I piani cambiano
Le prime pagine di «Notte nera» di Pilar Quintana (traduzione di Elisa Tramontin, La Tartaruga), su una donna che nella selva dove vive, alla partenza del marito, deve imparare a difendersi. L'autrice colombiana è oggi, venerdì 11 (ore 18), al Festivaletteratura di Mantova
VENERDì 11 SETTEMBRE
I piani cambiano
Le prime pagine di «Notte nera» di Pilar Quintana (traduzione di Elisa Tramontin, La Tartaruga), su una donna che nella selva dove vive, alla partenza del marito, deve imparare a difendersi. L'autrice colombiana è oggi, venerdì 11 (ore 18), al Festivaletteratura di Mantova
di PILAR QUINTANALa folla vibra sul molo e tutti bruciano nella calura senza vento, i passeggeri, gli accompagnatori, i curiosi, i bambini, liberi come trottole nel giorno di festa, un poliziotto, l’ispettrice e i facchini, che passano in fila a torso nudo e con le spalle cariche di pesi.
Il molo è di legno, malfermo e deteriorato. Per questo la nave non si avvicina e ormeggia in mezzo al canale, da questo lato delle isole. Vi si arriva con canoe o lance che vanno, vengono e ci girano attorno, come formiche su una caramella gigante.È una nave vecchia, ritinteggiata di bianco, con strisce blu e le lettere del nome rosse. Si chiama Don Pascual e in alcuni punti ha chiazze di ruggine e la lamiera ammaccata.
Gene ha lo zaino in spalla, pronto a imbarcarsi, guarda Rosa come se volesse risucchiarla.
«Io lascerò messaggio per te in negozio quando io arriva,» promette nella sua parlata sbilenca.
I suoi occhi azzurri sono più trasparenti che mai sotto l’invincibile sole del pomeriggio e lungo le basette gli scende un rivolo di sudore.
«Ti prego,» implora lei.
Lui accenna un sorriso, le passa un dito affettuoso sulla guancia e la bacia.
Lei sente l’amore in quei gesti e, mentre lui sale sulla canoa, la fitta del dolore. È la prima volta che si separano.La prima dal giorno in cui si sono conosciuti e hanno cominciato ad andare a letto insieme. Tra loro è successo tutto molto velocemente. Sembrate una gomma da masticare, diceva la
migliore amica di Rosa. Come la melassa, era il paragone che usava sua madre.
Gene arriva alla nave e Rosa, scossa dalle emozioni dei saluti, è assalita da un sospetto, non saprebbe ancora dire di che genere, un sospetto senza nome che si spande come una macchia d’inchiostro su un foglio di carta immacolato.
Il molo si svuota via via che la nave si allontana e lei resta da sola sul bordo. Il mare è tranquillo come un bambino che dorme e con la superficie argentata per i riflessi del sole. La nave sembra avanzare su una gigantesca autostrada e le isole le appaiono come tre oggetti buttati via talmente tanto tempo fa che ci è cresciuta sopra la vegetazione.
Malgrado la distanza, riesce a distinguere Gene dagli altri passeggeri sul ponte. È l’unico bianco e ha i capelli biondi.È appoggiato con le braccia al parapetto e si gode la vista del mare e la brezza creata dal movimento.
Avevano sempre pensato, ancor prima di partire per la foresta, che avrebbero fatto questo viaggio insieme. I piani cominciarono a precipitare quando una tempesta divelse il tetto di lamiera una settimana dopo che l’avevano messo. L’avevano comprato di quel materiale perché era a buon mercato senza sapere che non avrebbe retto le condizioni meteorologiche della scogliera.
Toccò scendere al porto a comprarne un altro, di amianto, che era più pesante, resistente e costoso. Dovettero pure pagare il trasporto su un’apposita barca e la giornata dei facchini che lo caricarono al porto, lo scaricarono in paese e lo portarono su per la scogliera.
Sforarono il budget e la notte, nella tenda in cui alloggiavano mentre costruivano, lei gli disse che sarebbe dovuto andare da solo. Dove?, chiese lui senza capire di che parlasse. Al consolato, non possiamo spendere tutti quei soldi. Perentorio, lui disse di no, per nulla al mondo sarebbe partito senza di lei,i soldi non importanti, noi appartiene insieme, e per un po’ la questione si chiuse lì.
Misero il tetto nuovo, entrarono in casa e cominciarono a cercare una persona affidabile che se ne occupasse mentre loro non c’erano. Il negoziante suggerì un giovane che lavorava nella cooperativa di pescatori e rimasero intesi che gli avrebbero parlato il pomeriggio della domenica successiva. (© 2026 La Tartaruga)
Nell'immagine: Pilar Quintana (Cali, Colombia, 1972).
Su «la Lettura» #771, disponibile in questa App, l'intervista di Alessandra Coppola alla scrittrice colombiana Pilar Quintana di cui oggi, 11 settembre, arriva in libreria il romanzo «Notte nera» (traduzione di Elisa Tramontin, La Tartaruga, Pagine 222, euro 20).
10 settembre 2026 ( modifica il 10 settembre 2026 | 20:29)
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