, l’adesione di circa 400 mila persone. Putin scommette sull’acuirsi delle tensioni, fino ad arrivare a un punto di crisi, di rottura nell’Europa, cioè Ue più Regno Unito.
13 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Giusi FasanoDentro la caccia alla cellule dormienti
Domenica 13 settembre 2026 di Giuseppe SarcinaL’Ucraina e il fattore tempo
Domenica 13 settembre 2026 di Oreste PollicinoChi controlla la corsa dell’intelligenza artificiale?
Domenica 13 settembre 2026 di Beppe SevergniniQuei pericolosi mercanti di illusioni
Domenica 13 settembre 2026 di Angelo PanebiancoAlleanze politiche con il fiato corto
Sabato 12 settembre 2026 di Paolo Di StefanoIl «declinismo», slogan politico e malessere psico-sociale
Sabato 12 settembre 2026 LEGGI TUTTILe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti