«Un peu avant minuit» di Nicolas Pariser: la verbosità dei parigini disillusi e un film che si avvita su sé stesso
Alla soglia dei 50 anni Léo vuol far quadrare i conti sentimentali. Ne esce una pellicola noiosa e che si trascina per due ore
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«Un peu avant minuit» di Nicolas Pariser: la verbosità dei parigini disillusi e un film che si avvita su sé stesso
di Sara D'AscenzoAlla soglia dei 50 anni Léo vuol far quadrare i conti sentimentali. Ne esce una pellicola noiosa e che si trascina per due ore
Chiara Mastroianni e Melvil Poupaud
«Un peu avant minuit» di Nicolas Pariser
Il quasi cinquantenne parigino Léo fa i conti con i propri amori passati nei giorni che precedono il funerale del padre, in Italia. È una Parigi scossa dagli scontri nelle banlieue dove alla Polizia vengono dati poteri straordinari e la figlia adolescente di Léo, contrariamente al padre, ha bene le idee chiare su cosa fare e da che parte stare. Il papà invece è il classico cinquantenne di questi tempi (reso in maniera monocorde da Melvil Poupaud) con mille incertezze, e con l'attitudine a lasciarsi vivere. La scelta del regista è quella di rendere il film una lunga passeggiata nella propria autocoscienza: conversazione di cinque minuti con la figlia, cinque minuti con l'ex amante, cinque minuti con la sorella che non aveva mai conosciuto (Chiara Mastroianni, che nella vita era stata anche la sua fidanzata). Insomma, tanta verbosità e in mezzo una parte totalmente insensata sulla serie tv dedicata alla sua impresa editoriale giovanile. Dalla Francia accettiamo tutto, ma sorbirsi due ore di chiacchiere sul nulla è fuori discussione. Si salva solo il dialogo con l'ex ragazza quando lei, pesandolo, lo guarda e gli dici: «Ho capito subito che volevi fare una conversazione pesante sul passato». Tanto basta.
Voto: 5,5. Noioso e verboso, un filmetto esile con una parte italiana come al solito superficiale e stereotipata.
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10 settembre 2026
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