Senza dubbi, andate sempre a destra
Corriere della Sera - Cultura

Senza dubbi, andate sempre a destra

Venerdì 11 settembre 2026
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I quattro voli, le cabine non blindate, le parole delle hostess: l’11 settembre sentito dalle torri di controllo

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Senza dubbi, andate sempre a destra

di Fortunato Cerlino

— Scusate.
— Dite.
— Sapreste indicarmi un posto... tranquillo?
— In che senso?
— Un posto dove potermi riposare nu poco. Magari leggere. Appaciarmi ‘e cervelle. Sono stanco. Sono stato dint’o burdello fino a mo. Mi serve un posto dove uno può risciatare, ritrovare se stesso.
— Ah! Vuje cercate ‘a pace.
— Diciamo di sì.
— Eh, ma la pace è ‘na cosa che va conquistata. In quel caso c’è solo una cosa da fare. Dovete andare sempre a destra.
— Sempre a destra?
— È facile. Vedete quella strada?
— Sì.
— La prendete e andate avanti per una cinquantina di metri. A un certo punto sulla sinistra vedete ‘o negozio ‘e nu bangladese. Uno di quelli dove vendono souvenir di Napoli. Pulcinella, corni, calamite, Maradona, San Gennaro. Tutta robba falsa fatta in Cina, in India, in Bangladesh. Questi vengono qua, vendono Napoli a noi napoletani e intanto i negozi nostri chiudono. Appena lo vedete, girate a destra.
— Va bene.
— Fate altri trenta, quaranta metri. Vi trovate davanti a un giardinetto. Una volta ci giocavano i nostri bambini. Mo ce stanno quelli là.

