Torino, nella chiesa ortodossa di Moncalieri. L’arte lignea della Romania alle porte di Torino: il capolavoro inatteso lungo l'autostrada
Un campanile che svetta su corso Unità d'Italia, una struttura lignea che non usa chiodi e riprende le chiese del Maramureș tesoro Unesco, gli affreschi: avete mai visitato la chiesa dei Santi Quaranta Martiri di Sebaste?
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Torino, nella chiesa ortodossa di Moncalieri. L’arte lignea della Romania alle porte di Torino: il capolavoro inatteso lungo l'autostrada
di Paola StroppianaUn campanile che svetta su corso Unità d'Italia, una struttura lignea che non usa chiodi e riprende le chiese del Maramureș tesoro Unesco, gli affreschi: avete mai visitato la chiesa dei Santi Quaranta Martiri di Sebaste?
Chi percorre corso Unità d'Italia in uscita da Torino, poco dopo la rotonda Maroncelli, si imbatte in un'apparizione insolita: uno svettante campanile dall'aspetto gotico a coronamento di una chiesa interamente in legno; un profilo architettonico inusuale nel contesto urbano. È la chiesa ortodossa romena dei Santi Quaranta Martiri di Sebaste, in via Papa Giovanni XXIII a Moncalieri: il primo edificio di culto in Italia costruito integralmente secondo le tecniche delle chiese di legno del Maramureș, la regione della Romania del nord, ai confini con l'Ucraina, dichiarate dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Reaizzarla è stata un impresa iniziata il 22 febbraio 2014, sotto l'episcopato di monsignor Siluan, a capo della Diocesi Ortodossa Romena d'Italia.
Gallery: Nella chiesa rumena ortodossa di Moncalieri: un capolavoro di legno alle porte di Torino
Dentro la chiesa di legno di Corso Unità d'Italia
Ad accompagnarci nella visita è padre Marius Floricu, il parroco che dal 2012 ha voluto, seguito e finanziato l'intero complesso. Attorno alla chiesa, realizzata dal maestro Dorel Petrovan, padre Marius ha disegnato un piccolo, ordinatissimo microcosmo — spazi esterni curati, un giardino e un roseto rigoglioso, una cappella estiva anch'essa in legno, edifici per gli incontri della comunità e una biblioteca di duemila volumi. Per lui l'aspetto architettonico ed estetico non è solo un dettaglio di stile: è un elemento identitario che permette alla comunità romena, tra le più numerose del Piemonte e d'Italia, di ritrovare parte delle proprie radici culturali.
Tegole di legno essiccate
Le coperture esterne sono rivestite da migliaia di scandole — tegole di legno spaccate lungo la venatura, mai tagliate, ed essiccate naturalmente perché non si screpolino: un'arte affidata ai pochi «mastri d'ascia» rimasti. La struttura portante, in legno di abete e quercia, non è tenuta da un solo chiodo: tutto poggia su incastri a coda di rondine, mentre cunei di legno inseriti tra un asse e l’altro vengono rimossi nel tempo, mano a mano che il legno si assesta. Il campanile, slanciato e a guglia, richiama le antiche chiese di montagna del Maramureș, un tempo smontabili e trasportabili da un colle all'altro per ragioni di sicurezza. Il portale, in legno di quercia scolpito a mano ad altorilievo, riprende i motivi folcloristici a "dente di lupo" e una lunga catena scolpita, la "fune della vita", lungo tutta la superficie.
Interni spettacolari
Varcata la soglia — dove, come usuale nelle chiese ortodosse, non ci sono banchi e i fedeli restano in piedi per l'intera funzione — l'interno si rivela un mirabile esempio di horror vacui: pareti e soffitto, a carena di nave rovesciata, sono interamente rivestiti da pitture in stile naïf di tradizione settecentesca organizzate su registri sovrapposti: in basso i santi più antichi, sopra gli episodi della vita di Cristo, l'Ultima Cena e gli apostoli. Un candelabro in ferro battuto e le finestre strette, che lasciano filtrare una luce sobria, completano l'ambiente. Le pitture sono a firma di Mihaela Alieta Petrovan, della zona di Sighet, al confine con l'Ucraina: nella famiglia Petrovan lui costruisce le chiese, lei le decora. L'iconostasi che separa il presbiterio dall'aula — con una funzione analoga a quella del nartece nelle chiese cattoliche — è in legno di quercia massiccio scolpito a mano. Altra rarità: alcune icone sono dipinte su vetro, con la tecnica "a rovescio" tipica del Maramureș, tramandata oggi anche in un laboratorio di giovani della parrocchia. Sulla controfacciata, secondo un'antica usanza, compaiono i ritratti dello stesso padre Marius con la moglie Maria Cristina, in abito tradizionale, e del vescovo Siluan.
Un tesoro architettonico
La chiesa, di recente entrata a far parte del circuito «Open House Torino» dedicato alle particolarità architettoniche del territorio, è dedicata ai Quaranta Martiri di Sebaste, soldati romani della XII legione martirizzati in un lago ghiacciato in Armenia Minore intorno al 320 d.C. per essersi rifiutati di rinnegare la fede. Consacrato nel 2016 da monsignor Siluan, l'edificio ha assunto negli anni un ruolo di portata nazionale: il 7 e l'8 settembre scorsi la Diocesi Ortodossa Romena d'Italia l'ha scelta per l'ordinazione episcopale di padre Maxim Drăguț. «Questa chiesa è un ponte tra due culture», dice padre Marius. «In quasi trent'anni di sacerdozio, prima a Cuneo e poi qui, ho visto l'Italia accogliere bene la nostra gente: qui la comunità romena, e questa chiesa con lei, hanno trovato davvero una casa in cui riconoscersi.»
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12 settembre 2026 ( modifica il 12 settembre 2026 | 12:34)
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