Ombre russe sulle alleanze italiane
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Ombre russe sulle alleanze italiane

Sabato 12 settembre 2026
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Le coalizioni in campo sono destinate a frantumarsi perché spaccate su Putin

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Ombre russe sulle alleanze italiane

Angelo Panebianco | 12 settembre 2026

Le coalizioni in campo sono destinate a frantumarsi perché spaccate su Putin

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Il futuro è imprevedibile ma è forse possibile azzardare l’ipotesi che, chiunque vinca le elezioni in Italia nel prossimo anno, le coalizioni politiche che si fronteggiano attualmente non siano destinate ad avere una lunga vita. Il mastice rappresentato dal potere o dall’aspirazione al potere è spesso in grado di tenere insieme anche il diavolo e l’acqua santa. Ma succede che a volte si scatenino forze così potenti da mandare in pezzi le coalizioni che siano divise sui «fondamentali». Per fondamentali, prima di tutto e soprattutto, si intende l’esistenza o meno di un solido accordo sulle scelte di fondo di politica estera e sulla postura internazionale del Paese a fronte delle minacce esterne. Fossimo in un’epoca di stabilità e pace non avrebbe senso parlarne. Ma non lo siamo. L’Europa è stata investita da uno tsunami politico. Lo alimentano due forze convergenti: la fine della protezione americana e il risorgente imperialismo russo, il tentativo di Putin di ridefinire a proprio vantaggio l’equilibrio europeo.

Ciò che è accaduto in Germania è uno dei tanti effetti del declino di un assetto internazionale un tempo garantito e protetto dalla potenza americana. Il declino di quell’assetto fa volare gli stracci. In Sassonia, la somma della forza elettorale di Alternative für Deutschland (AfD) e quella dell’estrema sinistra, mostra l’esistenza di una maggioranza di elettori che ha votato per formazioni filo-russe.
Ovviamente, chi vota per partiti estremisti non pensa, per lo più, alla politica estera. Vuole punire gli establishment per le più diverse ragioni. Il rifiuto degli stranieri è una delle principali. Ma il risultato è comunque una spinta a favore di forze che premono per un riallineamento dell’Europa sulla decisiva questione del rapporto con la Russia. Per inciso, la Sassonia sembra essere un laboratorio politico: la disponibilità della formazione di estrema sinistra Bündnis Sahra Wagenknecht(Bsw) di appoggiare un governo guidato da AfD è il segno delle loro affinità. È plausibile che convergenze simili si verifichino, oltre che in Germania, anche in altri Paesi europei. Per chi li vuol vedere i segni sono evidenti anche in Italia.

Anche se sia la Russia che i filoputiniani nostrani lo negano recisamente è in corso una guerra, invisibile ai più, contro l’Europa, una guerra non dichiarata che si serve dei mezzi messi a disposizione dalla tecnologia digitale. Combina attacchi a infrastrutture vitali e ingerenze quotidiane nella vita politica dei Paesi europei. Ma è fatta ormai anche di attentati in piena regola ad obiettivi strategici (anche in Italia). Se persino ai tempi della guerra fredda c’erano tanti che qui da noi negavano che l’Unione Sovietica fosse una minaccia per l’Europa, figuriamoci se non può essere negata una guerra in corso della quale, data la sua natura, la maggior parte dei cittadini non sa ancora nulla.

Solo che questa condizione di occultamento potrebbe non durare a lungo. Se la pressione aumenterà, l’occultamento della guerra ibrida in atto diventerà sempre più difficile. Come si concluderà il conflitto armato in Ucraina? Cosa accadrà dopo? Le rassicurazioni di Putin («non intendo attaccare un Paese della Nato») hanno un suono sinistro. Alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina Putin aveva assicurato al presidente francese Macron che l’invasione non ci sarebbe stata. I putiniani nostrani fecero finta di credere alla bugia.
In tempi di pace e di stabilità nelle democrazie ci si scontra (è il cuore della divisione fra destra e sinistra) sulla distribuzione delle risorse. A cui si aggiungono altre divisioni (quanti immigrati accettare, che fare sui cosiddetti «temi etici», eccetera). Ma quando arrivano gli tsunami internazionali i criteri mediante i quali si decide su «chi sta con chi per fare cosa» cambiano. Perché cambiano le priorità.

Tutto lascia intendere che la divisione che conterà sempre di più in Europa, e che forse diventerà dominante, sarà quella fra coloro che puntano sulla deterrenza (continueremo ad appoggiare Kiev, ci difenderemo dalle minacce e dalle prepotenze) e quella dei fautori dell’appeasement, della accettazione dei diktat della potenza russa. Si noti la stretta correlazione che c’è fra scelta filo-russa e orientamento illiberale. Su ciò (quali che siano le differenze su altre questioni) estrema destra e estrema sinistra si somigliano. È per questo che possono convergere.
Se quanto sopra scritto è plausibile, allora sembra lecito ipotizzare che, quale che sia la legge elettorale, le coalizioni politiche per come le conosciamo in Italia non siano destinate a durare a lungo. Lo tsunami internazionale, plausibilmente, non le risparmierà.

Tenderanno a implodere e a scomporsi. E forse ci saranno anche scissioni in alcuni degli attuali partiti. Se dalle prossime elezioni non uscissero vincitori ma un pareggio la scomposizione avverrebbe immediatamente. Se vincesse la destra oppure la sinistra ci vorrebbe più tempo. Ma il deterioramento delle condizioni internazionali finirebbe comunque per destabilizzare il quadro politico. Chi è abituato a scambiare un’interpretazione per un auspicio, può pensare che qui si stia auspicando quanto alcuni invocano: la ricostituzione del «centro». Fino ad ora non si è auspicato nulla. Si è solo fatta notare l’importanza di ciò che certo provincialismo italiano tratta come se fosse un tema di nessun interesse: turbolenza internazionale in crescita più assenza di accordo sui «fondamentali» portano prima o poi alla morte qualunque alleanza o coalizione.

Per venire agli auspici non si tratta di ricostituire il «centro» come lo intendono certuni che si dicono centristi e per i quali il suddetto centro va inteso come un luogo fisico, un luogo della geografia parlamentare, occupando il quale si arriva a godere di una rendita di posizione tale per cui ci si può alleare ora con la sinistra e ora con la destra. Si tratta piuttosto di auspicare la convergenza fra forze, di varie origine, storie pregresse e colori politici, che, pur mantenendo differenti posizioni su questioni di politica interna, condividano il rifiuto dell’appeasement e siano in grado di contrastare le forze di opposto orientamento. Anch’esse di varie provenienze e colori.

12 settembre 2026

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