Emma Bonino era una vera leader, per questo non era simpatica
Emma Bonino era una vera leader, per questo non era simpatica
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
Emma Bonino non era tra i miei politici più simpatici, trovo che fosse abbastanza sprezzante delle altre opinioni. È stata la più brava a tenere testa a Marco Panella. Lei aveva capito quale potesse essere la ragione della stima reciproca tra papa Francesco e la Bonino?
Marco Sostegni, Vinci
Caro Marco,
la capisco. Emma Bonino non era una persona simpatica. Era dura, a volte urticante. Intransigente ed esigente, con se stessa e con gli altri. Ma un leader politico non deve essere simpatico. Se lo è, meglio. Però un leader politico deve avere il coraggio di dire alla gente quello che la gente non vuole sentirsi dire. Emma Bonino aveva questa qualità. Se avessero davvero votato radicale tutti coloro che raccontano di averlo fatto, i radicali sarebbero stati il primo partito. Invece arrivarono all’8,5% una volta sola, alle Europee del 1999, sull’onda della campagna «Emma for president». Lei fu osteggiata, additata dagli avversari come strega, fanatica del femminismo e dell’aborto; e tanti rimasero indispettiti quando papa Bergoglio andò in carrozzina a trovare proprio lei, e non certi sepolcri imbiancati, e lei lo ricevette sulla sua, di carrozzina. In realtà aveva ragione quasi su tutto, compresa l’ultima battaglia: servirebbe più Europa, non meno Europa. Era piemontese di Bra, Carlin Petrini era suo compagno di liceo. Marco Pannella era il suo alter ego. Un giorno avevo appuntamento con lei per un’intervista alla sede radicale di via Torre Argentina, nel cuore di Roma, a un passo dal Pantheon; si presentò anche lui. Parevano due vecchi coniugi, si sorridevano, si cercavano con lo sguardo, si versavano il tè. Lei era molto preoccupata perché lui con l’ultimo digiuno aveva perso il liquido intercellulare. «Marco, ma come si interrompe un digiuno?». «Con un brodo denso al parmigiano». E lei: «Non dire cazzate, l’ultima volta ti ho preparato io mezzo chilo di spaghetti De Cecco!». Alle pareti c’erano le foto della storia dei radicali: Ernesto Rossi, le donne di Kabul, Enzo Tortora in manette, Antonio Russo ammazzato a Tbilisi, il volto smagrito dai digiuni di Adelaide Aglietta e Adele Faccio, le grandi vittorie ai referendum. Alla vigilia di quello sulla fecondazione assistita Emma era convinta di farcela: «Marco, tutti quelli che incontro mi dicono che vanno a votare!». E lui: «Emma, sono romani come me, lo dicono per farti contenta, stavolta perdiamo». Aveva ragione Pannella, anche se in realtà era abruzzese. Accanita difensore di Israele, la Bonino si era trasferita nel mondo arabo, invitata da un gruppo di tunisine a difendere una scrittrice dissidente. Aveva preso casa al Cairo, sull’isola in mezzo al Nilo, aveva imparato l’arabo, «lo leggo bene, lo capisco ma lo parlo ancora male». Ci ha lasciati ad appena 78 anni, ma pareva ci fosse da sempre. Addio Emma, persona seria, combattente vera. Come te sono rimasti in pochi. Quasi nessuno.
11 settembre 2026
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