Tasse, parola proibita nella destra Usa
Da decenni cerca consensi con generosi sconti sul prelievo tributario, in teoria compensati da cali della spesa pubblica. Solo in teoria, visto che anche con Ronald Reagan, presidente dello «Stato minimo», il debito pubblico federale triplicò
Tasse, parola proibita nella destra Usa
Massimo Gaggi | 10 settembre 2026Da decenni cerca consensi con generosi sconti sul prelievo tributario, in teoria compensati da cali della spesa pubblica. Solo in teoria, visto che anche con Ronald Reagan, presidente dello «Stato minimo», il debito pubblico federale triplicò
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Non bastavano la guerra contro l’Iran, la benzina alle stelle, i salari erosi da un carrello della spesa sempre più costoso mentre Trump costruisce sale da ballo e archi di trionfo: ora sulla campagna elettorale dei repubblicani piomba anche lo spettro di un aumento delle tasse.
Da decenni la destra Usa cerca consensi con generosi sconti sul prelievo tributario, in teoria compensati da cali della spesa pubblica. Solo in teoria, visto che anche con Ronald Reagan, presidente dello «Stato minimo», il debito pubblico federale triplicò. La crescita dell’indebitamento è proseguita in modo prorompente per decenni, fino agli attuali 40 mila miliardi di dollari che pesano sulle spalle del Tesoro, ma in casa repubblicana nessuno ha mai pensato ad aumentare le tasse: una scelta ritenuta mortale sul piano elettorale, normalmente attribuita ai democratici. Anzi, è continuata la concessione di sgravi e sconti sulle aliquote.
Poiché nemmeno i presidenti democratici hanno tappato i buchi (anzi Obama e Biden, hanno speso anche loro di più per contrastare gli effetti recessivi del crollo finanziario del 2008 e della pandemia del 2020), il debito Usa, ulteriormente alimentato da Trump, ha raggiunto livelli da allarme rosso: mercati finanziari mondiali in fibrillazione e denaro più caro. Ma i politici repubblicani che hanno rotto il tabù e ora ipotizzano un aumento delle tasse, soprattutto quelle sul lavoro che finanziano la previdenza, guardano ad altro: il prossimo esaurimento dei fondi della Social Security, le pensioni pubbliche americane. Se non si fa nulla, il fondo andrà in bancarotta nel 2032 con conseguenti, drastici tagli degli assegni previdenziali.
Grover Norquist, capo della lobby anti tasse, avverte: toccare i tributi è come toccare i fili dell’alta tensione. Ma già diversi deputati e senatori conservatori di rango sono scesi in campo sostenendo che il crollo del sistema previdenziale avrebbe conseguenze politiche ancor più catastrofiche.
E Trump? Non vuole sentir parlare di più imposte né di taglio delle pensioni. Anzi ora promette di donare 5 mila dollari a tutti gli americani adulti, se vincerà le elezioni di mid term: il 2032 non è un suo problema.
10 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Massimo GaggiTasse, parola proibita nella destra Usa
Giovedì 10 settembre 2026 di Mario MontiIl grande equivoco sull'Europa
Mercoledì 9 settembre 2026 di Guido Corso *«Una legge contro l'antisemitismo»
Mercoledì 9 settembre 2026 di Paolo FallaiCaos, dall’abisso la storia eterna di un equivoco
Mercoledì 9 settembre 2026 di Gerardo VillanacciIl curriculum non è la misura di quanto vale un voto
Mercoledì 9 settembre 2026 di Danilo TainoUn meeting a tre. Speriamo di no
Mercoledì 9 settembre 2026 LEGGI TUTTILe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti