Moroder, convegno di 3 giorni dedicato al compositore: relatori da tutto il mondo per analizzare un fenomeno mondiale. Le hit e la profezia a David Bowie: «Ho sentito la musica del futuro»
L'appuntamento al campus universitario di Bressanone e Bolzano.«La sua è sempre stata una personalità schiva, nascosta dietro occhiali da sole e baffi; sempre dietro le quinte anche quando i suoi brani erano cantati da tutti»
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Moroder, convegno di 3 giorni dedicato al compositore: relatori da tutto il mondo per analizzare un fenomeno mondiale. Le hit e la profezia a David Bowie: «Ho sentito la musica del futuro»
di Roberto BrumatL'appuntamento al campus universitario di Bressanone e Bolzano.«La sua è sempre stata una personalità schiva, nascosta dietro occhiali da sole e baffi; sempre dietro le quinte anche quando i suoi brani erano cantati da tutti»
Dire Moroder equivale a ricordare le colonne sonore di «Flashdance», «Fuga di mezzanotte», «American gigolò», «Top Gun», «Scarface», «La storia infinita», la musica per le Olimpiadi di Los Angeles, Seul e tanti successi internazionali degli ultimi 50 anni usciti dalla testa e dal cuore di questo geniale compositore gardesano. Imperdibile quindi per gli appassionati, l'appuntamento al campus universitario di Bressanone – facoltà di Scienze della formazione – e Bolzano dal 10 al 12 settembre per la conferenza internazionale «Everybody calls me Giorgio: Moroder tra media, arte e comunicazione» che Carlo Nardi, docente di Educazione musicale e Sociologia della cultura all’Università di Bolzano, ha organizzato assieme alla sezione italiana di Iaspm, associazione che studia la popular music.
Il ladino in famiglia
Gli incontri aperti a tutti (previa registrazione) vertono sulla figura del celebre compositore e produttore discografico di Ortisei, che negli anni ’70 si proiettò nell’universo della disco music, dell’elettronica e delle colonne sonore che gli diedero fama e statuette Oscar, Golden Globe, Grammy Award e Donatello. Come ci spiega il professor Nardi «a questo progetto lavoriamo da tre anni per dargli basi scientifiche. Cercavamo le personalità giuste per affrontare un’investigazione su diversi aspetti che attengono ai diversi aspetti del fenomeno Moroder: musica popolare, evoluzione dell’industria culturale, anche migrazione culturale. La mia ricerca in particolare verte sullo stretto legame che lui ha conservato col mondo ladino in cui è nato nel 1940 (da una modesta famiglia) e di cui ha conservato traccia ad esempio nella consuetudine di parlare ladino in famiglia e nella cultura che sopravvive nel suo privato. La sua è sempre stata una personalità schiva, nascosta dietro occhiali da sole e baffi; sempre dietro le quinte anche quando i suoi brani erano cantati da tutti e lui era capace di anticipare i fenomeni musicali altrui».
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I relatori
Rimase celebre la frase che Brian Eno disse a David Bowie nello studio di registrazione di Berlino: «Ho sentito il suono del futuro». Si riferiva al brano «I Feel Love» di Donna Summer, scritto da Giorgio Moroder. Della conferenza saranno relatori: Ewa Mazierska dell’Università di Lancashire, Tavia Nyong’o (Yale University), Paul Harkins (Università Napier Edimburgo), Julin Lee (Hochschule für Musik und Theater di Monaco), Maria Perevedentseva dell’Università di Salford.
«Un innovatore»
«Lui è sempre stato un innovatore – prosegue il musicologo trentino – a partire da quando nel ’71 a Monaco, da un compositore si fece prestare un Moog (il sintetizzatore elettronico ancora mai visto in giro) con cui compose “Son of my father”. La sua formazione musicale è avvenuta grazie a Radio Luxembourg e agli anni di gavetta nei locali europei. Però non sarebbe giusto demonizzare le scarse aperture musicali sud tirolesi del dopoguerra. Mi piace dire che se Ortisei avesse offerto più gratificazioni a un giovane appassionato di musica pop, forse Moroder non se ne sarebbe andato a 19 anni e qualcun altro al posto suo sarebbe diventato il padrino della techno».
10 settembre 2026 ( modifica il 10 settembre 2026 | 16:56)
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