«Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis: vittima o complice? L'Argentina è uno specchio spezzato
Il film segue un ex detenuto in una prigione nel 1977: tra incubi, deliri e un'insperata voglia di farcela ancora
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«Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis: vittima o complice? L'Argentina è uno specchio spezzato
di Sara D'AscenzoIl film segue un ex detenuto in una prigione nel 1977: tra incubi, deliri e un'insperata voglia di farcela ancora
Adriano Giannini in «Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis
«Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis
Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra (Adriano Giannini) torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. È un uomo distrutto, frammentato, fragile, quello che si decide dopo molte insistenze a valicare un confine inimmaginabile nella sua mente: quello che lo separa dall'Argentina e da ciò che lì è accaduto durante i suoi due anni e 46 giorni di prigionia. E subito capiamo il perché: rispetto alle altre vittime scampate alla morte, Mariano, detto «Tano», fa più fatica a elaborare, perché dai carcerieri era stato scelto come collaboratore e le violenze subite sono state più subliminali, più diffuse sottopelle. Bechis ce lo dice per gradi, svela il suo personaggio a poco a poco, distillando i soprusi subiti sotto forma di flashback, incubi, visioni di posizioni. Il cuore, il nucleo, è sempre la dittatura in Argentina. Ma rispetto a Garage Olimpo, il film di Bechis che raccontava la sua esperienza di prigioniero a vent'anni, qui tutto potrebbe essere anche riferito all'oggi, ai regimi che soffocano le libertà, a prigionie morali e materiali che appesantiscono i nostri animi. In una messa in scena misurata, alcuni flashback rischiano di apparire artefatti, ma sono ampiamente compensati da un'emozione che cresce, fino al finale non consolatorio ma liberatorio. E un bravo ad Adriano Giannini, che rende bene questo uomo scisso, annientato, mai più ripresosi da quel lettino e da quelle scosse elettriche.
Voto: 7,5. Lucido e analitico. Il ritratto del terrore delle dittature. Tutte le dittature.
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11 settembre 2026
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