— Chi?
— ‘E nire. Africani. Gente accampata miezo ‘a via, senza arte né parte. Ce li hanno scaricati qua pieni di belle intenzioni, e mo ce li dobbiamo sciroppare noi. E poi si lamentano se uno ha paura a far uscire una figlia la sera.
— E lì?
— A destra.
— Ho capito.
— Poco dopo trovate la sede dell’Inps. Un palazzone grosso, brutto. Pure là girate a destra. L’Inps una volta teneva un senso. Uno lavorava quarant’anni e sapeva che alla fine teneva ‘na pensione. Mo lavorate fino a quando schiattate e manco sapete si ve danno qualcosa. Mio figlio tiene trentasei anni, tre contratti in cinque anni. E i contributi? Boh.
— Quindi svolto...
— A destra.
— Naturalmente.
— Dopo un poco trovate una banca. Non entrate.
— Non devo entrare.
— Manco per scherzo! Quelli vi spogliano vivo e nemmeno ve ne accorgete. Mia figlia è andata a chiedere un mutuo, ma siccome il suo contratto scade tra otto mesi, per loro non esiste. E se pure tenete qualche santo in paradiso e sto mutuo ve lo accordano, vi trasformate da un momento all’altro da cittadino libero a schiavo. ‘O strozzino abbascio ‘o vico mio pratica condizioni più umane. Almeno quello ve lo dice chiaro che vi rovina.
— E davanti alla banca?
— A destra. Fidatevi.
— Mi fido.
— Andate avanti e trovate la caserma dei carabinieri. Brava gente. Tengono pure loro famiglia. Ma che possono fare? Acchiappano uno e dopo due ore quello sta di nuovo fuori. Se gli mettono le manette troppo strette passano i guai loro. Se uno gli sputa in faccia devono stare attenti a come reagiscono. Se sparano sono assassini, se non sparano sono incapaci. E intanto ‘o delinquente tiene più diritti ‘e chi l’arresta.
— Immagino che anche lì...
— A destra. Poi trovate un vicolo con una bandiera della Palestina a un balcone. In mezzo uno striscione per l’Ucraina. Napoli è città compassionevole, si capisce. Peccato che per la maggior parte si tratta di gente che fino a ieri non sapeva manco dove stava Gaza o Kiev, e mo è pronta a spaccarvi la testa e incendiarvi l’auto se non aderite alla loro idea di pace. Armati di Martini e Caipirinha, questi grandi combattenti solcano il Mediterraneo su yacht e navi da crociera per sfidare gli israeliani! Al posto dei fucili tengono ‘e cannucce da cocktail cariche a ossa di olive. Quando poi tornano a casa con la coda fra le gambe e a spese nostre, trattano male l’ucraina che fa da badante ai genitori anziani che hanno abbandonato, e chiamano ‘a polizia se nu creaturo palestinese gli ruba ‘o portafoglio.
— A destra.
— State imparando.
— Pare di sì.
— Più avanti c’è un supermercato. L’olio, il caffè, la pasta, ormai pesano come l’oro. Comprate ‘na fesseria e vi partono minimo cinquanta euro. Di lato al supermercato ci sta una pompa di benzina. Voi state a piedi e non ne avete bisogno. E menomale, pecché per fare un pieno dovreste tornare alla banca di prima e aprire un mutuo.
— Quindi, a destra. Poi?
— Poi passate davanti a una scuola.
— Anche la scuola è pericolosa?
— Peggio. È inutile. A scuola oggi non possono bocciare, non possono mettere note, non possono dire niente perché gli insegnanti hanno paura degli alunni e dei loro genitori. Una volta uno usciva ignorante dalla scuola e almeno sapeva di essere ignorante. Mo esce ignorante e apre un canale YouTube. E se gli chiedi qual è la capitale degli Stati Uniti, ti rispondono New York. Se gli chiedi chi è l’attuale presidente della Repubblica, ti rispondono la Meloni.
— Destra?
— Destra. Dopo la scuola trovate l’ospedale.
— Devo entrare?
— E che siete pazzo? Se state bene, girate a destra e ringraziate ‘o Pateterno. Là se entrate alle nove ‘e matina capace che vi visitano quando già tenete bisogno dell’autopsia.
— Eh... mancano i medici.
— No, quelli ci stanno. Solo che se ne vanno in Svizzera, in Germania, in Inghilterra. E fanno bene. Uno studia dieci anni per farsi prendere a paccheri dal parente di un degente che aspetta da dodici ore?
— Quindi...
— A destra. E possibilmente in salute.
— E dopo?
— Dopo trovate una chiesa.
— Ecco... magari lì uno un po’ di pace la può trovare.
— Neanche per idea! Pure Dio ormai deve stare attento a quello che dice. Se parla troppo è integralista, se non parla è complice. E poi fuori alla chiesa, sulla scalinata, trovate quei poveracci che chiedono l’elemosina, la maggior parte ormai italiani. Dentro magari il prete vi parla degli ultimi, e voi uscite che vi sentite pure in colpa perché tenete ancora dieci euro in tasca per comprare il pane.
— Giro a destra.
— Esatto.
L’uomo tira fuori il telefono e valuta sulla mappa il percorso che gli è stato indicato.
— Aspettate un momento. Il percorso che mi avete consigliato... se faccio tutte queste svolte a destra, torno qui.
— Ma che state dicendo?
— È un percorso circolare che riporta indietro.
— Datemi ‘sto telefono.
L’altro osserva lo schermo per qualche secondo.
— Vabbè, ma è necessario.
— Ma io non voglio tornare indietro, ho già visto tutto quello che mi sono lasciato alle spalle. Mo, vorrei andare avanti.
— E allora facite comme vulite vuje!
— Non vi arrabbiate.
— Andate a sinistra, se siete più contento!
— Posso?
— Chi ve lo impedisce? Tanto, comunque qua vi ritrovate.
— E allora? Che faccio?
L’altro ci pensa un po’ su.
— Si è fatto tardi. Ormai sta scurando notte. In fin dei conti, destra o sinistra cambia poco... ce volessimo piglià nu cafè? Offro io.
— E pigliamoci sto caffè.

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