Undici settembre, briciole di preziosa umanità
Quei piccoli particolari di civiltà che allora passarono inevitabilmente inosservati
Undici settembre, briciole di preziosa umanità
di Ferruccio de Bortoli | 11 settembre 2026Quei piccoli particolari di civiltà che allora passarono inevitabilmente inosservati
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Nel ricordare, con ancora le lacrime agli occhi, la tragedia delle Torri Gemelle, affiorano piccoli particolari di civiltà che allora passarono inevitabilmente inosservati o in secondo piano. Alcuni di questi, estremamente significativi, sono parte del libro di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi dal titolo Da Giuliani a Mandami, New York, 25 anni dopo l’11 settembre, edizioni Mind. Entrambi furono testimoni oculari della tragedia, anche perché il crollo delle due torri si portò via la loro casa, a Battery Park. Cometto scrisse la propria cronaca nell’edizione del 12 settembre del 2001 del Corriere ; Maggi fece il suo reportage su La Stampa. Nel loro libro i due giornalisti non smettono di essere grati alla città che ancora oggi li accoglie, al sistema di assistenza alle famiglie superstiti, all’efficienza dei soccorsi oltre che all’eroismo di tanti, tantissimi. Un dato che deve fare riflettere: sono ancora 145 mila i pazienti iscritti al World trade health center, di cui 57 mila affetti da tumore. Lo stesso sindaco di allora, Rudolph Giuliani, si ammalò respirando quei veleni. Che differenza di immagine rispetto al Giuliani screditato e fallito di oggi. Ma le vite vanno giudicate nella loro interezza.
Cometto e Maggi ricordano che il funzionario che accolse le loro richieste di sfollati della tragedia consegnò loro un foglio con alcune domande. Un questionario su se stesso. Eccole. È stato rispettoso? Ha spiegato bene lo scopo dell’intervista? Ti ha messo a tuo agio? È stato puntuale? Era vestito in modo ordinato? Simili attenzioni e premure, nel mezzo di una tragedia in cui le priorità erano certamente altre, potevano apparire superflue, eccessive. Ma, come scrivono gli autori «chi è vittima, e quindi in condizioni di fragilità, ha bisogno di sentirsi parte di una famiglia». Alla figlia Francesca fu dato un orsacchiotto di peluche. E un assegno di 350 dollari. «Abbiamo cercato di rifiutarlo spiegando che altri potevano averne bisogno. Ma hanno insistito. È il segno che gli americani vi vogliono bene, hanno spiegato». Oriana Fallaci, che viveva a New York e non era americana, raccontava quanto fosse importante sentirsi dire, all’aeroporto di ritorno dall’estero, Welcome home. Forse da allora sono passati più di venticinque anni.
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