«Naza» di Yuval Abraham e Rachel Szor: Israele e il massacro di Gaza. Dove può spingere l'odio
I due registi israeliani interrogano le ragioni dell'odio senza compiacimenti. La realtà viene offerta nella sua forma più rigorosa e dunque orrenda
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«Naza» di Yuval Abraham e Rachel Szor: Israele e il massacro di Gaza. Dove può spingere l'odio
di Sara D'AscenzoI due registi israeliani interrogano le ragioni dell'odio senza compiacimenti. La realtà viene offerta nella sua forma più rigorosa e dunque orrenda
Una scena del documentario «Naza». Sullo sfondo la città di Tel Aviv
«Naza» di Yuval Abraham e Rachel Szor
Per tre anni i due registi del documentario Naza hanno ripreso sui tetti di Tel Aviv fonti confidenziali dell'Idf, le forze di difesa israeliane. Una parte delle rivelazioni offerte dai militari israeliani sulla volontà deliberata di eliminare il popolo palestinese dopo li 7 Ottobre, sono già uscite sul Guardian, dal team investigativo che ha fatto emergere le voci di chi dice cose atroci come se parlasse del più e del meno. Ma un conto è leggerle, un conto è ascoltare il suono di una voce umana dire cose come: «Ci sono state 500 Naza, succede», «Dopo l'attacco siamo andati a bere, «Ci divertiamo un sacco», «Ora capisco l'odio che ha portato i nazisti a fare ciò che hanno fatto». Perché davvero in questo documentario, a fare la differenza con le immagini che si possono seguire tutti i giorni sui sociali (più che nei media tradizionali) sono proprio le voci, le parole. Come quelle del premier Benjamin Netanyahu, ripreso in un'intervista del 1986 quando descrive i terroristi con parole che creano inevitabilmente un cortocircuito quasi comico con Israele oggi.
Sullo sfondo per quasi tutto il film (80 minuti) non scorrono le immagini di Gaza di cui si parla per tutto il tempo, ma di quelle di Tel Aviv, dove le case hanno un aspetto salubre, la vita vi scorre senza evidenti fratture, le luci restano accese e solo a volte ci sono luci o boati più forti che annunciano una bomba. Solo negli ultimi cinque minuti si è scelto di vedere Gaza nel periodo di ottobre-novembre 2023, e bastano come se fossero ore, anni, millenni. Un padre che cerca i figli e poi si dispera tra le macerie di un mondo che è il nostro, di un'umanità che si fa fatica a riconoscere. Produce Jonathan Glazer, il regista di La zona d'interesse. E non è un caso.
Voto: 8. Pulizia formale, rigore giornalistico, eppure non è freddo, ma coinvolge. Da vedere e far vedere.
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10 settembre 2026
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