Fabrizia Ramondino, torna in libreria «Passaggio a Trieste». E Itri festeggia i suoi 90 anni
Il memoir che racconta il soggiorno al Centro Donna Salute Mentale era stato pubblicato nel 2000, ma mantiene tutta la sua carica politica e poetica
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Fabrizia Ramondino, torna in libreria «Passaggio a Trieste». E Itri festeggia i suoi 90 anni
di Mirella ArmieroIl memoir che racconta il soggiorno al Centro Donna Salute Mentale era stato pubblicato nel 2000, ma mantiene tutta la sua carica politica e poetica
Fabrizia Ramondino
Fabrizia Ramondino avrebbe compiuto novant’anni il 31 agosto scorso: Itri l’ha ricordata con un suggestivo incontro in piazza, nella parte storica del paese, dove la scrittrice si era rifugiata negli ultimi anni della sua vita. Non aveva avuto sempre un rapporto facile con il luogo che l’ospitava e che è lo scenario del suo ultimo romanzo, «La via», uscito postumo nel 2008, il giorno successivo alla sua morte in mare. Eppure deve aver lasciato un buon ricordo, a giudicare dalla partecipazione alla serata, organizzata dall’associazione Krisis e condotta dalla scrittrice Laura Fidaleo (che ha a lungo frequentato Ramondino). In molti hanno voluto raccontare frammenti di conversazioni, di incontri più o meno casuali con una intellettuale rigorosa, apparentemente ruvida, ma capace di segnare significativamente il percorso dei suoi interlocutori. Intanto, altre cose si annunciano a Itri, probabilmente un’intitolazione, una targa, qualcosa che leghi definitivamente, in maniera simbolica e concreta insieme, il suo nome a quello della sua ultima patria elettiva.
E ancora Itri torna, anche se di sfuggita e come punto di partenza e di arrivo, in «Passaggio a Trieste», appena ripubblicato da Einaudi, a ventisei anni dalla prima uscita. Un libro importante, che mancava da tempo dagli scaffali e che conserva, nonostante il tempo trascorso, tutta la sua carica innovativa e poetica, e testimonia l’efficace presa di posizione politica dell’autrice a proposito della malattia mentale.
L’occasione è l’invito che la psichiatra Assunta Signorelli rivolge all’amica Fabrizia: trascorrere un periodo di tempo al Centro Donna Salute Mentale di Trieste e ricavarne poi un «diario di bordo» per rendere conto dell’esperienza. Sono giorni difficili per Ramondino, che sta combattendo con una recrudescenza dell’alcolismo di cui soffre. Così decide di andare a Trieste prima per disintossicarsi lei stessa e poi per accettare l’invito di Assunta. Trieste, tra l’altro, è una città che le evoca fantasmi personali: per esempio quello di Elio Gianturco, primo fidanzato della madre, che dopo averla lasciata andò a vivere nella città asburgica. Per Fabrizia, che da bambina ne ascoltava la storia sussurrata sottovoce in famiglia, quel nome rappresenta in qualche modo l’essenza stessa dell’eros. E l’istinto amoroso, nonostante la condizione di disagio, è una delle forze che agitano le donne del Centro e che Fabrizia impara a conoscere giorno per giorno, in un confronto paritario e mai paternalistico.
«Ramondino non trasforma la sofferenza in emblema né le donne in casi clinici. Le ascolta dove la clinica rischia di classificare e la letteratura di abbellire. La sua voce non le sovrasta, ma dà vita a una partitura in cui la follia non è l’opposto della ragione, ma una sorella che le sta accanto, la incalza, la ferisce, a volte la illumina»: così scrive Vittorio Lingiardi nell’intensa prefazione alla nuova edizione. Ed effettivamente la scrittrice napoletana mostra ancora una volta la sua spiccata capacità di ascolto, sa mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore, che sia un disoccupato organizzato nella Napoli degli anni Settanta o un bambino dei vicoli, oppure una donna Saharawi nel deserto del Marocco. In chi le sta davanti Fabrizia sa riconosce se stessa, come in questo caso: «Manuela è molto gentile con me: mi è difficile conciliare il garbo dei suoi modi e la dolcezza del suo sguardo con la storia degli atti di violenza da lei compiuti, e che in parte mi ha descritto, in parte ho saputo dagli infermieri. Altrettanto contraddittoria sono apparsa spesso io agli altri, talora capricciosa, talora estremista, talora selvatica».
E altrove ritorna sul tema del rispecchiamento tra chi è «malato» e chi è «sano» o semplicemente tra sé e l’altro: «Esiste, tra i vari giochi con le parole e i gesti, anche questo al Centro Donna: imitarsi, ritrarsi, descriversi l’un l’altra. Un buon esercizio, da applicare nelle relazioni quotidiane, dove l’altro non è più solo lo specchio in cui ti guardi, ma colui che ti guarda a sua volta e ti restituisce una diversa immagine di te stesso in cui forse non ti riconosci e che può essere estremamente inquietante». Eppure a volte lei stessa si ritrae: «Dinanzi a una persona, mi sento come dinanzi a un mistero che non oso penetrare». Lo ha fatto invece, molte volte, con la sua scrittura.
Vai a tutte le notizie di Napoli
12 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Napoli rilancia la proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza
L'appello di Marisa Laurito e del filosofo ideatore dell'iniziativa Eugenio Mazzarella
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione