Torino, il neo vescovo ortodosso: «Sì al dialogo tra chiese cristiane. Abbiamo costruito una vita in Piemonte, ma non dimentico le radici romene»
L’archimandrita Padre Maxim Dragut: «Qui Torino la comunità romena è molto grande, ci sono 46 mila residenti, 130 mila nella città metropolitana e dunque l’impegno sarà molto intenso»
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Torino, il neo vescovo ortodosso: «Sì al dialogo tra chiese cristiane. Abbiamo costruito una vita in Piemonte, ma non dimentico le radici romene»
di Luca RolandiL’archimandrita Padre Maxim Dragut: «Qui Torino la comunità romena è molto grande, ci sono 46 mila residenti, 130 mila nella città metropolitana e dunque l’impegno sarà molto intenso»
Il neo vescovo vicario della chiesa ortodossa romena d’Italia racconta il suo programma dopo la celebrazione nella chiesa santi martiri di Sebaste. Padre Maxim Dragut in questi giorni è impegnato al Monastero di Bose per partecipare al tradizionale convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa. Dopo la liturgia in lingua romanza nella chiesa di Moncalieri, primo esempio italiano di culto interamente realizzato in legno secondo le tecniche di decorazione delle chiese ortodosse oggi patrimonio mondiale Unesco, indica la strada del dialogo nel rispetto delle identità come bussola per la comunità.
I primi progetti per la comunità in Italia e a Torino dove è molto radicata.
«Sono profondamente onorato che la mia ordinazione episcopale sia avvenuta proprio a Moncalieri, in una comunità che porta già i segni di una fede viva e radicata. Questo legame resterà per me speciale, qualunque sia l’ampiezza della mia missione. Come Vescovo Vicario, affiancherò Sua Eccellenza Siluan nella cura pastorale di tutte le comunità ortodosse romene in Italia. Abbiamo costruito una vita in Piemonte, ma non dimentichiamo le nostre radici e continuano a coltivarle con intensità. Il mio programma si concentrerà sul sostegno ai sacerdoti e alle parrocchie, sulla catechesi dei giovani e delle famiglie, sull’assistenza spirituale e sociale ai fedeli della diaspora, e sul rafforzamento dei legami con le comunità locali, incluse le istituzioni e la società civile italiana. A Torino la comunità romena è molto grande: ci sono 46 mila residenti, 130 mila nella città metropolitana e dunque l’impegno sarà molto intenso. Senza dimenticare le tante comunità sparse sul territorio come quella molto attiva di Settimo Torinese».
Chiese sorelle e azione ecumenica a che punto del cammino ci troviamo.
«Il dialogo con le Chiese sorelle, a cominciare dalla Chiesa Cattolica, è per noi un valore autentico, non una formalità. In Italia viviamo fianco a fianco con i fratelli cattolici e con altre confessioni cristiane, e desidero che questa vicinanza si traduca in gesti concreti: preghiera comune quando la tradizione lo consente, iniziative caritative condivise, momenti di incontro e conoscenza reciproca. Il rispetto per l’identità di ciascuno resta la base, ma credo fermamente che l’amicizia e la collaborazione tra le Chiese possano crescere ulteriormente, specialmente a livello locale, nelle nostre stesse città».
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Quali progetti per il futuro della vita spirituale e pastorale della comunità ortodossa romena sul territorio?
«La comunità ortodossa romena in Italia è viva, giovane e in crescita, e merita attenzione sia sul piano spirituale che su quello pastorale-sociale. Tra le priorità: rafforzare la catechesi per bambini e giovani, sostenere le famiglie della diaspora spesso divise tra due Paesi, curare la formazione dei nuovi chierici, e continuare a costruire spazi — parrocchiali e culturali — dove i fedeli romeni possano vivere pienamente la propria fede restando parte attiva della società italiana».
Ci spiega il significato del suo titolo di archimandrita Danubianul?
«Richiama simbolicamente il Danubio, il grande fiume lungo il quale la fede ortodossa romena affonda le sue radici più antiche. Per me significa restare spiritualmente legato alla terra dei padri, pur servendo, con la grazia di Dio, lontano da essa, qui in Italia. Il legame è ancora più intenso perché la zona in cui sono nato si trova proprio nei pressi di questo fiume: un filo diretto con le mie radici, che porto con me anche in questa nuova missione»..
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