Energia, il senso perduto del risparmio
Le numerose e poco efficaci misure governative sul taglio delle accise hanno avuto due effetti collaterali non trascurabili
Energia, il senso perduto del risparmio
di Ferruccio de Bortoli | 10 settembre 2026Le numerose e poco efficaci misure governative sul taglio delle accise hanno avuto due effetti collaterali non trascurabili
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La proroga del taglio delle accise sul gasolio, attesa per oggi, è l’esempio perfetto di un atto di governo dovuto, per certi versi preterintenzionale, della cui sostanziale inutilità sono tutti convinti.
Si teme più il costo politico della resa al mercato del costo finanziario di coprire la misura (in parte grazie anche all’aumento degli incassi dell’Iva). Quei diciassette centesimi di sconto si sono diluiti nella marea incontrollabile degli aumenti (e della scandalosa speculazione di una filiera distributiva poco trasparente).
Oggi il petrolio è di nuovo intorno, se non sopra, ai 100 dollari. Il taglio delle accise è stato un palliativo al balzo dell’inflazione da prodotti energetici. Uguale per tutti. E di conseguenza ingiusto. D’ora in avanti si tratterà di trovare formule in grado di sostenere le spese delle parti più deboli o maggiormente esposte nel produrre beni e servizi della società. Ed è ragionevole, oltre che giusto.
Le misure governative (sono ormai quindici), che hanno tentato, riuscendovi assai poco, di alleviare le spese degli italiani, hanno avuto due non trascurabili effetti collaterali. Si è sostenuto, con denaro pubblico, l’uso di fonti fossili. Cioè, si è fatto per necessità, e non si poteva fare altrimenti, l’esatto opposto di quello che richiede la transizione energetica, ovvero scoraggiare i carburanti più inquinanti. In secondo luogo si è un po’ perduta per strada la virtù del risparmio. Se passa l’idea che ogni aumento di prezzo possa essere, anche in parte, sterilizzato dallo Stato (e perché solo il gasolio?) vengono meno l’urgenza e la spinta civica a ridurre i consumi, a risparmiare.
Nella crisi degli anni Settanta, quando i consumi petroliferi incidevano molto più di oggi sulle attività produttive, l’Italia scoprì quanto fossero ampi i margini di efficienza nell’impiego più avveduto e consapevole delle fonti energetiche. Anzi, riuscì meglio di altri Paesi, a sviluppare una sua filiera tecnologica del risparmio energetico. Uno spazio di crescita e di opportunità di lavoro e reddito che esiste, a maggior ragione, anche oggi. Ma occorre un pieno di intelligente parsimonia. Un rifornimento che non dipende da altri ma solo da noi stessi.
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