I prìncipi? Sono ricomparsi
Corriere della Sera - Cultura

I prìncipi? Sono ricomparsi

Venerdì 11 settembre 2026
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Pubblichiamo in anteprima le prime pagine de «Il principe e i suoi eredi» di Peter Sloterdijk, in libreria dal 15 settembre per Raffaello Cortina (traduzione Stefano Vastano, pp. 232, euro 19). Il 21 giugno 2027 saranno 500 anni dalla scomparsa di Niccolò Machiavelli: alla luce del suo pensiero, il filosofo tedesco rilegge il presente: è tornato il tempo dei prìncipi. Il 20 settembre (ore 17) l'autore sarà ospite a Pordenonelegge.

Sabato 12 Settembre 2026

I prìncipi? Sono ricomparsi

Pubblichiamo in anteprima le prime pagine de «Il principe e i suoi eredi» di Peter Sloterdijk, in libreria dal 15 settembre per Raffaello Cortina (traduzione Stefano Vastano, pp. 232, euro 19). Il 21 giugno 2027 saranno 500 anni dalla scomparsa di Niccolò Machiavelli: alla luce del suo pensiero, il filosofo tedesco rilegge il presente: è tornato il tempo dei prìncipi. Il 20 settembre (ore 17) l'autore sarà ospite a Pordenonelegge.

di Peter Sloterdijk

Perché tornare a parlare del «Principe»? Tra le numerose questioni che dall’inizio del XXI secolo tormentano il pubblico contemporaneo in molti punti nevralgici e focali del mondo, nessuna sembra più facile da
affrontare di questa. I prìncipi, così si potrebbe pensare, sono ricomparsi in molti luoghi; alcuni sono già al potere, altri in ascesa e senza alcun bisogno di incoronazioni formali, ma sostenuti piuttosto – come nei tempi passati – dalla sottomissione e, in ogni caso, fin troppo consapevoli della debolezza dei loro avversari. Eppure, ogni semplicistica risposta alla questione si rivela, a ben vedere, come un ingresso in un labirinto di considerazioni scomodee ripugnanti. Il dato più evidente è l’esistenza di figure politiche come Vladimir Putin e Donald Trump. Il semplice fatto che entrambi siano temporaneamente presenti sulla scena mondiale simultaneamente è uno scandalo per tutti coloro che erano convinti che le società moderne
fossero sistemi in continua via di apprendimento, destinati quindi a lasciarsi prima o poi alle spalle l’età ancora immatura dell’imperialismo. 

Anche figure come Xi Jinping, Narendra Modi, Recep Tayyip Erdoğan e numerosi altri attori sulla ribalta della tirannia – recentemente ribattezzata in modo più elegante come “autocrazia” – hanno riacutizzato su vasta scala il timore che il mondo contemporaneo non sia realmente riuscito a superare la precedente soluzione monarchica, secondo cui il potere legittimo e il dominio della buona legge dovrebbero essere incarnati nella persona di un
singolo individuo
e nei suoi rappresentanti, che siano essi ministri o commissari. Si torna a parlare quindi di prìncipi, talvolta persino
di «re folli»,2 per comprensibili motivi, anche se piuttosto sconcertanti. L’ipotesi standard dei tempi moderni, secondo cui dopo i re dovrebbero subentrare, in normali condizioni «democratiche» o «repubblicane», i presidenti, i primi ministri o i segretari generali, è quantomeno difficile da conciliare con le esperienze del presente e con quelle dei due secoli trascorsi dal 1789.

Nei racconti più diffusi che trattano del passaggio dalla monarchia alla democrazia non pochi episodi vengono narrati, come si intuisce sempre più chiaramente, tramite l’espediente narrativo del cliffhanger,lasciandoci col fiato sospeso. Una volta che un re sia stato rovesciato, decapitato o esiliato, si scopre che nessuna legge di successione garantisce che chi ne prenderà il posto si accontenterà dei compiti e delle qualità di un primo ministro, di un presidente o di un cancelliere. Nel capitolo successivo, infatti, non è raro
che il nuovo capo di Stato altri non sia che un re travestito o riformato, e che come tale si comporti. Solo in casi relativamente rari il nuovo arrivato si è rivelato fin dal primo momento un presidente perfettamente adatto alla propria carica, un uomo disposto sin dai primi giorni a indossare gli abiti della quotidianità democratica.

È stata la Rivoluzione francese a far da modello per questo ironico svolgimento degli eventi. Ancora oggi non è possibile comprendere appieno la portata di ciò che accadde durante quei giorni memorabili, come ebbe modo di affermare l’ex premier cinese Zhou Enlai. Dalle tumultuose convulsioni che seguirono il 1789 emerse tuttavia un copione il cui schema poté essere compreso solo a posteriori. Un copione il cui titolo suonava: «Il principe e i suoi sosia». Tra i tragici, grandiosi eventi della storia francese vi è il fatto che Luigi xvi, ghigliottinato nel gennaio 1793, già nel 1795 ebbe un successore in un giovane generale corso, che per certi aspetti lo sostituì. Poco dopo, quest’uomo salì al rango di primo console, per poi assumere nel 1804 la dignità imperiale di impronta romana,un modello di sovranità ultra-regale fino ad allora sconosciuto in Francia. Il dramma napoleonico si rivelò dunque una storia post-monarchica ricca di «colpi di scena» e in
progressiva ascesa: un legittimo Borbone di modesta statura si ritrova, se non come «erede», almeno come collega un «grande uomo», ma di illegittima provenienza e di nome Napoleone Bonaparte; un evento per
il quale gli annali dell’umanità non ci forniscono alcun altro esempio. 
(© 2026 Raffaello Cortina)

Nell'immagine: Peter Sloterdijk (Karlsruhe, Germania, 1947).

Su «la Lettura» #772, in edicola solo domani e disponibile da oggi in anteprima nell'App, Mara Gergolet intervista il filosofo Peter Sloterdijk, in libreria dal 15 settembre con «Il principe e i suoi eredi» (traduzione di Stefano Vastano, Raffaello Cortina, pagine 232, euro 19).

11 settembre 2026 ( modifica il 11 settembre 2026 | 20:56)

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