Nu Genea, doppio live a Napoli: «Noi, fuggiti da Ibiza. Il nostro segreto? L'imperfezione»
È il duo italiano più richiesto all’estero e ha firmato tormentoni come «Marechià» e «Sciallà». Dopo aver conquistato pubblico e critica, i napoletani Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano a casa, sul palco dell’Arena Flegrea
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Nu Genea, doppio live a Napoli: «Noi, fuggiti da Ibiza. Il nostro segreto? L'imperfezione»
di Giuliano Delli PaoliÈ il duo italiano più richiesto all’estero e ha firmato tormentoni come «Marechià» e «Sciallà». Dopo aver conquistato pubblico e critica, i napoletani Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano a casa, sul palco dell’Arena Flegrea
È il duo italiano più richiesto all’estero. Dopo aver conquistato pubblico e critica con il nuovo album, «People of the Moon», e un tour che li ha portati sui palchi di tutta Europa, i polistrumentisti napoletani Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, in arte Nu Genea, tornano finalmente a casa. Stasera e domani sera, sul palco dell’Arena Flegrea, i due polistrumentisti celebreranno insieme al loro pubblico una storia che parte da Napoli e che, negli ultimi anni, è riuscita a conquistare il mondo grazie a un sound capace di fondere folklore partenopeo, tribalismo mediterraneo e la dance music più raffinata. Due concerti attesissimi in città (e non solo), con ospiti la cantautrice spagnola María José Llergo, il compositore napoletano Luigi Scialdone, e Cosimo, il padre di Massimo, protagonista dei video dei tormentoni «Marechià» e «Sciallà».
Che effetto vi fa ascoltare le vostre canzoni ovunque?
«Sull’argomento ci teniamo a precisare che siamo degli sfigati clamorosi».
In che senso?
«Perché non riusciamo mai ad andare in posti dove in quel momento passano le nostre canzoni, ci dicono sempre: “Cinque minuti fa l’abbiamo suonata”, oppure “Cinque minuti fa ho sentito il vostro brano”. Arriviamo sempre in ritardo, è una maledizione!».
Eppure Sciallà è stato uno dei tormentoni dell’estate, e tra i brani più virali sui social.
«Ecco, appunto! Ultimamente, però, una nostra amica ci ha fatto sentire una versione pronta per il Giglio di Nola, che gli organizzatori vorrebbero proporre alla prossima festa di piazza. Quindi andremo lì per ascoltarci e sfatare finalmente questa maledizione».
Quale parte di voi, invece, riconoscete di più nelle vostre canzoni? «Sicuramente una parte più semplice, senza troppe sovrastrutture. Durante la nostra crescita, poi, ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti un po’ distanti dalla nostra vera indole. Così abbiamo iniziato un percorso in cui abbiamo deciso che volevamo essere veramente noi stessi. E Nu Genea è proprio il progetto in cui riusciamo a esprimere questa parte di noi. La cosa bella è che sentiamo molto vicino anche il nostro pubblico, non solo musicalmente ma proprio come persone. Noi vorremmo andare tutti i giorni in pista a fare amicizia con i nostri fan: è una delle cose di cui siamo più orgogliosi».
Prima di Nu Genea avete avuto successo nel mondo della techno. Cosa vi ha spinto ad allontanarvi da quella scena?
«E’ un genere che ci piace ancora. Però quel mondo, fatto di Ibiza, console e backstage, a un certo punto ci ha portato a prendere le distanze perché non lo sentivamo più vicino a noi. E solo come Nu Genea abbiamo trovato un modo di fare musica che ci rappresenta davvero».
Tra i due, chi è il più pignolo?
«Sicuramente io (Massimo, ndr). Siamo però entrambi pignoli, ma io lo sono all’eccesso. Lucio mi compensa perché è pignolo al punto giusto. Mentre io tendo a tornare mille volte sui brani: cambio una cosa, ci ripenso, la ricambio. Lui invece riesce più facilmente ad accettare il destino di una canzone. Alla fine funziona proprio perché ci compensiamo: io curo il dettaglio, lui mi ricorda quando è il momento di lasciarlo andare. Anche se, ogni tanto, mi impongo e si esagera!».
Oggi tutti i musicisti pop inseguono il suono perfetto: voi da che parte state?
«Decisamente dalla parte dell’imperfezione. Anche nelle nuove canzoni ci siamo lasciati andare di più».
Per esempio? «Nel brano Onenon con Tom Misch avevamo quasi finito tutto, poi abbiamo pensato di aggiungere una parte cantata da noi in cui intoniamo “domani” in diverse lingue, ma non essendo cantanti, avevamo paura che Tom ci dicesse di toglierla».
E invece?
«Ci ha detto: “Ragazzi, top! Lasciate la vostra, è divertente. Non c’è neanche bisogno che la rifaccia io”. E così è rimasta. A quanto pare, aggiungere qualcosa di imperfetto funziona sempre. Anche se si tratta solo un paio di parole cantate da noi, per rendere una canzone ancora più nostra. E’ un po’ il segreto della nostra ricetta da sempre».
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11 settembre 2026
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