Emozioni per sempre, al Mo.Ca. l’arte italiana e internazionale degli anni Sessanta e Settanta
La mostra che valorizza la collezione di Gianfranco Bonomi
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Emozioni per sempre, al Mo.Ca. l’arte italiana e internazionale degli anni Sessanta e Settanta
di Pietro Keller CassettiLa mostra che valorizza la collezione di Gianfranco Bonomi
Quando guardo un cubo osservo necessariamente soltanto alcuni dei suoi lati; ciò però non significa affatto che gli altri non esistano, soltanto perché sono preclusi al mio sguardo. Così basta muoversi di un poco di fronte ad esso – o a qualsiasi oggetto della realtà – per fare un’esperienza leggermente diversa, sempre determinata dal nostro modo di guardare alle cose, e di notarne alcuni aspetti invece di altri. Se trasmettere emozioni percettive è lo scopo di un’opera d’arte, il suo artista non può limitarsi ad «esprimerle»: deve «provocarle» nell’osservatore, tramite la configurazione stessa dell’opera.
«Opera d’arte come percezione» è stato l’imperativo che ha guidato, fra gli anni Sessanta e Settanta, decine di artisti, italiani e stranieri: Jorrit Tornquist, Edoardo Landi, Marina Apollonio, Paolo Scirpa, Bruno Munari, Salvador Presta. Ha collezionato e conservato la loro opera Gianfranco Bonomi, a lungo mecenate d’arte moderna e contemporanea, infine lui stesso artista. Si avvale del suo straordinario patrimonio «Emozioni all’avanguardia: Gianfranco Bonomi e l’arte degli anni Sessanta e Settanta», la mostra inaugurata il 12 settembre negli spazi del Mo.Ca Centro per le nuove culture di via Moretto, e curata da Serena Bonomi, Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, con la collaborazione di Pamela Addessi. Nato a Lumezzane nel 1939, Bonomi ha ampliato la sua raccolta nel corso dei decenni. Non si è limitato, però, alle opere nel loro formato definitivo: ha collezionato anche bozzetti e disegni preparatori di quasi ciascuna di esse. Anche questi saranno esposti in mostra, insieme a pubblicazioni storiche che ripercorrono gli sviluppi della critica d’arte italiana di quegli anni. Le opere appartengono ad oltre tredici artisti, italiani e stranieri; undici di esse sono state realizzate proprio da Bonomi.
Al centro c’è sempre l’indagine dell’opera come evento percettivo. Fra gli artisti in mostra, Edoardo Landi è stato uno dei membri del Gruppo N di Padova, un ambiente profondamente influenzato dalla scuola della psicologia sperimentale della percezione. Le strutture geometriche del Gruppo N variano modo e aspetto a seconda dello sguardo e del movimento dell’osservatore. Grazia Varisco invece, appartiene al Gruppo T, dove T sta ad indicare «tempo»: poiché l’opera non è presente in un unico momento, ma, come un brano musicale, si disvela nella durata, nella percezione «temporale» che di essa fa l’osservatore-fruitore. Un’altra donna, Marina Apollonio, forse la più importante presenza femminile in mostra: nata a Trieste nel 1940, è stata un pioniere dell’arte programmata e cinetica in Italia. Recentemente la Peggy Guggheneim Collection di Venezia le ha dedicato una retrospettiva. Poi ci sono gli stranieri: il francese Joel Stein, membro del Group de Recherche d’Arte Visuel, è un maestro delle illusioni ottiche: forme immobili oscillano e danno l’impressione di aprire a spazi indeterminati attraverso l’impiego di specchi e luce polarizzata. L’austriaco Jorrit Tornquist è invece l’artista che intrattiene il legame più forte con Brescia: attivo dagli anni Cinquanta , è l’ideatore del termovalorizzatore cittadino e della Galleria Tito Speri.
«Emozioni all’avanguardia» resterà visitabile fino al 27 settembre; nei weekend accoglierà i visitatori lo stesso Gianfranco Bonomi.
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13 settembre 2026
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