«L'Excelsior con gli inglesi è diventato un hotel respingente: 50 euro per un caffè? Non siamo una mucca da mungere». L'attacco del direttore della Mostra del Cinema di Venezia
Corriere della Sera - Cultura

«L'Excelsior con gli inglesi è diventato un hotel respingente: 50 euro per un caffè? Non siamo una mucca da mungere». L'attacco del direttore della Mostra del Cinema di Venezia

Domenica 13 settembre 2026
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Alberto Barbera alza la voce: al Lido pensano: «Mungiamo la mucca finché è viva». L'inflazione è al 3 per cento ma ho visto aumenti fino al 50%»

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«L'Excelsior con gli inglesi è diventato un hotel respingente: 50 euro per un caffè? Non siamo una mucca da mungere». L'attacco del direttore della Mostra del Cinema di Venezia

di Sara D'Ascenzo

Alberto Barbera alza la voce: al Lido pensano: «Mungiamo la mucca finché è viva». L'inflazione è al 3 per cento ma ho visto aumenti fino al 50%»

Il direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera (Andrea Pattaro/Vision)

«Non si può più trattare la Mostra del Cinema come una mucca da mungere. Al Lido pensano: “Mungiamo la mucca finché è viva”. E poi? Poi piangiamo sul latte versato. Se fossi in loro mi sentirei imbarazzato a chiedere un aumento del 50 per cento per una camera. Ma qui al Lido nessuno si sente imbarazzato». La Mostra del Cinema di Venezia ha chiuso con 117.656 biglietti venduti, un aumento pieno del 14% in più rispetto allo scorso anno, un aumento crescente che ha superato il volume di vendite raggiunto prima del Covid. E proprio per questo il direttore Alberto Barbera alza la voce. Il tema dei temi è sempre quello delle strutture del Lido. Con un’aggravante: quest’anno oltre a un aumento dei prezzi anche del 40-50% per molte strutture, c’è il caso dell’hotel Excelsior, diventato, a detta di molti addetti ai lavori «inospitale», con divanetti dove non ci si poteva sedere, consumazione minima al bar di 50 euro per un caffè, corridoi da tenere costantemente sgomberi, bodyguard costretti a mandare via le persone. Qualche caso? Andrea Occhipinti di Lucky Red è scappato dal bar dopo aver capito che per sé e i suoi cinque ospiti che volevano prendere un caffè al bar dell’Excelsior avrebbe dovuto spendere 300 euro, Maddalena Mayneri di Cortinametraggio andando via dal Lido ha fatto un lungo posto per accusare l’Excelsior di mettere i bastoni tra le ruote a chi è lì per lavorare.

Alberto Barbera, il Lido di Venezia è respingente?
«Questo è un grosso problema. Lo è per chi viene alla Mostra e per chi ha rinunciato per i costi e lo è per il Lido. L’aumento dei prezzi delle camere d’albergo, dell’affitto degli appartamenti, dei costi di bar e ristoranti è assolutamente ingiustificato ed è al limite della speculazione oltre a essere moralmente vergognoso. Il Lido è diventato molto più caro di Cannes – dove a maggio si svolge il Festival del Cinema, ndr -. Tutti gli stranieri mi hanno detto che per loro Cannes ormai costa molto meno e questo giustifica il fatto che molti quest’anno non siano venuti e che altri non verranno se si continua così. Ma se cominciano a venire meno spettatori e meno operatori professionali questo avrà ripercussioni sulla Mostra: ci rimettiamo tutti. E alla lunga ci rimette anche il Lido».

Che cosa propone?
«O si lavora tutti insieme per rafforzare un evento che ha ricadute sul territorio, o non si può aumentare del 40 per cento i costi di un affitto. Respingo al mittente la logica – o la giustificazione – che sia conseguenza della legge della domanda e dell’offerta. È vero che nel corso degli anni è aumentata la partecipazione, ma c’è un limite a tutto per la speculazione. Tutto è affidato al senso di responsabilità delle persone, non si può speculare. L’inflazione è intorno al 3%, non si possono giustificare aumenti del 50%».

Altro problema, l’Hotel Excelsior, divenuto un luogo molto poco ospitale.
«Il problema è che è l’unico albergo rimasto di quel tipo, si è trasformato da luogo di accoglienza a luogo inospitale, respingente. Se avessimo un altro hotel, come il Des Bains potremmo spostarci, ma sarà pronto nel 2030… L’Excelsior funzionava perfettamente. Lì si facevano gli affari, lì i giornalisti incontravano i registi, i cast. Tutti i festival hanno luoghi simili. Con la gestione degli inglesi, che definire rigidi è un eufemismo, è cambiato tutto. Adesso è elegantissimo, bello da vedere, ma purtroppo è l’opposto di quello che è sempre stato. Magari per loro dal punto di vista economico ha funzionato, perché qualche “pollo” da spennare che spende 50 euro per un caffè lo hanno anche trovato, ma bisognerà trovare una soluzione».

Il sindaco di Venezia è vicepresidente della Biennale.
«Il sindaco negli anni passati ha sempre detto che hanno le mani legate e non possono fare altro che una moral suasion, ma quando gli albergatori ti dicono che il ricavo della stagione lo fanno con la Mostra del Cinema si ferma tutto. Ma io dico: ok, ma perché non si accontentano più della rendita avuta finora e moltiplicano per 50.Quanti sono gli alberghi che in termini di qualità possono chiedere 800 euro quando di solito ne chiedono 80? Nessuno. Diversamente è speculazione”.

Ci sono sempre più giovani, come aiutarli? 
«Sono sempre di più i giovani ai quali diamo un accredito a prezzi agevolati, sono passati dai 2.500 dell’anno scorso ai 2.800 di quest’anno. Per dormire li aiutiamo a trovare soluzioni in campus dedicati».

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Il cinema italiano senza premi. Che cosa serve?
«Ammesso che ci sia un problema nel cinema italiano, bisogna discutere a monte delle scelte dei soggetti, dei temi da affrontare, delle modalità linguistiche ed estetiche che evidentemente non sono adeguate rispetto alla contemporaneità se non regge il confronto con altri film internazionali che la giuria ha apprezzato. L’ho detto all’inizio: la selezione era forte, i film erano buoni, non serve autoflagellarsi, i premi sono una cosa relativa, e invece ogni volta diventano la pietra dello scandalo. Ma i giudizi di una giuria fatta da persone che vengono da sette angoli del globo, che hanno gusti diversi, non possono essere presi come parametro di riferimento, sono l’espressione di un gruppo di persone che ha dovuto trovare un compromesso. In tanti anni non ho mai visto l’unanimità, forse solo per Jocker di Todd Phillips nel 2019. Ma scaricare le responsabilità sulla giuria o peggio ancora sui selezionatori, mi sembra ridicolo ed eccessivo. I selezionatori da un lato scelgono in base a quello che c’è e comunque, ripeto, a me sono sembrati cinque film, più quelli nelle sezioni collaterali, rappresentativi di uno stato che non è pessimo, tutt’altro, è ricco di contenuti significativi, di novità, di innovazione, di tentativi di sfuggire al cinema più codificato e tradizionale. Questo messaggio mi sembra sia arrivato ai critici, al pubblico, non è arrivato alla giuria e a una parte della critica internazionale. Vuol dire che un problema c’è: è un sistema nel suo insieme che deve essere in grado di riformarsi. Parlare di disfatta del cinema italiano è ridicolo, autopunitiva e non tiene conto dei valori in campo».

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13 settembre 2026

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